LINGUA STRANIERA CORPO ESTRANEO
Nei giorni scorsi sui quotidiani si leggevano dati, relativi a una ricerca Domina (associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico), che evidenziano un progressivo calo negli ultimi anni delle colf, a favore, invece, delle o dei badanti, a sottolineare che l’avanzare dell’età produce maggiori esigenze assistenziali. Il quadro sociale disegnato dalla ricerca, produce riflessioni psicologiche per capire meglio gli aspetti correlati alla maggiore necessità degli over di essere assistiti.
L’essere umano nasce nel bisogno totale di essere accudito dalla madre (o da figura primaria) per diversi anni. L’accudimento del corpo, fin dalla nascita, oltre a rappresentare un imprinting, è una pratica vitale affidata a un “altro da sé”, a cui si ritorna se la vita riserva, per malattia o per disabilità, una non autosufficienza. L’esperienza di essere accuditi è, quindi, antica e rimane alla radice della memoria degli esseri umani, deprivata del ricordo dell’atto in sé, ma non della sensazione di essere stati avvolti nell’involucro, indelebile, dell’amorevole cura materna. In questo involucro si ha bisogno di tornare, quando le forze fisiche abbandonano il corpo, lasciandolo solo. È in questo momento che si aprono le porte dell’assistenza estranea e straniera.
L’utilizzo di termini come estraneo e straniero non sono essenzialmente riferiti alla diversa provenienza geografica di chi assiste e di chi è assistito, tant’è che i “badanti” possono essere anche di nazionalità italiana, ma piuttosto alla delega da parte delle famiglie, di un proprio caro ad una persona estranea, per delle cure molto intime in un contesto non ospedaliero.
Due estranei, quindi, s'incontrano per una relazione di reciproca dipendenza, che parlano lingue straniere attraverso corpi estranei. La comunicazione, non verbale e verbale, si arricchisce di nuovi codici derivanti dall’incontro di culture lontane o vicine, ma uniche nella loro diversità.
La società contemporanea è ormai parcellizzata e frammentata al punto di non essere più abitata da famiglie patriarcali o matriarcali, costituite all’interno da nuclei che componevano una rete assistenziale per parenti in difficoltà. “Il bastone della vecchiaia” come spesso era considerato l’ultimogenito di una famiglia numerosa, oggi sarebbe anacronistico, ma la funzione viene affidata ad altri bastoni. Assistenti e assistiti congiunti dalla necessità non solo fisica, ma anche psicologica e sociale. Insieme ai badanti e alle badanti entrano nelle case nuove energie, diverse culture, sguardi disincantati, progetti di libertà, solitudini dalle radici recise. Mondi sconosciuti cui si affida la sopravvivenza di persone al confine tra la famiglia e la casa di riposo, infatti, la longevità dell’essere umano può presentare problemi non risolvibili in una struttura ospedaliera, ma neanche nell’ allontanamento dalla propria casa e dalle proprie abitudini, spesso garanzia di conservazione di competenze cognitive e abilità fisiche. Badanti che s'incuneano nella società per sostenere le famiglie con una funzione accudente, che forse la voce del verbo badare non esemplifica totalmente, ma ne sottolinea la reciprocità del bisogno.
Sira Sebastianelli
psicologa - psicoterapeuta