Roma, Galleria del Cembalo: una mostra imperdibile

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La splendida sede della Galleria del Cembaloa Largo Fontanella Borghese 19 da giovedì 28 ottobre ospita la mostra“Trees & Leaves” a cura di Paola Stacchini Cavazza e Mario Peliti , tema:  la natura ed in particolare il mondo degli alberi.

Questa riflessione sul crescente bisogno di immersione nel verde è al centro in un mondo che quotidianamente ci chiama a rivedere il nostro rapporto con l'ambiente. Saranno presentate le opere di 12 autori, sia italiani che stranieri, che declinano l'argomento ciascuno secondo la propria sensibilità e il proprio vissuto. Le opere saranno esposte da giovedì 28 ottobre 2021 fino al 29 gennaio 2022. La mostra si sviluppa in quattro sale ed è interessante come sia diversa la visione di ogni autore. Si viene accolti dai paesaggi nordici di Michael Kenna (in collaborazione con la Galleria dell'Incisione, Brescia) e di Pentti Sammallahti, nei quali silhouettes stilizzate di alberi incorniciano spazi incontaminati. Sei ritratti di magnifici bonsai e visioni panoramiche della piana di Mosul sono il contributo di Paolo Pellegrin, accanto al polittico Ghenos di Antonio Biasiucci, in cui i ceppi sezionati ricordano i graffiti preistorici come quelli delle grotte di Lascaux.

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L’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici è lieta di presentare questo autunno la mostra Come un cane ballerino che rende omaggio al lavoro svolto per quasi 30 anni dall'artista ed ex borsista di Villa Medici Natacha Lesueur (promozione 2002-2003).

L’opera di Natacha Lesueur è essenzialmente fotografica. I suoi interessi artistici si articolano intorno al corpo, all’apparenza, all’aspetto e all’intima relazione tra il corpo e la sua interiorità. Attraverso una serie di immagini costruite come quadri, il corpo è sottoposto a diversi trattamenti che rilevano al tempo stesso la costrizione, la messa in scena e la maschera. 

Curata da Christian Bernard, la mostra si sviluppa in forma di narrazione visiva e tematica che riunisce più di 80 opere dell’artista, sia storiche che inedite, offrendo uno sguardo intimo sul suo lavoro intorno all'immagine e ai suoi intenti plastici e politici.

La dimensione ironica del titolo preso in prestito dal libro di Virginia Woolf Una stanza tutta per sé esprime a pieno la sua consapevolezza di donna artista e dà il tono di un’esposizione dove l'incongruo e lo stravagante sono trattati con la massima serietà.

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Dacia Maraini: Trio, storia di due amiche, un uomo e la peste di Messina

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Dacia Maraini ambienta questo raffinato e breve racconto in Sicilia nel 1743, anno in cui la peste decimò la popolazione di Messina dove abitano due amiche: Agata e Annuzza. Le unisce per sempre un passato di amicizia nata in un collegio di suore dove hanno imparato l’arte del ricamo con suor Mendola. Ora Agata è sfollata con la famiglia a Castanea alle “falde  della montagna” mentre Annuzza,  da Palermo, si è rifugiata in campagna a Casteldaccia e le due amiche si scrivono.

Annuzza ricordando gli anni del collegio, scrive: “Te lo ricordi quando ci ha messe tutte intorno ad un grande telo e ci ha fatto ricamare la battaglia delle Termopili...un groviglio di braccia, di gambe, di spade, di elmi volanti, di cavalli che rotolavano a terra …” con tanto di data e protagonisti, così veniva insegnata loro anche la storia. Dopo l’infanzia, la loro amicizia si è sempre mantenuta salda nonostante si siano innamorate dello stesso uomo, Girolamo che Agata sposa e di cui anche Annuzza si innamora. Gli odori e i profumi della Sicilia aleggiano su questo epistolario così come le meluzze che si trovano alle falde del monte Lupo o le spine dei fichi d’india che sono gialli, verdi, rossi come il succo delle more e dolcissimi.

Ma la peste piano piano colpisce anche amici e parenti delle due amiche e le immagini delle pile di cadaveri portati via sui carretti riempie di paura gli animi di tutti.

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Palazzo Grassi dedica alla città di Venezia, in occasione dei 1600 anni dalla sua fondazione, un evento espositivo “HYPERVENEZIA” e presenta per la prima volta al pubblico l’ambizioso progetto fotografico “Venice Urban Photo Archive”, ideato e realizzato da Mario Peliti.

La mostra “HYPERVENEZIA”, in programma dal 5 settembre al 9 gennaio 2022,curata da Matthieu Humery, conservatore presso la Collection Pinault, propone un percorso immersivo al primo piano espositivo di Palazzo Grassi attorno a tre istallazioni: un percorso lineare di circa 400 fotografie che ripercorrono un ideale itinerario per i sestieri di Venezia, una mappa site-specific della città composta da un mosaico di circa 900 immagini geolocalizzate che offrono una panoramica della città e un’installazione video di oltre 3.000 fotografie che scorrono accompagnate da una composizione musicale inedita realizzata per la mostra dal noto musicista e compositore Nicolas Godin, membro del duo di musica elettronica “Air”.

