Attualità

Le Prima Donna che... le videopillole di Alessandra di Michele Bragadin.

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Dal dal 24 maggio al 2 luglio, alle 16.40, sono andate in onda su Raiuno le pillole di «La Prima Donna che» prodotte da “Rai Documentari”  in collaborazione con Rai Pari Opportunità e Rai Teche. La serie è stata ideata e realizzata da Alessandra di Michele Bragadin . Le clip, come si dice ora, o meglio i videoracconti narrano brevemente di donne che hanno fatto la storia, che sono state delle pioniere nel campo della letteratura, dell’arte, della scienza, nel mondo dell’impresa e delle professioni.  “ Ho pensato a 'La Prima Donna che' come a una goccia giornaliera che batte sullo stesso punto. Un format per sgretolare le sedimentazioni secolari prodotte dagli stereotipi di genere e per rafforzare nelle giovani donne la consapevolezza di poter realizzare i sogni più ambiziosi", sottolinea l'autrice. I trenta ritratti che riuniscono donne di ieri e di oggi che, con forza , coraggio e determinazione, sono riuscite a cambiare, almeno in parte,  il mondo, sono raccontati dalla voce di giovani ragazze. e cosi, in poco più di due minuti, ecco narrate brevemente ma in maniera molto efficace, la storia della scienziata Margherita Hack, quella di Lina Merlin  prima donna eletta al Senato, di Maria Teresa  de Filippis, prima donna pilota di Formula 1 ma anche  di Luisa Spagnoli, imprenditrice della moda conosciuta in tutto il mondo e di tante altre.

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Giorgio Celli: “Come rami di una grande quercia”

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È stato presentato pochi giorni fa il libro “Come rami di una grande quercia”, la passione per l’ambiente e per la ricerca nella scuola di Giorgio Celli, entomologo e scrittore a cura di Claudio Porrini, Romeo Bellini, Claudio Venturelli e Stefano Maini con la prefazione di Vittorio Emiliani e la presentazione e le interviste di Federico Fazzuoli. Sono racconti di scoperte scientifiche ma anche storie e esperienze di vita del gruppo di ricercatori che hanno lavorato all’Università di Bologna con Giorgio Celli, la grande quercia di cui sono stati i rami che hanno continuato a diffondere i concetti elaborati dal maestro portando avanti una nuova cultura della salvaguardia dell’ambiente. Ecco come Federico Fazzuoli lo presenta. “Celli, uno studioso dell’agricoltura biologica e dell’importanza dell’equilibrio naturale. Un precursore delle tecniche di lotta biologica da applicare in agricoltura per sottrarla al dominio della chimica che negli anni 60, 70 e 80 faceva tabula rasa di ogni forma di vita e rendeva il suolo sterile. il visionario che operava per convincere e coinvolgere le istituzioni a seguirlo su questa nuova strada, inventando e realizzando decine di progetti e firmando accordi su accordi fino al suo capolavoro: la costruzione nel 1983 della Biofabbrica, il Biolab, la fabbrica per produrre insetti utili da contrapporre, una volta immessi in campo o in serra, agli insetti dannosi.

Idea che dopo anni di vita sotto traccia, oggi finalmente comincia a farsi strada seriamente nei programmi europei, nazionali e regionali.”

La domanda fondamentale a cui voleva rispondere Celli era come eliminare nella produzione agricola i prodotti chimici o, almeno, come sostituirli, come difendere le coltivazioni dalla malattie prodotte da funghi, insetti e larve usando insetti antagonisti e allevando insetti predatori che si nutrono degli insetti nocivi. Racconta ancora Federico Fazzuoli: “È sul doppio binario ricerca/applicazione che si sono formati e si sono mossi i suoi allievi nella loro ormai lunga vita professionale. Ho parlato con loro per capire quali di quelle idee e degli insegnamenti derivanti dalle loro ricerche si siano sviluppate, quali concetti si siano consolidati e quali pratiche siano diventate prassi quotidiana.

