NON CI RESTA CHE CORRERE
Avere trenta, quaranta, cinquanta, sessanta, settanta anni è solo una espressione verbale, l‘importante è come uno si sente. L’età anagrafica, dunque, è solo illusoria, perché ci sono tantissimi altri fattori in gioco in grado di determinare i reali ed effettivi anni del nostro corpo. L’età che noi percepiamo e che gli altri percepiscono, può essere influenzata dal proprio stile di vita, dalle proprie abitudini alimentari e da vizi che ci concediamo.
Buon cibo, muscolatura asciutta, attività fisica e controllo dello stress è sicuramente un elisir di lunga vita. Come è stato documentato da una ricerca dell’Università of South Carolina praticare attività fisica con costanza riduce il rischio di malattie cardiovascolari, demenza di alzheimer, osteoporosi, depressione maggiore, sovrappeso. E sicuramente una regolare attività riduce anche il consumo di farmaci, è stato dimostrato come molti ipertesi correndo smettono di prendere le pasticche. Inoltre l’esercizio fisico è essenziale anche per mantenere in forma il cervello.
A stabilirlo è uno studio dell'Università di Pittsburgh presentato al congresso annuale dell' American Association for the Advancement of Science, lo psicologo Kirk Erickson, ha seguito 120 persone tra i 50 e 80 anni di età. Metà di queste faceva una camminata veloce di circa 30-45 minuti tre volte a settimana e l’altra metà faceva esercizi di streching. E’ stato dimostrato che fare passeggiate regolarmente rende l’ippocalamo (area cruciale per la memoria) di volume maggiore del 2%. Anche nei test sulla memoria gli “attivi” hanno avuto una performance migliore. La camminata è la prima e fondamentale forma di fitness, basta allungarla ogni giorno un po’ di più, cercando di concentrarsi sui benefici. Poi si cercherà di allungare il passo mentre, grazie al cielo, si allungano anche le giornate: la luce del sole è un fantastico antidepressivo naturale. L'Italia purtroppo è il Paese europeo più sedentario, da noi l’attività fisica viene percepita ancora come un “ di più" mentre nel resto d’Europa è vista come un requisito fondamentale per la prevenzione e la terapia di diverse patologie, un componente irrinunciabile di una vita sana. Forse gli over 65 lo hanno davvero capito, e non è un caso se i parchi e le piste ciclabili pullulano di signori e signore impegnati in allenamenti ad alta intensità. Non è raro che il trentenne jogger venga letteralmente "doppiato" da chi di anni ne ha più del doppio. La scena, che susciterebbe ilarità, sottende invece un dato importante e degno di analisi: ci muoviamo poco, troviamo facilmente scuse per non praticare attività fisica costante ma la generazione over sessantacinque sembra avere molta più consapevolezza di tutto questo. Sarà che loro in pensione ci son potuti andare, con tutto ciò che questo comporta: ci si muove perché si ha forse più tempo, i figli sono adulti spesso lontani, i nipotini magari non sono ancora arrivati, ma soprattutto muoversi migliora l'efficienza psicofisica e allontana i cattivi pensieri, distrae da noia e fatica. E ci si scopre anche più belli, più forti. E poi diciamolo: non ci resta che correre anche solo per poter continuare a indossare jeans e abiti stretch!
Beatrice Viola
15 aprile 2014