…..SPECCHIO DELLE MIE BRAME……
Chi non ricorda questa richiesta fiabesca della regina di Biancaneve allo specchio magico?
Lo specchio, che riflette l’immagine che si propone, dice sempre la verità? Potremmo rispondere che dipende dalle aspettative di ognuno. Per quanto lo specchio possa essere oggettivo nel suo riflesso, l’occhio interno di chi guarda proietta l’immagine costruita psicologicamente, che poco ha a che fare con quella esterna. Nel primo anno di vita del bambino, lo psicoanalista francese Jacques Lacan riscontrò una fase definita dello specchio, in cui il bambino riconosce se stesso, iniziando a collocarsi nel mondo con una sua identità psicologica in costruzione. Dalla fase dello specchio in poi, l’essere umano riconosce se stesso in quella dimensione riflessa, cercando di non cadere nell’inganno in cui inciampò il personaggio mitico di Narciso, che rimase imbrigliato nella fascinazione di se stesso e nell’amore mortifero che ne seguì.
Lo specchio è un confine insuperabile che conferma e smentisce qualunque domanda gli si ponga, ma importante è non esserne schiavi! I giovani si specchiano spesso e ovunque, ma gli over? Il rapporto con lo specchio degli over è discreto, mai enfatizzato, l’uso è essenziale alla necessità, quasi nel bisogno di sottrarsene velocemente. Ciò che l’over non desidera vedere non sono i segni del tempo che passa, ma lo sguardo che lo specchio restituisce, spesso intriso della vita trascorsa, come una narrazione delle vicende vissute piacevoli e spiacevoli, nella quale non vuole indugiare per guardare altrove, oltre il rimpianto, la nostalgia e il tempo. Lo specchio degli over riflette la vita, quella vissuta e quella pensata, ma anche quella ancora da vivere, per non dimenticare che il paese delle meraviglie è ancora da esplorare.
Sira Sebastianelli
psicologa-psicoterapeuta