SGUARDI
Lo sguardo, un attimo in cui si riesce a cogliere lo stato d’animo dell’altro. L’espressività degli occhi danno forma allo sguardo dell’altro che può evocare paura, comprensione, pietà, impotenza, angoscia, solidarietà o compassione. Cosa, però, si legge nello sguardo che ci penetra profondamente? A volte si riconoscono le stesse emozioni o i sentimenti che si provano, riuscendo a entrare in empatia con chi si ha di fronte, anche sconosciuto, per comunicare senza l’uso di parole. Il linguaggio non verbale, oltre alla postura e alla gestualità, si affida molto all'espressività degli occhi e dello sguardo che ne deriva. Nell’età over lo sguardo si fa più intenso, prevale il bisogno di trasmettere il pensiero in un modo più significativo di tante parole, che, spesso, non rendono mai sufficientemente l’essenza dell’emozione del momento.
La verbosità non è over, diventa anche faticosa per molti che prediligono il contatto diretto con l’altro attraverso gli occhi dell’anima: sguardi lucidati da lacrime furtive contenenti tante parole liquide, che scivolano via, insieme a umidi pensieri o sguardi intrisi di antiche parole, ancora da tradurre. Nello sguardo over c’è la consapevolezza di una vita trascorsa a inseguire il primo sguardo materno incontrato nel venire al mondo, che ha accompagnato i momenti allegri, tristi, gioiosi o malinconici della vita, impossibile, però, da ritrovare fuori di sé, ma solo da evocare dentro di sé. Importante è avere sempre di fronte a se stessi qualcuno con cui poter scambiare sguardi d'intesa e di complicità nella reciproca ricerca dell’altro e comunicare, senza bisogno di emoticon, le proprie emozioni.
Sira Sebastianelli
psicologa-psicoterapeuta