Massoterapia per guarire

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Fino a poco tempo fa non avevo fatto mai massaggi per lo meno non quelli che si fanno nelle varie spa per rilassarsi. Poi, a causa di un forte mal di schiena, ho scoperto la massoterapia a cui alterno sedute di fisioterapia. Devo dire che i risultati sono stati sorprendenti. Ma che cosa è la massoterapia? Per cominciare io mi sono rivolta ad un centro altamente specializzato che si trova a Roma e Bergamo, si chiama Fisioclinic ed è diretto dal dott. Emiliano Grossi. Si legge sul sito:

“Il massaggio (dal greco massein che significa “impastare”, “modellare”) è la più antica forma di terapia fisica, utilizzata nel tempo da differenti civiltà, per alleviare dolori e decontrarre la muscolatura allontanando la fatica. Oggi trova spazio all’interno della fisioterapia. Ne esistono diversi tipi, con differenti finalità: distensivi, muscolari, sportivi, antidolore, drenanti…

Con massoterapia si intende l’insieme delle tecniche di massaggio che vengono applicate sul corpo tenendo conto delle condizioni generali del paziente ( sesso, età, problema da trattare e capacità di reazione dell’organismo). La pratica ha origine in Cina. Si esegue con una tecnica che attraverso il contatto corporeo, manuale e con manovre precise e sequenziali, attenua dolore e tensione all’apparato muscolare. I movimenti del massaggio vanno eseguiti nella direzione delle fibre muscolari e devono rispettare il senso della circolazione venosa, quindi dalle estremità verso il cuore, e possono essere decisi e rapidi, per un effetto tonificante, oppure lenti e delicati, per un effetto calmante.”

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Il 13 febbraio esce nelle sale "Alla mia piccola Sama" - titolo originario "For Sama" - il documentario dei registi Waad  al-Kateab ed Edward Watts,  distribuito da Wanted Cinema, con il patrocino di Amnesty International Italia,  che nella versione italiana vede la preziosa partecipazione di Jasmine Trinca. Waad studiava marketing presso l'Università di Aleppo quando sono iniziate le proteste contro il regime di Assad. Insieme a molti siriani ha documentato gli orrori della guerra e le sofferenze che vedeva moltiplicarsi intorno a lei. Le forze armate di Assad hanno combattuto contro i ribelli per il controllo di Aleppo. Waad ha documentato il devastante assedio realizzando alcune delle immagini più memorabili del conflitto durato sei anni. Nel 2016 lei e la sua famiglia furono evacuate da Aleppo e Waad riuscì a portare con sé tutto il girato. Adesso vive a Londra insieme a suo marito e alle sue due figlie. "Alla mia piccola Sama" è un viaggio intimo nell'esperienza femminile della guerra, una lettera d'amore di una giovane madre a sua figlia. Il documentario racconta la storia di Waad al-Kateab attraverso gli anni della rivolta di Aleppo, in Siria, quando si innamora, si sposa, e nasce Sama, il tutto mentre intorno esplode il conflitto. La storia di Waad inizia nel 2012 quando le proteste contro la dittatura di Assad scoppiano anche all'interno dell'università in cui studiava. Con la sua macchina fotografica documenta la gioia e l'ottimismo di quei primi giorni, la sua camera raccoglie storie incredibili di perdita, risate e sofferenza, mentre Waad si chiede se fuggire o meno dalla città per proteggere la vita di sua figlia, in un momento in cui partire significa abbandonare la lotta per la libertà per la quale ha già sacrificato così tanto.

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Nella vivace area di Porto Fluviale, si trova Huobi, Mercato Orientale, realtà unica nel contesto capitolino dedicata esclusivamente alla gastronomia e alla cucina del mondo asiatico.

Nello storico centro di traffici commerciali che è stato Porto Fluviale, precisamente in quella zona che ha visto per decenni l’attività dei Mulini Biondi e l’andirivieni giornaliero dei carri merce dell’adiacente strategico snodo ferroviario, si trova Huobi. Un mercato concettuale giacché mantiene vivo il passato di quel luogo a partire dal nome: Huobi letteralmente indica la moneta, metallica e sonante, e con essa l’idea di scambio, di scoperta e conoscenza.

