Salute e Benessere

Novembre

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Novembre è il mese  della memoria. È il mese in cui ricorre il  giorno dedicato ai defunti, coloro che non abitano più  fisicamente tra gli affetti dei loro cari, ma abitano tra i ricordi e le tracce della memoria di tutti. “Assenza più acuta presenza” recita una poesia di Attilio Bertolucci,  sintesi, che solo nella poesia è possibile, del senso della mancanza. L’elaborazione del lutto pervade la vita degli esseri umani, perché il ciclo della vita prevede una nascita e una morte, coinvolgendo l’Umanità nella necessità di confrontarsi costantemente con la felicità di accogliere e il dolore di lasciar andare. Non è facile entrare in una dimensione così complessa e fonte di sofferenza quale la irreversibile separazione da una persona cara, le cui componenti sono il tempo, i ricordi, la memoria e l’emozione. Esiste la possibilità di oggettivare tali componenti? Certamente no, la soggettività rende unica la perdita e il prenderne coscienza.

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Voglia di dolce!

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Chi non ha voglia di qualcosa di dolce in questo periodo? In una famosa pubblicità,  che gli over ricorderanno sicuramente, una signora in una lussuosissima automobile  soddisfa il suo “languorino” con una cascata di cioccolatini dorati, però non è dato sapere se sufficienti. Oggi, la voglia di dolce potrebbe non essere semplicemente voglia di zuccheri, tra l’altro vietati per non creare problemi alla salute,  ma desiderio di gratificazione, di appagamento o di bisogno di eventi lieti e di buone notizie. La voglia di dolce, spesso,  cerca di riempire   vuoti o compensare mancanze nel modo più rapido ed efficace, anche se effimero.  Non serve resistere alla dolce tentazione con atti eroici se non si decodifica quel “languorino” rendendolo significativo e depotenziarlo nella sua dirompenza. Si potrebbe  rispondere alla voglia di dolce leggendo dentro se stessi  quale altro desiderio si sta cercando di surrogare  e provare a soddisfarlo.

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“Un’Àncora per non dire più Ancóra, cambiare accento per cambiare prospettiva.”  Il progetto itinerante ideato e promosso dalla psicoterapeuta e arpaterapeuta Sira Sebastianelli riprende il suo viaggio, dopo la sospensione pandemica, e il 7 agosto sarà in Piemonte.  Sono previsti due spettacoli alle ore 18,30 e alle 21 e l’ingresso sarà gratuito.

L’Abbazia di Santa Maria di Vezzolano è  un luogo fortemente evocativo di sensazioni antiche, in perfetta armonia con le risonanze  delle  cinque arpe dell’Ensemble Sinetempore Harp Attack che eseguiranno brani musicali tratti dal canzoniere popolare internazionale, le cui tematiche vertono sulle violenze fisiche, morali e psicologiche subite dalle donne nei secoli.

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Riabilitiamoci!

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Quando si sente parlare di riabilitazione si avverte un sussulto, perché si visualizza una condizione di immobilità del corpo che richiede un percorso  fisioterapico.  In realtà, la riabilitazione è anche psicologica, tant’è che l’articolo 1 della Legge n. 56 del 18 Febbraio 1989, che regolamenta la professione di psicologo, recita: “La professione di psicologo comprende l’uso di strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito.”

Naturalmente  l’intento di questo excursus non ha lo scopo di entrare nel merito di una riabilitazione a carattere terapeutico, ma prendere spunto per focalizzare l’attenzione sulla necessità che ognuno di noi può avere, in una fase  post-pandemica, di riprendere il cammino riabilitativo della vita con entusiasmo, andando oltre la paura.  I lunghi mesi trascorsi a convivere con un virus sconosciuto e insidioso  hanno gradualmente eroso le basi su cui  poggiavano le relazioni umane.  Il distanziamento sociale ha spesso prodotto la distanza sociale, per la diffidenza nei confronti del prossimo (forse infetto), l’impossibilità a esprimere le proprie emozioni epidermiche, l’inibizione di slanci stimolati da un desiderio rimasto inesaudito, oltre a comportamenti di chiusura preventiva che in alcuni casi sconfinava in agorafobia.

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AUTUNNO OVER

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L’autunno è alle porte

L’autunno è alle porte e si percepisce  il desiderio di riprendere attività interrotte da tanto  tempo,  vagheggiandole  lontane dalla loro realizzazione.  Un sogno che sta per diventare realtà, ma che porta con sé  dubbi e domande.  Insicurezza, paura, diffidenza e reticenza  caratterizzano le sensazioni che accompagnano una decisione da prendere, come avviare  una attività ludica, sociale, sportiva o culturale.  Lo slancio percepito è inibito dal bisogno di valutare e di controllare se i margini di sicurezza siano garantiti, affinché si possa allontanare il timore di un contagio. Ebbene sì! Per quanto si abbiano informazioni per avere sotto controllo il procedere della pandemia che ci attanaglia da quasi due anni, anche le notizie confortanti non consentono di osare e riprendere quanto forzatamente abbandonato.  Naturalmente essersi abituati a rispondere di no a qualunque  desiderio, ha prodotto un’indisposizione mentale a procedere istintivamente alla sua realizzazione, ritrovandosi nella contraddizione  di volere ma di non potere.

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CICALE CICALE CICALE

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Se si dovesse scegliere il simbolo più rappresentativo  del  caldo e dell’afa estiva penso che la cicala ne uscirebbe vincente. Dopo l’ingresso della stagione estiva, all’improvviso nelle ore più calde, il frinire delle cicale rompe il silenzio del giorno. Come non ricordare la favola di La Fontaine che  contrapponeva  lo stridio estivo  delle cicale perditempo senza cibo durante l’inverno, con l’operosità delle formiche  infaticabili  e previdenti  con la dispensa piena?

Nei racconti del mito si narra che il mortale Titone fu reso immortale  per amore di Eos, ma non eternamente giovane, così Zeus per  non lasciare che si consumasse in una vecchiaia senza fine lo trasformò in cicala, diventando un simbolo di immortalità.  Immortalità, quindi, ma anche imprevidenza seconda la favola di La Fontaine, due aspetti che sembrerebbero condannare la cicala a una vita infinita,  senza pensare al futuro in un eterno presente.

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