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ATTUALITA'

Animali domestici come figli.

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È stata pubblicata una indagine di AstraRicerche che ha condotto uno studio dal titolo “Noi e gli animali da compagnia”. Enrico Finzi, presidente della società, ha dichiarato:

Il 68% degli italiani inclusi i non possessori di cani e gatti, dichiara di conoscere persone per le quali gli amici a quattro zampe sono a tutti gli effetti un membro della propria famiglia”. Soprattutto i gatti e i cani sono considerati veri e propri figli. Si assiste cosi a quello che Finzi definisce un “rapporto ribaltato, basato sull’assistenza psicologica e affettiva che l’animale fornisce all’umano. Relazione che diventa spesso un sostegno del quale molti umani non sanno più fare a meno.”

Bene, io mi rispecchio totalmente in queste affermazioni. Anche se molto si è scritto sul fatto che questa umanizzazione degli animali non è un bene per loro, confesso che non so fare a meno degli animali. Ecco la mia storia. Io e mio marito siamo andati ad abitare fuori dall’Italia per questioni di lavoro e, davanti alla nostra casa a piano terra ,ogni giorno si presentava un gattino di strada che chiedeva di entrare. Asilo negato finche un giorno si è presentato con un occhio chiuso e pieno di ferite. A quel punto non soltanto l’abbiamo curato ma lo abbiamo anche accolto in casa.  Poi c’è stato un cambio di abitazione con un nuovo gatto un po’ rossiccio ma molto simpatico che si metteva fuori della porta della cucina perché voleva entrare. Il giorno in cui si è messo a pancia all’aria facendo le fusa sui piedi di mio marito, siamo crollati e abbiamo accolto anche lui. Poi, naturalmente, appena ho potuto, ho portato da Roma il mio cane Kia che, un po’ obtorto collo, si è abituato agli altri due inquilini e ormai caccia via i gatti estranei che si presentano in giardino per difendere gli amici felini di casa.

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Il mungo, fagiolo orientale proteico.

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Il mungo, detto anche mongo è un fagiolo che proviene probabilmente dall’India ed è molto diffuso nei paesi orientali. Contiene proteine, vitamine e sali minerali. Ha basso contenuto di calorie e quindi viene spesso utilizzato nelle diete o da chi segue un regime vegetariano per sostituire le proteine animali. Ha anche un buon contenuto ferro, zinco manganese e potassio. In Italia si trova sicuramente nei negozi che vendono alimenti orientali e filippini in particolare. Io l’ho trovato particolarmente gustoso e lo mangio  specialmente la sera perché sembra un po’ una zuppa ma in realtà contiene proteine. Ecco la ricetta.

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La rivoluzione del glucosio. Come controllarei livelli di zucchero nel sangue. Traduzione di Nicola Ferloni. Edizioni Vallardi.

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Jessie Inchauspé, biochimica ed esperta degli effetti dell’alimentazione sulla salute, in questo libro ci insegna a regolare la curva del glucosio nel sangue perché questa è l’azione più efficace che possiamo fare per la nostra salute. Ci spiega, con un approccio scientifico rigoroso, come i picchi di glucosio sono pericolosi e come possiamo riuscire a contenerli senza rinunciare ai nostri cibi preferiti. La cosa più incredibile e piacevole è che riassume subito in 10 punti i trucchi che ci permettono di mangiare quello che vogliamo. Eccoli:

1 Mangiare i cibi nell’ordine giusto

2 Iniziare sempre con un antipasto verde

3 Smettere di contare le calorie

4 Appiattire la curva della colazione

5 Scegliere uno zucchero qualsiasi, sono tutti uguali

6 Meglio un dessert che uno spuntino

7 Un sorso di aceto prima di mangiare

8 Muoversi dopo mangiato

9 Scegliere snack salati

10 Vestire i carboidrati.

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Canova, l’ultimo principe Accademia di SanLuca Roma, 17 dicembre 2022 – 28 giugno 2023

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Promossa e organizzata dall’Accademia Nazionale di San Lucasotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica nel quadro delle celebrazioni per il bicentenario della morte di Antonio Canova (1757-1822) questa bella mostra è stata curata e organizzata daClaudio Strinati, SerenitaPapaldo, Francesco Cellini, Laura Bertolaccini, Carolina Brook, Elisa Camboni, Fabrizio Carinci, Giulia De Marchi, Fabio Porzio.

L’Accademia Nazionale di San Luca, nel quadro delle celebrazioni per i duecento anni dalla morte di Antonio Canova, dedica una mostra allo scultore e al legame indissolubile che ebbe con l’Istituzione romana, nella quale fu accolto come accademico di merito, poi principe e infine come principe perpetuo.

