Attualità

La ricetta della caponata siciliana.

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Ecco qui di seguito la ricetta della caponata siciliana da me cucinata in ricordo delle mie origini siciliane da parte di mio padre che era di Termini Imerese.

Intanto chiariamo subito che le ricette della caponata siciliana sono due: quella palermitana che esclude i peperoni e quella catanese che invece li include. A voi la scelta. Io ho fatto un ibrido: dopo aver cucinato i peperoni al forno e averli conditi con olio, aglio e prezzemolo, mi sono limitata ad aggiungerne una modestissima quantità con l’intento di evitare un sapore troppo dolce.

Un avvertimento: non date retta a chi dice che ci vogliono quaranta minuti. Ci vuole molto di più. Il procedimento è lungo perché bisogna cucinare gli ingredienti separatamente. Eccoli: olio extravergine di oliva,  quattro o cinque melanzane non grandi, una costa di sedano sottile, tre etti di pomodorini, scalogno, pinoli abbondanti, capperi sotto sale in dose generosa, olive verdi in salamoia, aceto di vino bianco, zucchero, basilico, concentrato di pomodoro. Le melanzane vanno tagliate a pezzi max di due centimetri e fritte. Mettetele su una carta per far assorbire l’olio. Tagliate in due i pomodorini piccoli tondi e teneteli da parte. Stessa sorte per le olive che, naturalmente, avrete denocciolato. Non vi scordate di passare i capperi sotto l’acqua per togliere il sale. Lo scalogno (o se non l’avete la cipolla bianca) va tagliato ad anelli non troppo sottili e soffritto facendo attenzione a dorarlo appena.  In un’altra padellina scottate appena il sedano tagliato a rondelle.

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Vinta la battaglia sui costi dei farmaci per gli animali.

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Tutti quelli che hanno animali si sono trovati davanti al problema del costo delle medicine quando i nostri compagni di vita si ammalano. Più che la parcella del veterinario, sono sempre state le medicine a triplicare i costi per le cure  dei nostri adorati animali. I prezzi dei farmaci per loro, infatti, non sono regolati come lo sono quelli degli umani da un’autorità apposita l’Aifa, quindi costano molto di più, anche il doppio, il triplo o il quadruplo degli stessi principi equivalenti usati per gli umani. Questi ingiusti costi poi non sono solo a carico del padrone dell’animale, ma di tutti i cittadini che pagano le tasse e quindi supporta noi canili pubblici che si occupano dei cani abbandonati.

Pochi sanno che dallo scorso anno il ministero della Salute in accordo con l’Aifa, ha deciso che il veterinario può prescrivere ai nostri amici a quattro zampe un farmaco equivalente per uso umano che abbia un costo inferiore a quello del medicinale veterinario. Naturalmente è stato previsto che se ci fosse una carenza di quel farmaco per gli umani, l’Aifa potrà sospenderne l’uso per gli animali.

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La guida “Zero Waste” di Marevivo.

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Ho trovato molto interessante la guida contro gli sprechi di Marevivo che potete trovare sul sito www.marevivo.it

Ormai la questione è all’ordine del giorno ma tutti pensiamo quasi sempre agli sprechi pubblici anche se, in realtà, ciascuno di noi può contribuire ogni giorno verso un cambiamento che porti ad uno stile di vita più sostenibile.

“Riconsideriamo quello che ci serve, riutilizziamo gli oggetti il più possibile, ricicliamo correttamente ciò che buttiamo via.” Questo ci suggerisce la guida di Marevivo che poi spiega che “viviamo in una economia lineare, dove sfruttiamo le risorse della Terra per trarne profitto, i prodotti di breve durata sono preferiti perché sono più a buon mercato e la lunga durata e la riparazione sono evitati perché è più redditizio vendere nuovi prodotti che mantenere e riparare quelli vecchi.

L’obiettivo zero waste è quello di passare ad una economia circolare in cui tutte le attività, a partire dall’estrazione e dalla produzione, sono organizzate in modo che i rifiuti di qualcuno diventino risorse per qualcun altro”. Ma noi cosa possiamo fare? “Dal cibo ai vestiti, dai mobili ai libri: tutto può avere una seconda vita ed essere donato o redistribuito tramite iniziative solidari”. Chi di noi durante le lunghe giornate a casa della pandemia non ha dedicato almeno un giorno a mettere a posto gli armadi trovando vestiti mai più messi da anni, ormai diventati magari troppo stretti o corti e che da tempo avremmo potuto donare a chi non possiede nulla? Adesso con i raccoglitori gialli di abiti usati che si trovano in ogni quartiere, ci è stato anche facilitato lo smaltimento.

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Il Louvre online.

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Ormai tutti i paesi europei vivono un momento di chiusure e quarantene che impediscono non solo i lunghi viaggi ma qualsiasi spostamento.

