ANCÒRA & ÀNCORA
Quale differenza può fare un accento? I giornali del mattino riportano per l’ennesima volta la notizia di un efferato delitto perpetrato nei confronti di una donna da parte del proprio uomo e l’espressione più istintiva che dirompe dalle corde vocali è : “ancòra!” Ma, se provassimo a cambiare l’accento e si cercasse un’ àncora per fermare l’irrefrenabile scia di morte che l’umanità sta lasciando dietro di sè? L’àncora per le morti delle donne ancora non esiste, perché non è chiaro su quale sponda deve approdare la nave della consapevolezza del valore della vita umana.
La mano del carnefice non ha età, come non ha età la vittima. Le domande che si rincorrono nella mente per capire il senso di tanta crudeltà rimbalzano sul muro dell’incredulità, specialmente quando la foto della vittima devastata dalla furia omicida, è portata come monito in corteo da genitori affranti, come accaduto a Taranto qualche giorno fa. Tanta produzione di morte per “amore” propaga onde mortifere che spaventano, soprattutto, genitori non più giovani, che vivono nella preoccupazione di eventi imponderabili se i loro figli vivono momenti critici della loro vita affettiva. Il disorientamento che si prova di fronte all’imprevedibiltà della mente umana fa vacillare ogni punto di riferimento che si riteneva stabile nel concepire il confine tra il bene e il male.
Confine labile che pone l’essere umano nella zona buia della sua coscienza dove tutto si confonde e tutto svanisce: certezza, sicurezza, chiarezza, stabilità etc. È a questo punto che si cerca un approdo per potersi fermare e buttare, così, l’àncora, per osservare, capire e cambiare qualcosa, affinché si possa ripartire in sicurezza nella vita di tutti i giorni, senza insidie e paure. L’àncora a cui potersi anche aggrappare per risalire in superficie, quando la tempesta è passata e tornare a solcare il mare del cambiamento. Nell’epoca in cui viviamo, caratterizzata dal tutto e subito, dove non si sa aspettare per differire il soddisfacimento di un bisogno o rispettare la libertà dell’altro, ogni evento assume carattere di urgenza, anche non sentirsi rispondere ad una telefonata o a un messaggio è sufficiente per scatenare ansia, rabbia o frustrazione in chi già vive un disagio psicologico.
L’àncora delle vittime che cadono ogni giorno sul campo di battaglia per la libertà richiede il lavoro di tutti, per ritrovare il valore e il senso della vita cercando il centro, da dove ripartire oggi più che mai tendendo una mano alla solitudine, al dolore, alla sofferenza, al silenzio di chi non ha più voce se non per dire: “ancòra!”
Sira Sebastianelli, psicologa psicoterapeuta
12 LUGLIO 2016