LA BELLEZZA NELLA MIA VITA
Nella mia vita ho amato moltissimo il viaggio. Ho cominciato a viaggiare piccolissima con mia madre che amava la Spagna e mi portava in primavera in Andalusia. Camminavamo insieme nei vicoli stretti, visitavamo i palazzi moreschi, ascoltavamo la musica delle fontane e dei giochi d’acqua. Erano sensazioni bellissime anche se culturalmente facevo una grande confusione fra i giardini di Granada e quelli di Siviglia, fra la cattedrale di Cordova e la chiesa dei tre Giovanni a Valencia. I luoghi che visitavamo non erano mai del tutto sconosciuti, anche se li vedevo per la prima volta, ne avevo letto, me ne aveva parlato la mamma o qualcuno me li aveva spiegati.
Ma ho viaggiato anche nella mia città, Firenze, e tutto è cominciato con una grande nevicata, tanti tanti anni fa. A Firenze d’inverno fa un gran freddo ma non nevica mai. Quell’anno il cielo si fece bianco e tutto gelò. Gelarono gli ulivi nelle campagne, le fontane sputavano ghiaccio e in Piazza della Signoria “il Biancone” divenne ancora più bianco, tutto coperto di ghiaccio e incrostato di neve. L’acqua della fontana era una lama di ghiaccio, avrei potuto pattinarci, ma naturalmente era proibito. Mia madre mi dette una vecchia macchina fotografica e ancora oggi guardo quei ricami di ghiaccio e rivivo quell’emozione straordinaria.
Dopo, i viaggi si sono susseguiti, mari del nord e anche del sud, terre lontane e anche deserti, traversate in mare con mio marito per raggiungere la piccola isola greca. Chiudo gli occhi e rivivo tutte le emozioni. La voglia di viaggiare ancora oggi è la stessa, ma ho appena saputo che, date le condizioni del mio cuore malandato sarà meglio evitarlo. Il mio cuore non può sopportare altri viaggi. Chiudo gli occhi e vedo il cielo al tramonto sulla piccola isola greca, è viola mentre il mare è rosa cupo, le barche ritornano in porto e tutto si fa tenero e sempre più scuro. Rivivo quest’emozione dentro di me, ho voglia di piangere. Quest’emozione racchiude la parola bellezza che sarà la mia vita.
Anche se viaggerò intorno alla mia casa, anche se non potrò più prendere aerei, dovrò costruirmi la capacità di cogliere la delicatezza e la fragilità dell’essere e, attraverso questa, riuscire ad apprezzare ogni più piccolo dettaglio della vita che vive intorno a me. Il mio viaggio sarà guardare intorno, guarderò i bambini che si azzuffano giocando nel cortile, osserverò la coppia che si becchetta ogni momento al piano di sotto. Mi concentrerò sulle signore della mia età che passano ore a farsi belle con l’illusione di riuscirci. Le loro storie, le loro solitudini sono simili alle mie, e quei momenti sono così simili ai miei che ci uniranno più delle parole.
Quando andrò in aeroporto a prendere i nipotini, osserverò la gente che arriva, le facce che s’illuminano, i bronci tirati delle managers che rientrano in famiglia. Ecco io li osserverò e quello sarà il mio viaggio, perché sono convinta che nelle persone conviva l’emozione, la bellezza, la scoperta, un qualcosa che quando guardo non mi appartiene e non posso possedere. Qualcosa di così fragile che se mi intromettessi potrebbe frantumarsi. Questa sarà la mia nuova emozione, la bellezza che scoprirò nella mia nuova vita, un’emozione delicata, profonda, fragile che non potrò, pur cercando, mai tenere fra le mani.
Ascania Baldasseroni
21 luglio 2015