Fiori rosa, fiori di pesco….

Scritto da Sira Sebastianelli il . Pubblicato in SALUTE E BENESSERE.

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Una canzone di Mogol e di  Lucio Battisti recitava così,  fiori rosa fiori di pesco,  espressione rimasta nella memoria collettiva che  consente in pochi secondi di riassumere e rievocare sensazioni, emozioni e ricordi  di cui è intriso il testo della canzone. Fiore, come veicolo di  pensieri che viaggiano nella mente di chiunque si imbatta nell’osservazione dei suoi petali e dei suoi colori,  nella percezione olfattiva del  profumo, unico e irripetibile.  Gran parte dei fiori ha una forma circolare, una perfetta  geometria    che contiene un luogo circoscritto da confini magici, che tengono lontano tutto ciò che si ritiene indesiderato.  Il fiore  appartiene al mondo vegetale che silenziosamente accompagna la vita degli esseri umani, spesso ignari della presenza di un protagonista  indispensabile alla bellezza della Natura.  In realtà, tutti gli  uomini e tutte le  donne posseggono un giardino interno, un  luogo sacro, dove si coltivano i fiori della propria esistenza, espressione della  bellezza e della ricchezza soggettiva. Ci sono periodi della vita, però,  in cui prevale l’insicurezza o la sfiducia nelle proprie potenzialità e si tende a ritenere  che l’erba del vicino sia sempre più verde, attivando anche un atteggiamento invidioso nei confronti dell’altro, al punto di dimenticare il proprio giardino interno  e non  saperne cogliere le rose.

L’intento di diventare giardinieri di se stessi sarebbe funzionale alla cura, alla concimazione e alla pulizia dei rami secchi o delle erbe infestanti  del giardino interno, per  far sbocciare  risorse sempre nuove e rinnovate nella propria esistenza. L’autonomia che si acquisisce nel saper coltivare la propria interiorità, come un giardino, diventa una garanzia per  saper affrontare qualunque difficoltà che il futuro può riservare.  Giardino, come luogo sicuro dove trovare rifugio nei momenti di sconforto o nei momenti in cui è piacevole ritrovarsi  e rigenerarsi,  come aiuola dell’anima dove non c’è bisogno di scrivere non calpestare i fiori, perché è abitato solo dal proprio giardiniere.

“Cosa saremmo, senza i nostri fiori favolosi?”, domanda che si poneva la scrittrice e poetessa inglese Vita Sachville-West nel suo bellissimo Il Giardino, e che dovremmo porci ogni giorno tutti noi.

 

Sira Sebastianelli

psicologa-psicoterapeuta