Salute e Benessere

Un ossimoro: il letargo di Primavera

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La sospensione della vita attiva, in questo periodo di quarantena per il virus che ancora si aggira  nell’aria che respiriamo, evoca la sensazione di essere in letargo, nonostante sia Primavera, la stagione del risveglio! Un letargo vigile, che dilata lo scorrere  del tempo,  che sta agendo un surreale assopimento delle sensazioni.  La valanga di eventi inimmaginabili, scanditi da cifre e percentuali degli effetti mortiferi del contagio virale,  ha reso necessario attivare meccanismi di difesa in grado di filtrare l’enorme portata delle emozioni, per non esserne sopraffatti. Nella settimana santa, che  conduce alla Pasqua, sembrano aprirsi spiragli di luce che inducono a ipotizzare una prossima tregua. Intanto, però, è necessario continuare nei comportamenti di tutela per sé e per gli altri, affinché si possa pian piano riprendere il risveglio di primavera, insieme alla ricostruzione della propria vita di relazione con la consapevolezza che richiederà tempo, sia per viverne la fisicità sia per goderne per come si era abituati.

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Il canto dell’attesa

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Io canto per consumare l’attesa:

annodarmi la cuffia, richiudere la porta di casa,

non ho altro da fare

 

finché, al suo avvicinarsi,

ci facciamo incontro al giorno,

e ci raccontiamo l’un l’altro la storia

di come cantammo – per scacciare la tenebra

(Emily Dickinson, da Quel che sappiamo dell’amore, ed.Acquaviva,2001)

 

Quanto sono attuali i versi di Emily Dickinson, oggi, al tempo del Covid19.

Un’umanità reclusa nelle proprie case per proteggersi dal contagio di un virus infido, impegnata nella  narrazione di sé  in un tempo in cui il fare assume un significato diverso dal passato.  I balconi e le finestre sono  luoghi d’incontro con l’altro, spiragli di  condivisione  della vita, anche con canti dirompenti, che assomigliano  ai cinguettii dei  piccoli uccelli in gabbia che alzano il volume del loro  canto per compensare la libertà negata.   Emily Dickinson visse gran parte della sua vita all’interno della sua casa, scrivendo le sue poesie come canti intimi, ma anch’essi dirompenti, che attraversavano qualunque porta chiusa a chiave. 

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Padri Over

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Il 19 marzo ricorre la Festa del Papà e saranno  molti i papà over a non poter festeggiare con i  figli, le figlie e i nipoti. L’emergenza virus purtroppo è ancora una realtà che costringe gli abitanti dell’Italia e di  altri Paesi a stare in casa senza poter uscire.  L’impossibilità  di vedere i propri padri,  nel giorno della festa del papà,  se da una parte è motivo di sofferenza, dall’altra è espressione di attenzione della salute reciproca.      Un domicilio coatto di protezione e di purificazione. Incredibilmente, nell’etimologia di un termine, come spesso accade,  è insito il senso di un comportamento da seguire.   Il termine latino pater deriva dalla radice indoeuropea pa che ha due significati, il primo relativo alla purificazione mediante l’assunzione di acqua, quindi il  bere, il secondo si riferisce all’effetto salvifico della purificazione,  insito nel preservare e nel proteggere. Di conseguenza, mai come per l’anno  2020 la festa del papà acquista un significato che sconfina dal circoscritto ricordo del genitore.  Il 19 marzo si dovrebbe festeggiare il padre dell’Umanità, colui che adempie i riti di purificazione come avveniva nei tempi più remoti della storia dell’essere umano.

