IL CUORE DELLE DONNE
E’ stato pubblicato uno studio di Eikon Consulting in cui si afferma che il 68% delle donne pensa che l'infarto sia un problema degli uomini e, dato molto più preoccupante, che soltanto due donne su dieci sanno che le malattie cardiovascolari sono la loro prima causa di morte. Ne parliamo con la dott.ssa Carla Boschetti, cardiologo dell'Ospedale San Camillo di Roma che ci spiega: “Fino alla menopausa la percentuale delle donne esposte alle malattie coronariche non è così alta ma quando cessa la protezione dell'ombrello ormonale, le donne si trovano esposte come l'uomo e anche di più. Esiste poi una forte mancanza di considerazione da parte dei medici nei confronti delle donne.
Questo perché, spesso, nelle donne i sintomi si presentano in maniera più subdola, possono essere "atipici", non il classico dolore allo sterno (angina) ma più spesso difficoltà alla respirazione, nausea, malessere generale , che può essere confuso con altra patologia e a volte, può confondere anche il medico che, quindi, può trascurare la reale gravità di una patologia che, purtroppo avanza nel tempo Infatti, le donne arrivano ad un’ età più avanzata ( l'aspettativa nelle donne è più elevata!) ma vi arrivano più malmesse, più malate, anche perché tendono spesso a trascurarsi ed ad essere meno aderenti alle prescrizioni terapeutiche”.
E quali consigli preventivi si possono dare alle donne? “Sicuramente c'è un problema di informazione: devono sapere che i danni del fumo nelle donne influenzano più apparati che nell'uomo; non sottovalutare la familiarità e ricordarsi che se questa proviene dal ramo materno, c'è un rischio maggiore; fare attività fisica per evitare l'obesità, controllare la pressione ( che non superi i 130 - 135 di massima) il tutto, in particolare all'esordio della menopausa. E, soprattutto, ai primi campanelli d'allarme fare subito gli esami del sangue per controllare tutti i parametri e in particolare il colesterolo e la percentuale di quello cattivo (ldl) da quello buono (hdl), la glicemia. In generale direi che devono imparare ad analizzarsi senza arrivare allo stremo, quando potrebbe essere troppo tardi”.
Ed ora sentiamo cosa succede dopo un evento coronarico nelle donne. Lo chiediamo a Sira Sebastianelli, psicologa e psicoterapeuta. “Da un punto di vista psicologico mi piacerebbe parlare di ‘donne di cuore’ più che del cuore delle donne, nel senso che nella tipologia della donna di cuore c'è già una predisposizione all'evento coronarico”. Cioè? Chiedo io stupita. “Le donne di cuore sono quelle che tendono a controllare gli eventi della loro vita e di quella degli altri. Questo controllo è su base ansiogena, per loro occuparsi degli altri è un obbligo, un dovere e, in qualche modo, sono sempre 'ai blocchi di partenza'. L'evento coronarico accade in un momento in cui c'è bisogno che qualcosa cambi nella loro vita. Diceva Carl Gustav Jung: il senso che attribuisce valore ad un evento trova il suo locus nella psiche e, di conseguenza, solo la psiche è capace di discernere il senso di ciò che viene sperimentato. Nell'infarto il cuore si ferma e, metaforicamente, bisogna fermarsi per trovare un nuovo senso alla propria vita, setacciare la propria esistenza e riconoscerne le priorità. Nella cultura occidentale c' è una massima che tutti conoscono: fai oggi quello che potresti fare domani, che significa vivere di ansia anticipatoria. In oriente si dice esattamente il contrario: fai domani la cosa che potresti fare oggi. Questo significa cominciare a capire quello che è priorità da quello che si può rimandare senza rincorrere il tempo. Le donne di cuore sono le donne del sì; dire sempre di sì a tutto significa essere sempre presenti. Il sì predispone gli altri a richieste infinite. Bisogna imparare a dire di no. Naturalmente un no motivato che ha il duplice significato di rispetto di sé e di argine alle richieste degli altri. Il no aiuta a definire i rapporti, a tracciare un confine dove ognuno ha uno spazio vitale. Sarebbe utile imparare a vivere il tempo secondo il respiro: lento, profondo e costante. Il respiro è il metro di misura del ritmo della vita, è il nostro salvacuore perché ha la prerogativa di placare l'ansia e il battito del cuore. Non dobbiamo aver paura di fermarci per capire dove stiamo andando e quali variazioni possiamo apportare alla strada che stiamo percorrendo”.
Anita D'Asaro
14 aprile 2015