Quali ostacoli e quali appoggi abbiano incontrato nel corso della loro attività, da quando parlavano da studenti, quasi di nascosto, di queste tesi con Celli nelle stanze dell’università di Bologna, guardati quasi con sospetto e magari con qualche sorrisetto e una scrollatina di spalle dagli altri docenti. E qui comincia la storia del nostro Gruppo Celli.”

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2 Giugno: il discorso del Presidente Mattarella

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Il 2 giugno, come ogni anno, in Italia si festeggia l’anniversario della Repubblica Italiana per ricordare il 2 e il 3 giugno 1946 giorni in cui si tenne il referendum con cui gli italiani furono chiamati a decidere quale forma di stato dare al paese, monarchia o repubblica. Eravamo alla fine della Seconda guerra mondiale ed il fascismo era caduto da qualche anno.

Gli italiani scelsero la repubblica.

In questa occasione, il Capo dello Stato pronuncia uno dei suoi discorsi più importanti. E quello di quest’anno è stato particolarmente significativo per la fiducia che ci ha trasmesso dopo un periodo così difficile, fiducia in una rinascita che ha paragonato a quella che l’Italia ha compiuto dopo la seconda guerra mondiale, uno dei periodi più difficili vissuti dal paese. Ha detto il Presidente Mattarella: “Come lo fu allora, questo è tempo di costruire il futuro.” Tanti i temi affrontati dal Presidente, tra cui l’uguaglianza: “C’è un articolo, in particolare, della nostra Costituzione, quello sull’uguaglianza, che suggerisce una riflessione su quanto sia lungo, faticoso e contrastato il cammino per tradurre nella realtà un diritto pur solennemente sancito.Questo principio, vero pilastro della nostra Carta, ha rappresentato e continua a rappresentare una meta da conquistare. Con difficoltà, talvolta al prezzo di dure battaglie. Per molti aspetti un cammino ancora incompiuto. Penso alle differenze economiche, sociali, fra territori. Penso alla condizione femminile, all’impegno delle donne per una piena, concreta affermazione del diritto all’uguaglianza. Desidero ricordare la figura di una donna, Lina Merlin, pioniera della dignità femminile. Rammento la norma che precludeva alle donne l’accesso a molti importanti uffici pubblici, giudicata illegittima dalla Corte costituzionale nel 1960. Una storia che forse i giovani non conoscono e che oggi non può che sembrar loro inconcepibile. Così come è inconcepibile - non soltanto per i giovani - apprendere che il diritto di votare delle donne, nel 1946, è stato una conquista. Si comprende allora come l’elezione a Presidente della Camera, nel 1979, di un’altra donna della Repubblica, Nilde Iotti, sia stata un passo decisivo nell’affermazione del protagonismo delle donne nella vita delle istituzioni.”

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Contagi, continuiamo a stare attenti!

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Da sempre attenta lettrice del Corriere della Sera, oggi 10 maggio, in prima pagina leggo con grande stupore un articolo di Carlo Verdelli in cui vengono citate le parole di una giovane che intervistata nella trasmissione televisiva “ Dritto e rovescio”  andata in onda su Retequattro, ha detto: “Comunque i giovani della mia età non muoiono di Covid. Neanche mio padre che ha 50 anni muore di Covid. No, dai, muoiono solo le persone anziane…Anche i miei nonni. Tengo molto ai miei nonni, ma se devono morire, morissero, cioè.”