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Dignitosamente

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Dignità! Termine che racchiude il senso della vita di ognuno.  La dignità è una condizione dell’animo che non si può comprare, non si può barattare e  non si può regalare.  Per dignità si  operano scelte, si opta per  condizioni di vita anche disagiate, purché  corrispondenti ai propri principi  e ai propri valori. La dignità segna la strada da percorrere che non prevede compromessi. Eppure, guardandosi intorno, alla dignità individuale non corrisponde una dignità sociale, che dovrebbe essere tutelata e  sostenuta da tutti. La radice etimologica del termine dignità riconduce all’indoeuropeo das che riguarda l’azione di offrire,   venerare, onorare, meritare, insegnare, offrire in sacrificio. Significati che si ritrovano sia nel sanscrito, nel greco e nel latino. La dignità, quindi, prevede il sacrificio,  in nome di un principio (sanscrito),  implica il possesso di una opinione personale (greco), necessita di sentirsi degno (latino). Dalla stessa radice deriva anche il significato di insegnamento, offerta dignitosa della propria conoscenza a chi vuole imparare, a vivere dignitosamente. Ma non sempre le scelte dignitose  garantiscono una vita adeguata, perché possono sottendere  privazioni  che mettono a rischio la stessa esistenza.  Se la dignità personale è tutelata individualmente a ogni costo, la dignità sociale dovrebbe essere patrimonio di tutti per sostenere quella personale. Purtroppo così, spesso, non è. Soprattutto nelle metropoli dove si fa fatica a chiedere aiuto e non si ha alcuna visibilità, specialmente tra gli over. 

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FORZA OVER!

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Tante generazioni si sono confrontate nei secoli con epidemie e pandemie! Il ‘900 ne ha affrontate più di una e il terzo millennio nei suoi primi venti anni ha già incontrato virus di ogni specie, ma il covid 19 ha colto tutti di sorpresa nella sua inimmaginabile forza distruttiva. La categoria degli over continua a essere la più vulnerabile, quindi anche la più sensibile nel subire gli effetti psicologici conseguenti la paura, la preoccupazione e la solitudine.  L’isolamento cui la clausura salvifica costringe per preservarsi dal contagio ha, comunque,  conseguenze sulla qualità di vita. Le conseguenze più evidenti  riguardano il sonno e la fame. La fame e il sonno  sono i bisogni primari  generalmente  più coinvolti  e quindi non  soddisfatti adeguatamente. L’insonnia e l’inappetenza, sono le manifestazioni sintomatiche maggiormente lamentate dagli over, e non solo, che producono  una carenza di adeguato riposo e di nutrimento, oggi più che mai alla base del sostegno del sistema immunitario.   La condizione anomala di restrizione della libertà di movimento, mai vissuta in precedenza, incide fortemente sulla capacità di adattamento, cui bisogna ricorrere, per accompagnare gli eventi. Ovviamente, come accennavo pocanzi, la paura, la preoccupazione e la solitudine da isolamento, non sono condizioni psicologiche che favoriscono un contenimento delle emozioni, al punto che il pensiero costante dell’emergenza virus si trasforma sempre di più in rumore di fondo.

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Divieto per gli over 65!

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In questi giorni di corona virus, tra le diverse misure  adottate, per arginare la diffusione del contagio, c’è anche quella di consigliare agli over e alle over,  di evitare luoghi affollati o situazioni  reputate più rischiose, affinché  si possa meglio tutelare la propria salute.  Ormai, sono settimane che si  diffondono dati statistici sull’andamento del contagio,  riscontrando  le percentuali più alte tra  gli over, più esposti a conseguenze gravi, se  non gravissime.  La paura può, naturalmente, insorgere, ma  per aiutare a percepire e a conoscere meglio le situazioni da evitare, consultando  gli esperti,  per non  sconfinare nel panico o nell’angoscia. Quando ci si deve difendere da un nemico invisibile, la conoscenza è sicuramente l’arma più efficace. Importante è  evitare pensieri di inutilità e di rassegnazione di fronte alla minaccia del contagio, mantenendo la consapevolezza che è solo una questione di tempo, perché prima o poi finirà. Di fronte, però,  a divieti che circoscrivono  la libertà individuale, il tempo si dilata e sembra non avere fine.

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