FRATTURA OSSEA
Il termine frattura risuona come un terremoto nella mente, evocando le paure più antiche e profonde. Frattura vuol dire perdita di autonomia e, anche se solo per un periodo limitato, per un over, può significare il timore di non riuscire a riabilitare in tempi brevi la zona del corpo, immobilizzata per molti giorni, scatenando angoscia.
Frattura può voler dire dipendenza, incapacità a muoversi nello spazio come si vorrebbe, ma può voler dire anche, di contro, tanto tempo per pensare. I pensieri che si rincorrono nella mente di un over, che non può vivere nella sua routine rassicurante, sono spesso negativi e incidono sul tono dell’umore in modo invalidante. L’over che ha la fortuna di avere una rete familiare di supporto può essere avvantaggiato nel sentirsi meno solo, ma, ove non ci fosse, l’assistenza rappresenterebbe un problema e il rischio depressivo sarebbe maggiore. Frattura è una spaccatura che va ricucita con tempo e pazienza, affinché si ricostruisca la ferita subita, che evidenzia la fragilità con cui l’essere umano convive e l’over ancor di più. A volte anche una caduta banale può produrre danni che sembrano cancellare la costruzione faticosa di una strada dignitosa, autonoma ed efficiente, al punto di far svanire quella qualità necessaria all’essere umano che si chiama resilienza.
Anche l’over è dotato di resilienza, ed è utile richiamarla a sé per riuscire ad attivare tutte le risorse utili per trovare una condizione mentale e psicologica necessaria a non lasciarsi andare al senso di inutilità del recupero. La metafora del terremoto usata all’inizio di questo articolo può rendere l’idea di come un over possa sentirsi destabilizzare nelle sue certezze, all’improvviso, risucchiato dentro quella spaccatura dalla quale però può aver modo di vedere il mondo in un’altra prospettiva e prendere spunto per cambiare qualcosa, per avviare un modo nuovo di vivere la vita, con la fiducia di poter tornare alla mobilità del corpo e dell’anima.
Sira Sebastianelli
psicologa-psicoterapeuta

