Attualità

Finalmente si parla delle donne.

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Cominciamo dal papa. Domenica scorsa, alla fine dell’Angelus, queste sono state le sue parole: “"Preghiamo perché i fedeli laici, specialmente le donne, partecipino maggiormente nelle istituzioni di responsabilità della Chiesa".  Nessuno di noi è stato battezzato prete né vescovo, siamo stati tutti battezzati come laici, laici e laiche. Sono protagonisti della Chiesa. Oggi c'è ancora bisogno di allargare gli spazi di una presenza femminile più incisiva nella Chiesa e di una presenza laica, si intende, ma sottolineando l'aspetto femminile, perché in genere le donne vengono messe da parte". "Dobbiamo promuovere l'integrazione delle donne nei luoghi in cui si prendono le decisioni importanti". Non mi sarei mai aspettata un intervento così innovativo e deciso. E’un papa che continua a stupirmi.

Il presidente del Consiglio Conte  nel suo discorso alla Camera in vista del summit  a Bruxelles,  ha detto: "Proprio con riguardo all'occupazione femminile accolgo senz'altro l'impegno contenuto nella risoluzione di maggioranza approvata ieri in quest'aula e assicuro che una parte significativa delle risorse" del Recovery plan "sarà indirizzata con la massima determinazione al perseguimento di questo obiettivo".

E a Bruxelles è arrivata una petizione di un’eurodeputata tedesca  poi rilanciata dall’italiana Pina Picierno che è nella commissione diritti delle donne della UE, che chiede che metà dei recovery fund siano destinati alle donne:in Italia dopo la prima fase della pandemia, il 30% delle donne non ha ripreso a lavorare.

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Due donne premio Nobel per la chimica e un’altra donna per la letteratura.

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Oggi su tutti i giornali del mondo abbiamo letto che due donne Emmanuelle Charpentier, del Max Plant di Berlino, francese, 52 anni , e Jennifer Doudna, dell’Università di Berkley, americana, 56, hanno vinto  il Premio Nobel per la chimica per i loro studi sul DNA. Una notizia come questa mi riempie di orgoglio di genere. I premi Nobel sono da sempre appannaggio degli uomini; i severi signori svedesi sono, appunto, sempre e solo maschi come i loro premiati e la chimica è materia prettamente maschile. Che soddisfazione vedere che la scelta di Stoccolma sia caduta su due donne, due studiose che faranno parte dell’olimpo di coloro che ricevono l’altissimo riconoscimento.Crisp il loro metodo biotech di nuova generazione, è capace di apportare modifiche al Dna degli esseri viventi, si parla infatti di editing genetico che corregge gli errori e i difetti del Dna. Questo servirà moltissimo alle nuove terapie contro il cancro e per molte  malattie ereditarie  ma avrà anche, tra l’altro, un importante uso in agricoltura contro gli insetti dannosi in quanto portatori di  malattie.

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Il desiderio di essere come tutti.

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Questo libro di Francesco Piccolo, edito da Einaudi, ha vinto il premio Strega nel 2014, ma io l’avevo perduto e solo ora l’ho comprato dopo averne letto qualche pagina a casa di amici.E’ come rivedere gli ultimi quaranta anni della politica italiana intrecciati alla vita del protagonista. L’autore è estremamente sincero con se stesso ma ci strappa  anchemolti sorrisi nelle descrizioni ironiche di alcuni momenti cruciali della sua vita. A cominciare da una data “ il 24 giugno 1974 al settantottesimo minuto di una partita di calcio , quando sono diventato comunista…” quando Germania est e Germania ovest si affrontavano ai mondiali . E lui che aveva dieci anni, si trova schierato dalla parte  della prima con quella che suo padre e i giornali trattavano come “la squadra delle riserve” , quasi una squadra di serie B. “Pian piano cominciai a sentire un’incontrollabile simpatia per quegli sconosciuti, più deboli, più fragili, più lontani, più poveri e con le tute più tristi…” Rimane affascinato da Berlinguer e la politica italiana si snoda nelle pagine del libro intervallatada due storie d’amore importanti raccontate con grande ironia, la prima con  Elena, compagna di banco al liceo scientifico che faceva parte del Movimento all’epoca del rapimento Moro, e l’altra Chesaramaiche poi diventerà sua moglie….

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Storia del gattino Questo.

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Una nuova casa, un nuovo periodo della mia vita. 65 per ricominciare, insomma. E quando sono arrivata nella nuova casa, sui tre gradini davanti alla porta ho trovato un gattino che chiedeva insistentemente da mangiare e, con occhi imploranti, di entrare. L’inquilina prima di noi aveva l’abitudine di dar da mangiare sia a lui che ad altri gatti che la sera e la mattina reclamavano cibo e acqua. Ma erano tutti molto aggressivi, gatti di strada, abituati a sopraffarsi anche con violenza pur di ottenere il cibo. E chi rimaneva sempre senza nulla? Il povero gattino chiamato da lei Questo per distinguerlo dai suoi fratelli molto simili a lui. Questo voleva sì da mangiare ma cercava soprattutto carezze. Più piccolo degli altri, grigio ma con delle belle striature scure da tigrotto e i polpastrelli delle zampe neri. E sempre lì ad aspettare una carezza, una grattatina sulla testa e magari di essere preso in braccio. Avrei voluto prenderlo in casa ma mio marito non era molto entusiasta, ma mentre cercavo di convincerlo, il gattino improvvisamente sparisce. Per giorni e giorni l’ho chiamato ma niente, arrivavano tutti gli altri gatti ma lui no. Che fine aveva fatto? Forse era stato preso in casa da qualcun altro o magari gli era successo qualcosa di brutto. Forse era stato investito da una macchina? Mi sentivo in colpa per non averlo preso io, chissà che fine aveva fatto povero gattino. Finché una mattina ho sentito   miagolare sui gradini di casa, ecco era tornato! Ma purtroppo era quasi cieco da un occhio, probabilmente era stato sopraffatto in un combattimento con qualche gatto più grande.

