Melodie inaspettate
Mi è capitato, camminando nel centro di Roma, di imbattermi in una coppia over che cantava, con toni contenuti, una melodia, mentre mano nella mano attraversava le strade romane. La coppia era straniera e probabilmente non era neanche un caso che lo fosse, perché oggi mi sembra non capiti di incontrare over italiani che si lascino andare a simili performance. Gli over italiani sono più inibiti o meno spensierati degli stranieri? Sicuramente, essere in vacanza può aiutare a essere più inclini a esternazioni di questo tipo, ma la considerazione più realistica penso riguardi una mancanza di leggerezza, che andrebbe recuperata di là dalle preoccupazioni da affrontare quotidianamente. Un pensiero musicale che si traduce in un accenno vocale, può essere indicatore di una ricerca di sospensione dei soliti pensieri, un tentativo di creare un varco tra la fitta rete di parole e di immagini che riconducono a un’ incombenza da adempiere. Il ricordo di un motivo musicale attiva anche altre aree cerebrali, come entrare in un’altra stanza della propria casa, magari quella meno vissuta, e far entrare luce.
Quando affiora la traccia di una canzone nella mente, può anche darsi che sia stata evocata da un pensiero proiettato verso un periodo della propria vita particolarmente significativo o semplicemente verso il piacere che produceva ascoltarla. Una incursione musicale tra i soliti pensieri non può che giovare all’umore, aiutando a lasciarsi sostenere, nella fatica dell’esistenza, dalla rete pentagrammata, protettiva e consolatoria. Ben vengano, quindi, le interferenze melodiche che, perché no, si possono condividere, con il compagno o la compagna di viaggio, come una nuova narrazione di sé e della propria vita.
Sira Sebastianelli
psicologa-psicoterapeuta