Disconnessione
Quante volte si desidera di essere disconnessi dalla rete telematica, per provare a vivere il silenzio, senza squilli o trilli di apparecchi elettronici, a volte inopportuni? L’inquinamento acustico non riguarda solo le strade delle città, ma anche le abitazioni dove telefoni, sveglie o timer hanno un richiamo sonoro che, se troppo ravvicinati, possono disturbare un bisogno di quiete. Eppure, si può essere anche dipendenti dalla connessione continuativa con il mondo che chiama e richiama, per essere sempre informati su quanto accade fuori. Come fare per vivere in contatto con gli altri senza giungere a una saturazione disturbante che indurrebbe il desiderio di tagliare i fili, che ormai il wireless ha reso anche inutili? Forse con il coraggio di assentarsi, di entrare nella funzione offline, come se si stesse attraversando l’oceano su un aereo che conduce in luoghi di pace e serenità.
Disconnetersi, anche solo cinque minuti quotidianamente, prendendo una distanza dal mondo che viaggia nella fibra ottica e che si manifesta quando vuole, può essere un modo per riconnettersi con se stessi e ascoltarsi. Quando si risponde al telefono, almeno nella lingua italiana, si dice “pronto”, ma si è veramente pronti a rispondere? Ormai il telefono è un’appendice imprescindibile per ognuno di noi, però, se prima di usarlo, si valutasse la reale necessità, consentirebbe di ridurre l’inquinamento acustico di squilli e trilli di suonerie sempre più improbabili e ascoltare il tempo della vita che scorre tra una telefonata e l’altra.
Sira Sebastianelli
psicologa-psicoterapeuta
www.sirasebastianelli.it