Tre grandi forni cinesi, visibili alla clientela, destinati alla cottura tipica dei piatti orientali più tradizionali come la celeberrima anatra alla pechinese. 

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Eros e sue ombre, la mostra di Francesca Cesaroni alla Salita del Grillo.

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Francesca Cesaroni è una scultrice romana che nel 2006 ha abbandonato la professione di psicologa e psicoanalista junghiana, per ricominciare e dedicarsi esclusivamente alla pratica artistica. E bisogna dire che ci è riuscita con grande successo.

Gli spazi della Marisa del Re Temporary Gallery, all'interno di Palazzo Venier, nel cuore dello storico Rione Monti a Roma, sono il contesto ideale per “Eros e sue ombre”, la personale di Francesca Cesaroni che presenta per la prima volta al pubblico dieci sculture in bronzo, una in resina e una in argilla cruda, che dialogano e si confrontano con fotografie di grande formato, sempre realizzate dall'artista. Una delle sculture in bronzo, dal titolo Il Seminatore, è realizzata in versione a grandezza naturale e rappresenta un uomo che feconda la terra.La mostra propone un percorso espositivo che punta all’impatto emotivo e si snoda all'interno di cinque sale, ognuna delle quali rappresenta uno e tutti gli elementi dell'animo: fragilità, abbandono, fiducia, ossessione e attesa. L'unica scultura in argilla cruda rappresenta il volto di Eros, figura mitologica romantica e malinconica, rivisitata dall’artista in chiave contemporanea.Come racconta Francesca CesaroniEros come simbolo vivo, aperto, dinamico, impregna le sculture e in un gioco delle parti, fra passionalità e irruenza, delicatezza e sogno, il dio pagano si manifesta in modo tangibile tra le ombre sulle pareti. Eros è ciò che muove il mondo. Non è solo erotismo, interesse sensuale: è l'interesse verso ogni cosa, ogni passione è Eros. Quando irrompe nelle nostre vite ne siamo travolti, è uno stato di grazia, è superiore a qualsiasi altra forza interiore: trascina tutto con sé. E’ ciò che ci fa percepire e riconoscere che la nostra natura animale è al tempo stesso connessa con la divinità. Questo mi ha sempre incantato”.

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Ultimo bacio?

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L’emergenza sanitaria in cui vive il mondo intero in queste ultime settimane, in seguito al pericolo di diffusione del Corona Virus, ha sicuramente  portato, utilmente, a focalizzare l’attenzione  su quei gesti di quotidiana abitudine come lavarsi le mani,  ma anche, inopportunamente, a guardarsi intorno  con circospezione per cercare di individuare portatori di virus  modificando, inconsapevolmente, atteggiamenti spontanei come baciare amichevolmente persone conosciute da molto tempo.  Certo, la paura è portatrice del dubbio e, di conseguenza, se si deve scegliere se baciare o non baciare, l’astensione è automaticamente prevedibile. Purtroppo, quando s’innesca il meccanismo della paura, il pensiero razionale, che porterebbe a considerare l’assenza di pericolo nel baciare un amico o  un’amica, che non sono cacciatori di virus per professione,  è prevaricato dall’istinto di conservazione che produce la fuga! Come fare per evitare che il bacio sia relegato a un apostrofo rosa tra le parole t’amo?  Sicuramente il buon senso aiuta, oltre alla giusta informazione che consentirebbe di discernere tra il possibile e l’impossibile rischio di contagio.

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Per chi trascorrerà qualche giorno durante le feste di fine anno a Londra consigliamo due piacevoli ristoranti che oltre ad essere piacevoli per gli occhi,sono perfetti per realizzare le vostre foto da mettere su Instagram. Il primo è italianissimo e si chiama “Circolo Popolare” si trova nel frizzante quartiere di Fitzrovia e sembra di entrare in un set di Dolce & Gabbana. I piatti sono cucinati con prodotti provenienti rigorosamente da piccoli produttori italiani e da agricoltori locali. Qui si mangia un’ottima pizza d’impronta napoletana ed anche la famosa pizza al metro per non parlare dei gustosissimi primi e dei dessert XXL. Ritornando alle atmosfere inglesi dei film di James Ivory dovete assolutamente andare in uno dei ristoranti  più “instagrammabili” degli ultimi tempi  a Londra: l’Ivy Chelsea Garden situato in King’s Road. 

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