A partire dal 2006Peliti inizia a mappare sistematicamente la città di Venezia con le sue fotografie, con l’obiettivo di raccogliere il più ampio ed organico archivio di immagini della città mai realizzato e di restituire una rappresentazione inedita dell’intero tessuto urbano di Venezia nella sua complessità e continuità. Ad oggi l’archivio fotografico conta oltre 12.000 scatti, tutti rigorosamente in bianco e nero, realizzati a parità di condizione di luce, senza ombre portate, e soprattutto in assenza di persone.

 “HYPERVENEZIA” offre un’esperienza visiva radicale: la Venezia che conosciamo scompare e lascia emergere una Venezia parallela, vuota e atemporale. Dalla Serenissima presentata nella sua materialità pura emana questa stranezza inquietante che caratterizza qualunque città rimasta senza abitanti.

 La mostra è realizzata con il supporto di Saint Laurent.

 Il progetto Venice Urban Photo Archive

Avviato nel 2006 dapprima in pellicola, e dal 2013 in formato digitale, il progetto recupera il rigore metodologico e formale delle grandi campagne dei maestri dell’Ottocento e del Novecento – da Charles Marville a Eugène Atget, da Gabriele Basilico a John Davies – al fine di restituire una percezione, la più esaustiva possibile, della città come appare all’inizio del nuovo millennio. 

Le immagini, ad oggi oltre 12.000, sono scattate seguendo le stesse modalità di ripresa: in bianco e nero, senza ombre portate, e in assenza di persone. Questi aspetti, apparentemente secondari, consentono di dare unitarietà temporale alla percezione della città. L’omogeneità della luce rende visibili tutti i dettagli delle facciate, anche i meno rilevanti, e la mancanza di persone costringe l’osservatore a riflettere sul possibile destino della città: una città senza abitanti.  Al tempo stesso il silenzio che pervade migliaia di fotografie offre a Venezia stessa la possibilità di mostrarsi nella sua articolazione urbanistica e architettonica.

La peculiarità di questo archivio è rappresentata, oltre che dalla sua entità, all’omogeneità della visione, dalla coerenza delle modalità di ripresa e dal continuo approfondimento nella conoscenza della città da parte dell’autore.

La conclusione della ricognizione fotografica è prevista per il 2030.

 Alla fine del 2018 è stato firmato un accordo tra Mario Peliti, l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD), e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia, finalizzato alla valorizzazione di Venice Urban Photo Archive attraverso la creazione di un fondo digitale – Venice Urban Photo Archive  – presso l’ICCD.

Voglia di dolce!

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Chi non ha voglia di qualcosa di dolce in questo periodo? In una famosa pubblicità,  che gli over ricorderanno sicuramente, una signora in una lussuosissima automobile  soddisfa il suo “languorino” con una cascata di cioccolatini dorati, però non è dato sapere se sufficienti. Oggi, la voglia di dolce potrebbe non essere semplicemente voglia di zuccheri, tra l’altro vietati per non creare problemi alla salute,  ma desiderio di gratificazione, di appagamento o di bisogno di eventi lieti e di buone notizie. La voglia di dolce, spesso,  cerca di riempire   vuoti o compensare mancanze nel modo più rapido ed efficace, anche se effimero.  Non serve resistere alla dolce tentazione con atti eroici se non si decodifica quel “languorino” rendendolo significativo e depotenziarlo nella sua dirompenza. Si potrebbe  rispondere alla voglia di dolce leggendo dentro se stessi  quale altro desiderio si sta cercando di surrogare  e provare a soddisfarlo.

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Over 65 a teatro. A Roma presentata la nuova stagione 2021-2022 della Sala Umberto

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Over 65 e teatro, un modo piacevole di passare momenti carichi di emozioni e risate, di uscire di casa, di condividere con gli amici la visione di spettacoli piacevoli. Abbonarsi a teatro presenta svariati vantaggi per la terza età.  

Alessandro Longobardi ha presentato ieri il calendario della nuova stagione teatrale 2021-2022 della Sala Umberto, caratterizzata, da un numero di compagnie insolito e ampliato, per consentire a più produzioni teatrali di tornare in scena. Fil rouge di tutta la stagione, la donna e la condizione femminile, sia in termini di emancipazione che in termini legati alla fragilità ed ai soprusi. La Sala Umberto è un ambiente sicuro, in quanto il teatro ha investito nel miglioramento degli impianti di trattamento aria, inserendo lampade ad ultravioletti e filtri sanificati in modo da ottenere un abbattimento dei batteri e dei virus  tra il 90 e il 99%. 

Lo spettacolo di Edoardo Sylos Labini inaugura il 21 settembre la stagione della Sala Umberto, con lo spettacolo "Il Sistema" un testo basato sul libro dell'ex - giudice Luca Palamara e di Alessandro Sallusti, adattato per il teatro da Angelo Crespi. Si parla di giustizia, un tema molto caldo, al centro di uno scontro di potere tra le istituzioni.

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