Salute e Benessere

WISTARIA

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Un ricordo antico che cambia nome, ma ne lascia il sapore e la bellezza. In primavera facilmente ci s’imbatte in cascate  blu-violetto, lilla o bianche di fiori bellissimi, dal profumo leggero ma inebriante. Questa cascata di fiori l’ho sempre conosciuta col nome di Glicine, ma, approfondendo, scopro che il nome botanico è Wistaria  sinensis, floribunda e venusta. La sinensis, che  sembra essere quella più diffusa, riconduce all’infanzia, quando, incredibile a dirsi, i fiori si potevano assaggiare direttamente dalla pianta, succhiandone l’interno. Sapore dolce e  ignoto che difficilmente oggi si avrebbe il coraggio di recuperare, per come l’incontaminata aria del passato concedeva. Perché il glicine?  In fondo i ricordi del passato  hanno la forza di spingere verso l’eternità, per quella sensazione di tempo infinito che sembra intercorrere tra il ricordo e il presente. Ricordi utili a recuperare segmenti di vita, che ritornano in evidenza per riconnettersi con le radici lontane dell’esistenza. La semplicità delle esperienze vissute nel passato ridimensiona la complessità del tempo presente,  con le sue difficoltà senza apparente soluzione.

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Tappeto Volante

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Chi non vorrebbe un tappeto volante, oggi? Un tappeto volante per sorvolare i tetti delle città in sicurezza, oltre gli assembramenti e i distanziamenti? La risposta è facile: tutti, specialmente gli over e le over che, in questi giorni d’autunno, sentono crescere la paura e l’incertezza. Il pensiero magico-animistico che caratterizza il mondo dell’infanzia, purtroppo, svanisce nell’arco di pochi anni, quando sopraggiunge la cognizione che l’essere umano non è  magico  e di conseguenza lascia il tappeto a terra senza nessun propulsore fantastico.

Però, un po’ di magia non guasta per sentirsi comunque su un tappeto che delimita uno spazio sacro, qual è la vita di un essere umano. Ormai vivere nel distanziamento è un imperativo salvifico che ci  dovrebbe far sentire all’interno del  confine utile alla prevenzione di un contagio.

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POSITIVO!

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Chi non ha un sussulto quando legge o sente il termine “positivo”?  Un termine che dovrebbe avere un connotato essenzialmente buono e favorevole, mentre sempre più è associato a uno stato di malattia, perché ne conferma la presenza.

Spesso non ci rendiamo conto di quanto un termine possa essere ambivalente nel suo significato, in relazione all’uso  cui è destinato. Il pensiero che il positivo abbia risvolti negativi  e il negativo abbia risvolti positivi produce un corto circuito, al punto di dover creare schemi mentali  adatti alla classificazione dell’evento.  Il positivo in genere si associa al bianco e il negativo al nero, due colori opposti come la luce e il buio. Dove c’è luce non c’è buio e dove c’è buio non c’è luce, ma la luce può produrre le ombre, quelle zone  sconosciute alla coscienza dove si annida l’ignoto. È  in quella zona  d’ombra che si cela il negativo che  sconfina nel positivo deprivandolo del suo significato originario. La consapevolezza che la luce produca ombre, offre la possibilità di  riflettere su quanto il confine tra il positivo e il negativo sia labile. 

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DUBBIO

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Dall’essere o non essere di Shakespeare  “Il  ‘dubbio amletico’ è diventato l’emblema, il simbolo e la manifestazione archetipica, dell’uomo in bilico tra la consapevolezza della realtà e la rinuncia a essa.” (Carotenuto,A., L’Ombra del Dubbio, Tascabili Bompiani, Milano 2005, pag.6).  In questo periodo storico sembra essere tornato alla ribalta ancora di più il dubbio, che avvolge, con un velo impenetrabile, l’esistenza dell’umanità, che ogni giorno  cerca di cogliere qualche indizio per scegliere la strada da percorrere.  Il dubbio invade anche quelle scelte quotidiane che sembravano scontate, ma che improvvisamente non lo sono più, come per esempio decidere se andare o non andare al cinema, al ristorante, in vacanza, in ferie e così per qualunque altra decisione. Ogni scelta è fonte di ripensamenti,  di ruminazioni mentali, di valutazione di pro e di contro fino ad arrivare alla sensazione di essere spossati e sfiniti senza aver deciso nulla! Tant’è che si lascia  decidere al caso, rimanendo immobili e passivi.

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Il compagno e la compagna di banco

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Le scuole riprendono la loro attività negli edifici abbandonati  per il Covid19, ma,  oltre ai tanti dispositivi di sicurezza che sono usati per la prevenzione del contagio,   il distanziamento  rende necessario il banco monoposto e di conseguenza scompare il compagno o la compagna di banco. Il ricordo dei tempi della scuola è costellato di persone con le quali si è condiviso un ciclo  o addirittura tutti i cicli scolastici con la stessa presenza al proprio fianco.   A volte, prima dell’inizio della scuola, si prendevano accordi  con i compagni di classe per decidere con chi sedere al banco, oppure  si scatenavano  gelosie per “tradimenti” che si consumavano durante l’anno. Quando i compagni o le compagne di banco erano assenti, si percepiva un vuoto che  produceva disagio, come se mancasse una protezione dalle paure o dalle ansie che il compito in classe o l’interrogazione sollecitavano.

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EUFORIA

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“Che sensazione di leggera….euforia”, sì euforia e non  follia, come, invece, recita la canzone di Mogol e Battisti, è quanto si respira oggi   nell’aria, trovandosi in zone dove molta gente si affolla per trascorrere i giorni caldi dell’estate, come le spiagge marine o le zone della movida notturna delle città. Da diversi giorni cercavo di cogliere l’essenza significativa  di quanto mi è capitato di osservare nei luoghi  deputati al tempo libero, percependo una sorta di  elevazione del tono della voce o della marcata manifestazione della  ricerca di vicinanza tra le persone, compatibile, più o meno, con il rispetto della distanza, fino ad arrivare a trovarla nell’ euforia.   L’euforia è un’emozione umana, che accompagna l’ allegria, ma che può sconfinare nell’esuberanza quando si vivono eventi positivi, per sottolineare la necessità di liberarsi dal controllo oppressivo del rispetto della regola e lasciarsi andare a una sorta di ebbrezza catartica.    L’euforia può  essere anche un sintomo del disturbo dell’umore, ma non è in questo senso che ne vorrei  rintracciare un significato psicologico per  questo periodo storico. 

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