Non gioco più!
L’espressione “Non gioco più!” può essere interpretata sia come una drastica decisione di non giocare più, sia come una considerazione di assenza di gioco dalla propria vita. La prima interpretazione può essere tipica dei bambini che disapprovano le regole di un gioco e ne escono con un moto di ribellione, mentre la seconda può essere un’amara riflessione di adulti che notano l’assenza del gioco dalla loro vita. In questo spazio ci interessa approfondire quanto gli over siano consapevoli della mancanza del gioco dalla loro vita, ponendo attenzione su quanto siano capaci di ironizzare su accadimenti poco significativi, su quanto approfittino di un momento ludico che si presenta inaspettatamente nella solita routine e su quanto, a fine di giornata, si pongano la domanda se si sia riusciti ad alleggerire la portata delle incombenze quotidiane con un po’ di piacere. In genere, si è abituati a vedere gli over che giocano, ma insieme ai loro nipoti, quasi per giustificare a se stessi un’attività ludica non consona all’età, mentre è quasi impossibile incontrare over che si divertono, tra di loro, giocando.
Vero è che ci sono over che giocano a carte, a bocce, a scacchi, ma dov’è il gioco senza regole, il gioco del puro divertimento, il gioco dell’improvviso bisogno di stemperare la vita? Qualche giorno fa mi è capitato di notare tre adulti che giocavano in un cortile con delle piccole racchette, intenti a scambiarsi una pallina senza farla cadere, si divertivano, si muovevano per quanto potevano, senza pensare alla loro età, al loro ruolo nella società e a cosa avrebbero pensato gli altri. Il gioco come ingrediente della vita, che si dimentica di usare, perché non più disponibile nella dispensa della memoria, piena ormai di giochi virtuali e di doveri reali, forse andrebbe riconsiderato, per poter ogni tanto chiedere: giochiamo?
Sira Sebastianelli
psicologa-psicoterapeuta