La mostra intende testimoniare la presenza dello scultore Antonio Canova all’interno dell’Accademia. Eletto accademico di merito nel 1800, acclamato principe nel 1810, e principe perpetuo nel 1814, Canova ha impresso all’istituzione romana un nuovo indirizzo, che ha interessato tutti i settori culturali.

Antonio Canova, nato a Possagno nel 1757, era giunto a Roma nel novembre 1779, dopo una prima formazione a Venezia, dove aveva studiato i grandi esempi della tradizione veneta e le copie in gesso dei capolavori dell’antichità della raccolta Farsetti.  A Roma, in breve lo scultore ebbe modo di affermarsi attraverso importanti commissioni, quali il gruppo in marmo Teseo vincente sul Minotauro per l’ambasciatore veneto Girolamo Zulian (1781) e i monumenti sepolcrali pontifici di Clemente XIV (1788), per la chiesa dei Santi Apostoli, e di Clemente XIII (1792) per la basilica di San Pietro.

Dopo un primo periodo di lavoro nella residenza di Zulian a Palazzo Venezia, Canova trasferì il suo studio in via delle Colonnette, presso l’ospedale di San Giacomo degli Incurabili, dove realizzò tutti i suoi capolavori. L’atelier divenne in breve anche un ricercato luogo di incontro, frequentato da sovrani, principi, aristocratici, collezionisti, antiquari e intellettuali di tutta Europa.

Nel gennaio 1800 Canova fu eletto all’unanimità all’Accademia di San Luca, per la quale spese il resto della sua vita cercando di restituirle quella centralità e quel primato che l’avevano sempre contraddistinta, in una visione ormai riformata dai nuovi valori derivanti dalla Rivoluzione francese.

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La cucina italiana va in Oman.

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Si è svolta a Muscat,  la capitale dell’Oman la Settimana della cucina Italiana, organizzata dall’ Ambasciata Italiana in Oman su iniziativa del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, per promuovere la dimensione culturale, sociale e ambientale della gastronomia. La Settimana della cucina italiana è un’opportunità per accrescere la consapevolezza del pubblico verso il cibo italiano, le sue tradizioni culinarie, le diversità delle cucine regionali così come l’importanza di usare uno stile di vita salutare e di essere consumatori responsabili.

Ogni anno viene individuato dal Ministero degli Affari Esteri un tema diverso. Quello di quest’anno  era “Convivialità, sostenibilità e innovazione”. La linea scientifica e divulgativa scelta dall’Ambasciatore italiano in Oman Federica Favi, curata interamente  da Federico Fazzuoli,  ha visto protagonisti esperti, associazioni e istituti di ricerca.

Così è stata presentata l’ultima ricerca scientifica svolta dal Crea, (Consiglio per la Ricerca nell’Agricoltura e nell’Alimentazione)  sull’Alimentazione della donna prima e dopo il parto. La ricerca è stata presentata dalla dott.ssa Stefania Ruggeri del Crea ai docenti ed agli studenti dell’Università Sultan Qaboos di Muscat. Inoltre, Cinzia Farisè Ceo di Oman Cable del gruppo italiano Prysmian, ha illustrato “SHE STEM“ un’ importante  iniziativa,  in linea con l’impegno dell’azienda sulla Responsabilità Sociale di Impresa, volta  a formare giovani donne omanite senza lavoro in discipline tecniche.

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Le Romane, dietro le quinte della città eterna.

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Questo libro scritto da Roberta Petronio e Laura Pranzetti Lombardini, edito da Gribaudo, vi farà passare qualche ora con il sorriso sulle labbra perché ci fa passeggiare nella città eterna insieme a due ‘local’ come si autodefiniscono, che ne conoscono i segreti, i posti più incredibili, dalle librerie esperienziali, alle pasticcerie, a dove andare per comprare qualsiasi cosa, sicuramente  sempre al top, dalla mozzarella al pane di Bonci o di Niko Romito a piazza Verdi. Per non parlare del forno Conti tra Piazza Vittorio e Piazza Dante e cosa dire del gettonatissimo Said nel quartiere San Lorenzo dove anche soltanto il profumo dei tanti cioccolati fa quasi girare la testa? Poi c’è la commistione arte e gastronomia con i tre must da non perdere: il bar- bistrot della Galleria Borghese, il Vivi Bistrot a Palazzo Braschi dove sorseggiando un aperitivo salutare si gode anche la vista di Piazza Navona e il Chiostro del Bramante dove il bar è al piano nobile del palazzo.

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