NON CREDERCI QUANDO TI DICONO CHE MORIRAI FRA DUE ANNI!

Scritto da Ascania Baldasseroni il . Pubblicato in LE STORIE DI ASCANIA.

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La vita di Stephen Hawking, il fisico, matematico e cosmologo britannico più famoso del mondo, è una sfida vivente al calcolo delle probabilità. I “Buchi Neri” grazie a lui hanno smesso di essere un’ipotesi fantasiosa e le sue teorie, sempre al limite fra cosmologia e religione, lo hanno reso uno dei più celebri fisici viventi. A ventuno anni nel 1963, quando era all’Università di Cambridge, dopo una brutta caduta gli fu diagnosticata una grave forma di atrofia muscolare progressiva, la Sla, e la diagnosi si chiudeva con la sentenza: “Avrai forse solo due anni di vita”.

La sua disperazione durò solo due giorni; il terzo giorno, con la sua fidanzata, cominciò a reagire e non si perse d’animo: “Tutto cambia quando hai di fronte la possibilità della morte, realizzi in un attimo tutte le cose che vuoi fare e che non puoi più permetterti di perdere tempo”. Infatti si sposa, mette al mondo tre figli, scopre la teoria dei Buchi Neri, diventa celebre, in tutto il mondo. E gli anni passano, due, tre, venti e Stephen Hawking dalla sua sedia a rotelle compie sfide esaltanti, sia nel campo della scienza che in quello dell’umanità.
Per i suoi 60 anni Stephen ha sorvolato Cambridge in mongolfiera, per i suoi 65 è diventato il primo quadriplegico a sperimentare per otto volte, alla Nasa, l’assenza della gravità. Per i suoi settanta anni è stato invitato a partecipare ad un volo nello spazio. I suoi colleghi hanno detto: “Hawking ha fatto quanto nessun altro, dopo Einstein, per ampliare la nostra conoscenza della gravità, dello spazio e del tempo. Hawking è arrivato ad ipotizzare l’esistenza degli universi multipli e paralleli. Forse per questo non ha ancora vinto il premio Nobel, perché non si può verificare.
Prima di ammalarsi, Stephen Hawking era un ragazzo pigro, disordinatissimo, molto svogliato, aveva addirittura imparato a leggere solo quando aveva otto anni. Era la disperazione degli insegnanti e dei suoi genitori. Ma quando si ammalò, la sua vita cambiò da un giorno all’altro con l’aiuto della sua fidanzata e poi moglie, Jane. Hawking, cercò d’ignorare la sua malattia, ma la degenerazione muscolare lo ridusse a puro cervello, infatti doveva essere aiutato in tutto, non aveva più voce e comunicava solo attraverso un computer. Questo non gli impedì di divorziare, d’innamorarsi della sua infermiera, di avere numerose scappatelle.
Hawking dice: “Per il mio cervello matematico i numeri da soli fanno pensare che è perfettamente razionale l’esistenza di Alieni, ma sarebbe meglio evitarli, il contatto con extraterrestri potrebbe essere disastroso!”. Dice anche: “L’Universo non ha avuto bisogno di un creatore” suscitando con questa affermazione un vero pandemonio. “La legge di gravità porterebbe alla formazione continua dell’Universo che può continuare a crearsi da sé, dal niente, ma questa è un’opinione. Stephen Hawking, testimone vivente, oggi 73enne, dalla sua sedia a rotelle, senza voce, attraverso il suo computer, aggiunge: “L’unica cosa certa, oggi, è la SPERANZA”.

Ascania Baldasseroni
20 gennaio 2015