SALUTE E BENESSERE

Valigia over

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Tempo di viaggi, tempo di partenze e di arrivi, tempo per pensare a cosa mettere in valigia e cosa lasciare fuori.  Per quanto  una valigia sia sempre pensata per portare l’essenziale  in realtà, spesso, si  carica di superfluo.  Come fare per  viaggiare con ciò che è utile? Inizialmente, far entrare in valigia il desiderio del viaggio lasciando fuori le preoccupazioni, poi  trovare il posto per l’improvvisazione e dimenticare la routine, infine cercare  spazio per la leggerezza abbandonando i pensieri pesanti.    Naturalmente, è alla  valigia per  psiche che si sta pensando, affinché possa partire per un lungo o breve viaggio con la possibilità di ricaricarsi e rigenerarsi, anche perché è la valigia che rischia maggiormente di appesantire  la vacanza, se non è stata svuotata dalle paure e dalle tristezze. Il testo di una canzone di qualche anno fa, cantata da Patty Pravo,   aveva come protagonista una valigia blu, che aveva lo scopo di  contenere la tristezza di un uomo, la paura di una donna e il pianto di un bambino, restituendo serenità  in cambio di un  sorriso.

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I rumori in vacanza

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Che i rumori vadano in vacanza  è una  vacua speranza! Certo, dipende dal tipo di vacanza che si sceglie, per cui se non si va verso un’ altissima montagna o su  un’isola disabitata  qualche rumore inopportuno ci sarà sempre.  Ci sono rumori oggettivamente fastidiosi, come per esempio quello di un martello pneumatico e rumori soggettivamente insopportabili,  che appartengono alle idiosincrasie di ognuno.  La stagione estiva è di per sé una stagione rumorosa perché si vive di più all’aperto, perché le finestre sono aperte e perché il caldo rende meno tolleranti a tutto ciò che interferisce con il desiderio di riposo.   Molti rumori potrebbero anche essere attutiti da  chi lo produce, facendo attenzione a chi gli è accanto, abbassando la suoneria di un cellulare oppure  rispettando gli orari preposti al riposo oppure  evitando di elevare il tono della voce o di suonare inutilmente un clacson.

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FRATTURA OSSEA

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Il termine frattura risuona come un terremoto nella mente, evocando le paure più antiche e profonde.  Frattura vuol dire perdita di autonomia e, anche se solo per un periodo limitato, per un over, può significare  il timore  di non riuscire a riabilitare  in tempi brevi la zona del corpo, immobilizzata per  molti giorni, scatenando angoscia.

Frattura può voler dire dipendenza, incapacità a muoversi nello spazio come si vorrebbe, ma può voler dire anche, di contro, tanto tempo per pensare. I pensieri che si rincorrono nella mente di un over, che non può  vivere nella sua routine rassicurante,  sono spesso negativi e  incidono sul tono dell’umore in modo invalidante. L’over che ha la fortuna di avere una rete familiare di supporto può essere avvantaggiato nel sentirsi meno solo, ma, ove non ci fosse, l’assistenza rappresenterebbe  un problema  e il rischio depressivo sarebbe maggiore. Frattura è una spaccatura che va ricucita   con tempo e pazienza, affinché si ricostruisca   la ferita subita,  che evidenzia la fragilità con cui l’essere umano convive e l’over ancor di più. A volte anche una caduta banale può produrre danni che sembrano cancellare la  costruzione faticosa di una strada dignitosa, autonoma ed efficiente, al punto di  far svanire  quella qualità necessaria all’essere umano che si chiama resilienza. 

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Nessun Dorma…..

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Il sonno degli over a volte è un sonno breve o  frammentato, con difficoltà di addormentamento o con risveglio precoce. Importante sarebbe svegliarsi riposati, indipendentemente dalle  ore di sonno, ma spesso un senso di stanchezza è avvertito, al punto di indurre l’esigenza di un riposino pomeridiano, che se, da una parte, è rigenerante, dall’altra,    produce difficoltà di addormentamento notturno. Nel periodo in cui è in vigore l’ora legale, poi, si può ancor di più modificare il ritmo circadiano, del sonno-veglia, rendendo faticoso  il risveglio mattutino. La qualità del sonno è messa a repentaglio da molti fattori, non tutti individuabili, per cui può essere utile qualche piccolo accorgimento per garantirsi un riposo adeguato, come, per esempio, cercare di camminare durante le ore più fresche del giorno e, se  possibile,  incontrare persone amiche con cui dialogare, distogliendo la mente da pensieri che spesso ricorrono la notte. 

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Non gioco più!

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L’espressione “Non gioco più!” può essere interpretata sia come una drastica decisione di non giocare più, sia come una considerazione di assenza di gioco dalla propria vita. La prima interpretazione  può essere tipica dei bambini che disapprovano le regole di un gioco e ne escono con un moto di ribellione, mentre la seconda  può essere un’amara riflessione di adulti che  notano l’assenza del gioco dalla loro vita.   In questo spazio ci interessa approfondire quanto gli over siano consapevoli della mancanza del gioco dalla loro vita, ponendo attenzione su  quanto siano  capaci di  ironizzare su accadimenti  poco significativi,  su quanto  approfittino  di un momento ludico che si presenta inaspettatamente nella solita routine  e su quanto, a fine  di giornata,  si pongano  la domanda se  si  sia riusciti ad alleggerire la portata delle incombenze  quotidiane con un po’ di piacere.   In genere, si è abituati a vedere  gli over che giocano, ma insieme ai loro nipoti,   quasi per giustificare  a se stessi  un’attività ludica  non consona all’età, mentre è quasi impossibile  incontrare over che si divertono, tra di loro, giocando.

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INVISIBILITÀ

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Quante volte è capitato di camminare per strada, entrare in un negozio, essere in fila per accedere a uno sportello pubblico e  avere la sensazione di essere invisibili?

Invisibili alla sensibilità, invisibili alla comprensione, invisibili all’attenzione degli altri? Il paradosso del ventunesimo secolo è proprio rappresentato dalla massima visibilità che si può avere nel mondo virtuale, contrapposta alla massima invisibilità percepita nel mondo reale.  Gli over, ma non solo, soffrono della invisibilità di cui a volte si sentono vittime, al punto di sentirsi privi di consistenza corporea. La distrazione degli altri  è frutto  di  altra invisibilità di cui soffrono, conseguenza del timore di non essere considerati, apprezzati o accettati  ed essere costretti a imporsi a tutti i costi, sgomitando se necessario.  Quando ci si sente invisibili può essere utile pensare che in fondo si sta percependo l’invisibilità dell’altro, come se fosse la propria,  poiché chi erge la propria ombra per oscurare chi gli è intorno, in realtà, ottiene solo una visibilità effimera.

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