Vigilia
Vigilia, termine evocativo dell’attesa. Oggi più che mai l’attesa accompagna la vita quotidiana. Da quando la pandemia ha costretto l’Umanità a un nuovo stile di vita, i verbi aspettare e attendere, infatti, sono stati coniugati costantemente al futuro da chiunque aspirasse a soddisfare un bisogno o a esaudire un desiderio. Nel libro di Hermann Hesse “Siddartha”, al protagonista della storia narrata, qualcuno chiede: “…Che cosa sai fare, dunque?” e la risposta è: “Io so pensare. So aspettare. So digiunare”. L’attesa, quindi, come condizione psichica per non cedere alla fretta o all’ansia di vedere quanto stia per giungere o per compiersi. Una lunga vigilia da vivere, affinché maturino i tempi per procedere a quanto necessario per sé. Il “saper aspettare” di Hesse riferito al non farsi trascinare verso l’anticipazione degli eventi, per non rimanere delusi dalla prematurità o incompletezza degli stessi, modifica la percezione del tempo da cronologico a psicologico.


