Frustranti barriere
La sensibilità della collettività intorno all’argomento barriere architettoniche in questi ultimi anni è cresciuta, tant’è che molto si è fatto, ma ancora moltissimo c’è da fare per abbatterle.
Quando si parla di barriere, il pensiero corre subito alle tante disabilità umane che si scontrano quotidianamente con ostacoli insormontabili, ma, difficilmente, si pensa all’età over della vita, che non è di per sé una disabilità, ma che incontra, comunque, mortificanti prove da superare sulla propria strada. In questi decenni più che mai, l’over è in cammino in tutti sensi, per cui la possibilità di inciampare, spesso, su centimetri di troppo, è una certezza. Dal punto di vista psicologico non possiamo che evidenziare la frustrazione, derivante da una caduta o da una distorsione, vissuta da una persona che deve rialzarsi non solo fisicamente da terra, ma anche psicologicamente dal dubbio, di aver perso l’autonomia necessaria al mantenimento dell’autosufficienza. La sottovalutazione dell’impatto psicologico che pur minimi invalicabili ostacoli, possano avere su di un over, significa minimizzare le differenze psico-fisiche che le tre (o quattro) età della vita portano con sé. Il famoso enigma della mitologica Sfinge, forse, oggi andrebbe ancora sottoposto al genere umano, per capire se è in grado di indovinare chi la mattina cammina su quattro piedi, a mezzogiorno su due e la sera su tre? Perché indovinare anche oggi la risposta, sarebbe un modo per avere chiaro quanto le differenze delle età della vita potrebbero essere abbattute, insieme alle barriere.