LA CHIAVE DELLA MEMORIA
Quale sarà la chiave della memoria? Quella chiave che consentirebbe di guardare dentro lo scrigno prezioso che racchiude la vita, non solo del singolo individuo, ma dell’umanità, in cui mettere le mani per rovistare tra i ricordi e le dimenticanze? La memoria è il risultato di esperienze che sedimentano fin dalla vita intrauterina, infatti, la memoria, non è solo ciò che si ricorda, ma anche ciò di cui si è comunque esperito nel mondo, fuori di sé e dentro di sé. Si parla molto di memoria a breve termine e di memoria a lungo termine, come metro per quantificare la capacità di ricordare, anche se non è così semplificabile la valutazione dello stato di salute della memoria. La memoria a breve termine è molto labile, come la denominazione stessa suggerisce, soprattutto se si è poco concentrati sull’attività del momento o quando dei rumori di fondo rendono prioritario un pensiero che assorbe energia mentale, ma una traccia mnestica può entrare nella memoria a lungo termine se qualche emozione la fissa in modo duraturo, salvandola dall’oblio. La chiave della memoria, dovrebbe servire a poter entrare a nostro piacimento nei meandri di un contenitore virtuale per depositare o prendere ciò che occorre, ma, purtroppo, la chiave si compone di diversi elementi che favoriscono o meno l’accesso, quindi è di una lega multifattoriale.
Le emozioni sono certamente fattori che favoriscono il ricordo duraturo o la dimenticanza, per esempio, quando meccanismi difensivi arginano ricordi che, se fossero coscienti, potrebbero indurre profondi malesseri, oppure quando l’esperienza vissuta è tale per cui non si può e non si deve dimenticare. Il confine della memoria è attraversato continuamente da materiale che è immagazzinato per essere rievocato con facilità o faticosamente, l’amnesia a volte è un limbo in cui decantano ricordi, che ristagnano, prima di sbloccarsi e tornare fuori o rimanere dentro, seguendo percorsi psichici complessi. Nel mondo ci sono persone che vivono agli estremi opposti della memoria, chi ricorda tutto e chi dimentica tutto, una funzione che esclude l’altra, producendo sofferenza oltre a invalidare fortemente la loro vita di relazione. La mitica dea della memoria Mnemosine, custode della mente e del pensiero, generò le nove Muse, divinità legate alle arti e alle scienze, quindi madre della creatività in tutte le sue declinazioni, quasi a suggerire che la chiave della memoria si trova nel multifattoriale pensiero creativo, per accedere allo scrigno, senza preconcetti o pregiudizi, e discernere tra ciò che è importante ricordare e ciò che è utile dimenticare.
Sira Sebastianelli
psicologa-psicoterapeuta