Condivido pienamente lo sdegno di Verdelli e ho provato anche una infinita tristezza nel leggere le parole della ragazza. Tristezza che già avevo sentito vedendo ieri, in tv, le immagini dei Navigli a Milano strapiene di giovani all’ora dell’aperitivo senza alcun distanziamento e senza mascherina. Stesse scene viste anche a Torino, a Napoli, a Roma, in Sicilia. La voglia di libertà prevale su tutto e non solo tra i giovani che dovrebbero stare particolarmente attenti perché sono loro che, se contagiati e magari asintomatici, tornando a casa trasmetteranno il virus ai loro nonni. Quella mascherina che salva la vita a tanti, i giovani non la mettono chissà perché. Forse credono di essere “fighi”e pensano così di sfidare il virus, quando invece loro sono protetti dagli altri che quella mascherina se la mettono.

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Bain: l’Italia non è ancora un paese per donne.

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Questo il titolo di una interessante ricerca condotta da Bain & Company e presentata in un forum che si è svolto sul web qualche giorno fa.

L’apertura di Claudia D’Arpizio, partner e membro del cda di Bain ha subito chiarito che l’equità di genere nel nostro paese è molto lontana e che questa equità vale tra i 50 e i 150 miliardidi pil  potenziale che il Pese perde. L’ Italia è il fanalino di coda dell’Europa. E il Covid ha peggiorato la situazione. “Serve alzare il livello di consapevolezza”, ha ripetuto più volte” D’Arpizio. Soltanto tre donne su dieci sono parlamentari o ministre e solo una su dieci è amministratore delegato. Siamo alla quarta/quinta ondata di femminismo ma le donne hanno perso fiducia nelle aziende e in se stesse: il 67% si sentono aliene rispetto alla cultura aziendale. Nel mondo del lavoro mancano dignità, opportunità e ruolo. Per quanto riguarda la dignità, afferma D’Arpizio, “una donna su due dichiara di aver ricevuto commenti sul suo aspetto, una su tre molestie verbali, una su cinque molestie fisiche”.  Per quanto riguarda le opportunità, i processi selettivi non sono stati tarati sulle donne e questo costituisce un grande svantaggio. Il ruolo vede le donne partire svantaggiate perché la ripartizione del lavoro in famiglia è a loro sfavore per un totale di tre ore al giorno rispetto agli uomini. Continua la raffica di dati con un focus sul post pandemia: sui 400.000 posti di lavoro persi il 70% sono delle donne, abusi e femminicidi in questo periodo sono molto aumentati e, in Europa,  siamo agli ultimi posti per quanto riguarda gli indicatori che parlano di donne e lavoro.

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Longevity 2.0

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La scorsa settimana ho partecipato ad un incontro via web molto interessante dal titolo “L’invecchiamento è una grande opportunità, approfittiamone per tempo” organizzato da Aging 2.0 Roma. Pur essendo io sempre stata convinta che gli over 65 possano vivere una seconda vita anche lavorativa, il titolo mi ha fatto un po’sorridere perchè l’idea che l’età possa diventare un’occasione e magari un vantaggio è a dir poco inusuale. Poi, seguendo la conversazione, mi si è aperto un mondo di cui avevo avuto coscienza ma senza immaginare quanto i cambiamenti tecnologici in atto potessero impattare positivamente sugli over 65. Anna Benini che ha ideato e realizzato una start up di caregiving,aprendo l’incontro ha spiegato che Aging2.0 Roma ha individuato due ragioni principali per occuparsi di questi temi: il ritardo italiano nell’affrontare il problema della longevità crescente e la riproduttività sotto soglia. I paesi più longevi cioè dove più del 20% della popolazione ha più di 65 anni, rimangono Giappone, Germania e Italia.E l’Istat ci dice che in Italia gli over aumenteranno ancora arrivando al 30% nel 2030. Il cambiamento più importante auspicato da Anna Bernini è un vero e proprio capovolgimento di mindset in cui gli anziani non sono più visti sotto l’aspetto salutistico come un peso per le nuove generazioni ma come una opportunità in cui vengono date loro nuove occasioni e considerando l’invecchiamento come un mercato in cui aggregare aziende, istituzioni che, insieme al digitale e alle nuove tecnologie potranno  realizzare il cambiamento. Stiamo parlando della silver economy.

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