IL VIAGGIO COME PONTE TRA LA PARTENZA E L'ARRIVO
In queste settimane molteplici sono le offerte di viaggio proposte con pubblicità che invitano ad imbarcarsi per mete lontane, senza fare distinzioni tra il viaggio e la meta. La sovrapposizione del viaggio con la meta produce confusione e forse anche comprensione inadeguata di quel percorso intermedio che congiunge la partenza con l’arrivo. Il viaggio è un ponte che presuppone una strada da percorrere guardandosi intorno, che prepara al raggiungimento della meta con i paesaggi che cambiano, insieme, spesso, a lingue e culture che mutano.
Con l’avanzare dell’età si tende a essere più abitudinari e a scegliere mete già conosciute per non incorrere nei temuti imprevisti, ma, nella prospettiva di poter dare maggior rilievo al viaggio, anche la meta conosciuta può assumere un sapore diverso. Per esempio, provare ad avere uno sguardo più esplorativo per vedere con lenti nuove anche il conosciuto, intravedendone scorci mai notati, poiché spesso la meta spinge a guardare verso di essa, dimenticando il paesaggio. Anche Ulisse, in fondo, intraprese la sua Odissea con l’intento di superare le Colonne d’Ercole andando oltre il conosciuto per affrontare il mare, i suoi misteri e i suoi mitici abitanti.
Una metafora che induce a pensare alle proprie colonne d’ercole, quelle interiori, che non si osa superare per paura dell’ignoto, ma è nel viaggio che l’ignoto si fa sempre meno ignoto, perché aiuta a conoscere, strada facendo, la meta che si raggiungerà. E allora, perché non provare a sentirsi degli ulissidi che inseguono “virtude e conoscenza” per superare i propri confini osando un po’ di più anche nella routine, per fare esperienze straordinarie, nella consapevolezza che anche la vita è importante per il suo percorso e non per la sua meta?
Sira Sebastianelli psicologa psicoterapeuta
19 LUGLIO 2016