Senza Parole
Quante volte non si trovano parole per descrivere o per esprimere percezioni o sensazioni? Quante volte si preferisce tacere piuttosto che parlare? Sicuramente tante volte, ma per gli over e le over ancor di più. Forse, perché l’età over consente di essere più empatici con quanto accade intorno a sé, al punto di saper leggere più profondamente gli eventi e poter rimanere in silenzio, sapendo che può essere più significativo di tante parole, per comunicare presenza e partecipazione. Di parole se ne usano tante, ma anche, paradossalmente, senza essere compresi, inducendo una sensazione di disagio nel silenzio della solitudine.
Il silenzio, quindi, tra presenza e assenza, tra apertura e chiusura, tra ascolto e rifiuto. Silenzi, parole senza voce, pensieri che rimangono inespressi perché, come scriveva Ludwig Wittgenstein, filosofo austriaco, “di ciò di cui non si può parlare si deve tacere”, per tracciare un confine tra i pensieri e il mondo esterno, come se, a volte, esprimere un pensiero, oltre a essere inutile, potesse anche nuocere. In effetti, accade anche che ci si possa pentire di frasi dette in momenti inopportuni o in contesti inappropriati, per non avere considerato le conseguenze delle parole che hanno travalicato il limite del silenzio necessario. Nel tempo, però, quando l’esperienza aiuta a sedimentare saggezza, l’uso della parola si fa attento e parco. Il silenzio potrebbe essere paragonato a un albero sfrondato di tutto ciò che non sia essenziale alla vita e le parole siano i suoi frutti, che si colgono maturi, con parsimonia e solo quando ce ne sia veramente bisogno.
Sira Sebastianelli
psicologa-psicoterapeuta