L’unico modo che ci è rimasto per viaggiare è farlo on line. A questo proposito bisogna dire che l’offerta è notevole. Cominciamo dal Louvre e dal famosissimo quadro della Gioconda di Leonardo da Vinci. Sul sito del Louvre è possibile vederne tutti i particolari ingrandendo l’immagine totale, gli occhi, la bocca e ogni particolare del quadro.

Basta andare su www.louvre.fr e poi su ‘A closer look at the Mona Lisa’ dove la terza foto verso il basso è il quadro della Gioconda, Lisa Gherardini moglie di Francesco del Giocondo. Una voce ci racconta come fin dal tempo della sua creazione nel 1503 la Mona Lisa è stato considerato come il miglior quadro mai prodotto al mondo. Già nel 1550 Giorgio Vasari nella sua biografia di Leonardo da Vinci, aveva scritto una entusiastica descrizione del quadro e il Louvre ha da sempre riconosciuto alla Gioconda, entrata a far parte della collezione del museo, un posto d’onore. Essendo un’icona della pittura nel mondo, molte sono state le reinterpretazioni di grandi artisti, da Marcel Duchamp a Ferdinand Légér, Botero, Andy Wharol fino a Basquiat.

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“La Prima Donna che”

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Il progetto “La Prima Donna che” nasce dal film “ La Prima donna” su Emma Carelli da un’idea di Carlo Fuortes e con la regia di Tony Saccucci. La Carelli, soprano e prima donna direttore di teatro, nata a Napoli nel 1877, ha incantato il pubblico di mezzo mondo e tenuto testa a uomini del calibro di Toscanini. Diresse il Teatro Costanzi, oggi Teatro dell’Opera di Roma, dal 1912 al 1926. La storia della sua vita avventurosa e piena di successi ma anche di sconfitte da cui sempre si rialzava per tornare vincitrice, raccontata  con molte immagini originali, mi ha tenuto incollata alla sedia senza un attimo di respiro per tutto il tempo di questo bel film.

E ora l’Associazione, “un progetto di narrazione e illustrazione di storie di prime donne di oggi e di ieri. Un mosaico di di figure straordinarie pensato affinché l’invisibile diventi visibile e lo straordinario diventi ordinario, alla portata dei sogni di ogni bambina…” Tra le storie quella di Aimé Mullins, atleta, modella, attrice, attivista che sin da piccola si è dovuta reinventare. Il giorno del suo primo compleanno le vengono amputate le gambe sotto le ginocchia per via di una malformazione congenita ma a due anni sa già camminare sulle protesi. A chi le chiede della sua condizione di disabile, lei risponde che il dizionario non è ancora efficace, visto che traduce il termine solo con concetti negativi, mentre lei, con la sua disabilità, è andata ben oltre quello che fanno i cosiddetti normodotati. Infatti all’età di 17 anni è la più giovane donna ad avere un pass di massima sicurezza al Pentagono dove lavora come analista grazie a una borsa di studio per merito.
A 20 anni è anche un’atleta di basket.  Nel frattempo intraprende con successo sia la carriera di modella (memorabile l’apertura dello show londinese di Alexander McQueen nel 1999) sia la carriera di attrice.

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Flavio, Catherine e il gattino ferito

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Ogni giorno che passa scopro quante sono le persone che hanno a cuore il destino di tanti animali abbandonati. Qualche giorno fa ho letto sul Corriere della Sera un articolo sulla campagna che si è svolta in Russia contro l’abbandono dei cani. Manifesti di cani tenerissimi hanno invaso perfino le metropolitane. Una campagna di comunicazione così me la sarei aspettata magari dall’Inghilterra, paese dove gli animali sono rispettati e molto amati, ma non certo dalla Russia che, nell’immaginario collettivo certo non passa per un paese sensibile ai diritti delle minoranze umane, figuriamoci a quelli degli animali. E invece ho scoperto una grande sensibilità verso il problema dell’abbandono. A questo proposito vi voglio raccontare la storia di Flavio, Catherine e di un gattino randagio.

Come ogni mattina, quel giorno Catherine era scesa in garage e aveva acceso la macchina per andare in ufficio ma subito si era accorta che qualcosa non andava, era come se il motore si inceppasse. Dopo aver spento il motore, aveva aperto il cofano e aveva trovato un piccolissimo gattino tutto insanguinato che si era evidentemente infilato nella ventola del motore in cerca di un riparo per la notte. Il grido di aiuto di Catherine era stato subito raccolto da Flavio che, avvolto il gattino in una coperta, era corso dal veterinario. Ma il referto era stato scoraggiante: il gattino difficilmente avrebbe passato la notte nonostante le flebo e gli antibiotici.  Era proprio ridotto male: un orecchio e una zampa rotti, un occhio chiuso e insanguinato e tagli dappertutto.

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