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 Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha rilasciato oggi la seguente dichiarazione:

«La Giornata Internazionale delle persone anziane compie trent’anni. È stata deliberata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per porre all’attenzione degli Stati e delle pubbliche opinioni il tema dell’invecchiamento della popolazione, con le necessità di assistenza e di cura che esso porta con sé, ma anche con tutte le potenzialità che le generazioni più mature possono esprimere in favore della comunità.

La Giornata di oggi assume un significato del tutto particolare, di fronte alla pandemia che tiene impegnato il mondo intero e che ha fin qui colpito in misura prevalente proprio gli anziani, spezzando vite e affetti, mettendo in evidenza la fragilità della loro salute, costringendoli in molti casi all’isolamento e, dunque, a un rischio di grave emarginazione e discriminazione.

Tutte le comunità hanno bisogno dell’apporto delle diverse generazioni. Ogni generazione ha un contributo indispensabile da portare al bene comune. Con sgomento, in questi mesi, siamo stati testimoni della sofferenza e della morte di tante persone anziane. E laddove la diffusione del virus è stata più ampia o dove le condizioni di indigenza erano più critiche, lo strazio è stato anche maggiore.

La composizione della popolazione mondiale sta cambiando velocemente. L’innalzamento dell’età media e il prolungamento della vita sono trasformazioni sociali tra le più significative a livello globale. La grande sfida contro la fame e la povertà passa dalla capacità di affrontare la questione demografica con senso di umanità e spirito di cooperazione. La qualità del nostro stesso modello di comunità e di sviluppo dipende anche da come sapremo garantire i diritti e i servizi ai cittadini di età più avanzata e da come sapremo integrarli nei processi sociali, incalzati da mutamenti molto veloci ma sempre bisognosi di dialogo e di solidarietà.

Tante volte sono gli anziani a insegnarci il rispetto dei valori, a ricordarci le radici, a indicarci la strada della dignità, della dedizione, della generosità. Il loro esempio in questo tempo difficile è un patrimonio straordinario che non dobbiamo e non vogliamo disperdere.

 

 Fonte: sito del Quirinale

Un giorno a Todi per la mostra sui grandi deserti del mondo.

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Dal 3 ottobre al 28 novembre 2020 il Museo Civico e il Complesso del “Nido dell’Aquila” di Todi
(PG) ospitano un percorso di 53 fotografie che raccontano i grandi deserti del nostro pianeta
attraverso lo sguardo di John R. Pepper.
Titolo della mostra: “Ihabited Desert”, 53 immagini analogiche della sua Leica M6 In cui Pepper
narra il suo viaggio.
Il percorso espositivo è accompagnato da video sul backstage del fotografo, con interviste alle
guide che lo hanno accompagnato e ai personaggi incontrati. Un dietro le quinte attraverso cui il
visitatore potrà comprendere il complesso processo creativo fotografico di Pepper, dai preparativi,
allo scatto e alla stampa, condividendo così la piena esperienza dell'artista come se fosse la
propria.
John R. Pepper (1958), nato e cresciuto a Roma, vive tra Palermo, Parigi e New York. La sua
carriera nel mondo della fotografia analogica in bianco e nero inizia all’età di 14 anni con un
praticantato a fianco di Ugo Mulas; nello stesso anno pubblica una sua fotografia su Newsweek.
Pepper lavora con la LeicaM6 e pellicola “Ilford HP5”, stampando su carta Baritata ai sali
d’argento.

“I deserti hanno sempre affascinato i fotografi” - dice Pepper - “La ragione che spesso li porta lì è
catturare la bellezza del paesaggio. Una bella sfida, ma non era quello che cercavo: io volevo
andare oltre. La mia idea, il mio intento, è stato usare il deserto come il pittore sfrutta la verginità
di una tela bianca. Ho cercato di scoprire quali immagini si offrivano al mio sguardo – a volte erano
visioni figurative, altre volte astratte e la simbiosi tra il paesaggio che avevo davanti e le immagini
sepolte dentro di me. Alla fine di questa ricerca subliminale, la mia fotografia, la mia “tela”, si fa
espressione del mio essere profondo, delle mie percezioni di artista”.

Tre anni di lavoro, 18.000 chilometri percorsi nei deserti di Dubai, Egitto, Iran, Israele, Mauritania,
Oman, Russia e Stati Uniti, hanno permesso a Pepper di scoprire luoghi che esprimono complessità
e diversità emotive oltre che geografiche. Un viaggio soprattutto interiore che emerge dai silenzi
delle immagini e palesa la scoperta di quanto questi accomunino l’umanità in incontri intensi e
profondi.

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