SALUTE E BENESSERE

Dignitosamente

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Dignità! Termine che racchiude il senso della vita di ognuno.  La dignità è una condizione dell’animo che non si può comprare, non si può barattare e  non si può regalare.  Per dignità si  operano scelte, si opta per  condizioni di vita anche disagiate, purché  corrispondenti ai propri principi  e ai propri valori. La dignità segna la strada da percorrere che non prevede compromessi. Eppure, guardandosi intorno, alla dignità individuale non corrisponde una dignità sociale, che dovrebbe essere tutelata e  sostenuta da tutti. La radice etimologica del termine dignità riconduce all’indoeuropeo das che riguarda l’azione di offrire,   venerare, onorare, meritare, insegnare, offrire in sacrificio. Significati che si ritrovano sia nel sanscrito, nel greco e nel latino. La dignità, quindi, prevede il sacrificio,  in nome di un principio (sanscrito),  implica il possesso di una opinione personale (greco), necessita di sentirsi degno (latino). Dalla stessa radice deriva anche il significato di insegnamento, offerta dignitosa della propria conoscenza a chi vuole imparare, a vivere dignitosamente. Ma non sempre le scelte dignitose  garantiscono una vita adeguata, perché possono sottendere  privazioni  che mettono a rischio la stessa esistenza.  Se la dignità personale è tutelata individualmente a ogni costo, la dignità sociale dovrebbe essere patrimonio di tutti per sostenere quella personale. Purtroppo così, spesso, non è. Soprattutto nelle metropoli dove si fa fatica a chiedere aiuto e non si ha alcuna visibilità, specialmente tra gli over. 

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Ultimo bacio?

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L’emergenza sanitaria in cui vive il mondo intero in queste ultime settimane, in seguito al pericolo di diffusione del Corona Virus, ha sicuramente  portato, utilmente, a focalizzare l’attenzione  su quei gesti di quotidiana abitudine come lavarsi le mani,  ma anche, inopportunamente, a guardarsi intorno  con circospezione per cercare di individuare portatori di virus  modificando, inconsapevolmente, atteggiamenti spontanei come baciare amichevolmente persone conosciute da molto tempo.  Certo, la paura è portatrice del dubbio e, di conseguenza, se si deve scegliere se baciare o non baciare, l’astensione è automaticamente prevedibile. Purtroppo, quando s’innesca il meccanismo della paura, il pensiero razionale, che porterebbe a considerare l’assenza di pericolo nel baciare un amico o  un’amica, che non sono cacciatori di virus per professione,  è prevaricato dall’istinto di conservazione che produce la fuga! Come fare per evitare che il bacio sia relegato a un apostrofo rosa tra le parole t’amo?  Sicuramente il buon senso aiuta, oltre alla giusta informazione che consentirebbe di discernere tra il possibile e l’impossibile rischio di contagio.

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COLORI DELL’ANIMA

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Quanto sono importanti i colori  nella vita di un over? A volte si scelgono  sempre gli stessi colori senza rendersene conto, sia per acquistare oggetti e sia per scegliere capi di abbigliamento da indossare. Le fasi della vita,  caratterizzate dai colori, sono in genere più evidenti  quando si guardano fotografie di periodi più o meno lontani ed  è più facile individuare colori che ricorrono.  Ogni persona ha un colore preferito, e anche se   altri colori incontrano preferenze in particolari periodi della vita,  il colore  scelto nell’infanzia, spesso,  rimane stabile. I colori accompagnano gli stati d’animo e la gamma  dei colori da scegliere è ampia,  colori accesi o tenui, chiari o scuri, purché  in sintonia con emozioni e pensieri.  Il colore è un evidenziatore dell’involucro affettivo, in cui ci si sente contenuti in quel momento della vita e dove si accoglie chiunque condivida la  propria strada. I colori sono, inoltre, sempre più usati come nastri   per tracciare strade da percorrere nei luoghi pubblici, dalle metropolitane agli ospedali, dai grandi centri commerciali alle immense aree parcheggio,  per evitare che ci si possa perdere. Il colore, quindi,  come una bussola che segna la rotta.  

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Anni ‘20

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Il riferimento agli anni  ’20, piuttosto che far pensare al 2020, anno appena iniziato,  riporta indietro  di cento anni, al 1920. Sicuramente, nell’immaginario collettivo gli anni venti, del millennio scorso,  si sono consolidati  per gli accadimenti legati alla politica, alla letteratura   o alla pittura, quindi anni intrisi di storia. I nuovi anni ’20 devono ancora essere scritti, vissuti e narrati, di conseguenza sarebbe utile essere consapevoli di quanto sia importante, per la memoria dei posteri, ciò che si va costruendo oggi, affinché   i protagonisti dell’attuale  decennio siano conosciuti nel tempo  nella loro essenza. Nelle librerie o nelle biblioteche si incontrano scrittori  dei trascorsi anni venti, per le strade delle città ancora si  vedono edifici costruiti in quell’epoca, così come le opere  d’arte si possono ammirare  nei musei o nelle gallerie, quindi è un periodo molto presente nella memoria, ma anche nella testimonianza  tangibile di quanto fu prodotto.

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Lettera ai Magi

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In genere in questo periodo si scrive la letterina a Babbo Natale o alla Befana, ma mai ai   Magi, i tre uomini sapienti  che si incamminarono da oriente, seguendo la stella cometa, ipotizzando che un evento eccezionale stava per accadere. Il loro  cammino fu lungo e i regali che portarono con sé erano  doni come l’oro, l’incenso e la mirra che sottolineavano  la natura regale, celestiale e umana del nuovo nato. I Magi sono personaggi che nel presepe sono posti lontano rispetto alla capanna del Bambinello, perché il loro arrivo è previsto per il giorno che verrà  dedicato alla Epifania.  I Magi giungono nel giorno dell’Epifania, perché rappresentano una presenza epifanica,  portatori di scienza e conoscenza,  di cui  l’umanità avrebbe  bisogno ancora oggi.

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Disconnessione

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Quante volte si  desidera di essere disconnessi dalla rete telematica, per provare a vivere il silenzio, senza squilli o trilli  di apparecchi elettronici,  a volte  inopportuni?  L’inquinamento acustico non riguarda solo le strade delle città, ma anche le abitazioni dove   telefoni, sveglie o timer hanno un richiamo sonoro che, se troppo ravvicinati, possono disturbare un bisogno di quiete. Eppure, si può essere anche dipendenti dalla connessione continuativa con il mondo che chiama e richiama,  per  essere sempre informati su quanto accade fuori. Come fare per vivere in contatto con gli altri senza giungere a una saturazione  disturbante che indurrebbe il desiderio di tagliare i fili, che ormai il wireless ha reso anche inutili?  Forse con il coraggio di  assentarsi, di entrare nella funzione offline, come se si stesse attraversando l’oceano su un aereo che conduce in luoghi di pace e serenità.

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