Over in primo piano
Negli ultimi mesi si è spesso sentito parlare di attori o attrici over, che hanno ritrovato ruoli di primo piano in film in cui interpretano personaggi della loro età, offrendo performance di insuperabile capacità. Gli attori over come Clint Eastwood, Jane Fonda o Robert Redford per esempio, che rivendicano il ruolo di attori over per interpreti over, contribuiscono a sottolineare quanto esista una differenza tra chi interpreti un over senza esserlo, rispetto a chi lo interpreta essendolo, poiché il tempo dello sguardo, del respiro o dell’indugiare in un movimento è peculiarità che nessun under potrà mai rendere con la stessa autenticità e consapevolezza. L’over non è e non potrà mai essere equiparabile a un personaggio da interpretare, senza sconfinare nella riproduzione stereotipata di chi ha superato la soglia cronologica di una certa età. Non è sufficiente disegnare rughe posticce per entrare nel mondo over, perché solo nella ruga vera c’è la geografia della vita, c’è la strada percorsa con il bagaglio di esperienze che la rendono unica e, quindi, espressione di un linguaggio non verbale irriproducibile per chi non è over.
È importante che ci siano attori e attrici over che caparbiamente rivendichino uno spazio nel mondo cinematografico, evitando che l’over diventi un personaggio da interpretare, come se fosse una sorta di professione, replicabile nella finzione scenica. Un set cinematografico è paragonabile al palcoscenico della vita dove ognuno dovrebbe essere nel ruolo a sé confacente per essere credibile, calarsi in un personaggio per un attore o per un’attrice è un lavoro che richiede grande capacità e professionalità affinché si possa catturare l’anima dell’altro, ma con gli over è impresa ardua, perché l’anima over non si manifesta nella finzione, ma solo nell’autenticità di chi lo è per davvero.
Sira Sebastianelli
psicologa-psicoterapeuta