LA MOTOCICLETTA
La luce entra a fasci dalle persiane abbassate. Guardo quella luce e penso: sono trascorsi vent’anni, la luce è la stessa, il dolore è lo stesso, sordo e cupo in mezzo allo stomaco. Guardo la parete di fronte, il sole compone una danza e I miei occhi seguono quella danza esattamente come quella mattina vent’anni prima. E’ difficile buttarsi giù dal letto, togliere gli occhi dalla luce del sogno e affrontare invece la giornata che si apre davanti. Quella mattina, esattamente vent’anni prima mi sono alzata e, ancora intontita, sono corsa da Fabio che dormiva saporitamente nella stanza vicina: ”Bella è la vita!” gli ho gridato accarezzandogli i piedi che sporgevano grandi dal letto diventato troppo piccolo per lui: ”Bella è la vita di chi dorme, sbrigati che devi correre all’università”.
Poi sono corsa in bagno canticchiando, dovevo correre, ero in ritardo per l’ufficio. Oggi la vita mi sembrava allegra e anche lieve, mi sembrava che tutti I miei problemi fossero risolti: l’abbandono di mio marito per una ragazzina, i mei sogni spezzati, i pochi soldi, tutto oggi mi sembrava sereno, la mia vita era tranquilla, avevo un lavoro e anche una parvenza d’amore. Fabio era all’università e mi divertivo ad ascoltare i suoi progetti, mi divertivano i suoi amori che duravano una settimana, gli addii appassionati. Partecipavo alla sua disperazione senza prendervi parte, lo ascoltavo felice e facevamo progetti per grandi viaggi intorno al mondo. Volevo godermelo prima che partisse per un lavoro chissà dove.
Mentre correvo in ufficio pensavo al suo compleanno, alla motocicletta mostruosa che suo padre gli ha regalato per farsi perdonare, Fabio allegrissimo aveva cominciato a scorrazzarvi e ormai parlava di suo padre con un briciolo d’affetto. Insomma oggi era un giorno sereno e in ufficio mi ero seduta al grande computer e avevo cominciato a concentrarmi sui problemi del lavoro. I rumori dell’ufficio mi giungevano attutiti.
Ad un tratto mi sembra riconoscere la voce del mio ex marito, mi dò della stupida e ricomincio il mio lavoro. Dopo un attimo lo vedo precipitarsi alla mia scrivania e poi la corsa folle verso l’ospedale, le facce livide e mute che aspettano dietro la porta della sala operatoria. La porta che si spalanca e il viso tetro del chirurgo. Non sento più nulla, penso solo alla danza della luce di quella mattina ,le luci che rincorrono le ombre, penso a quei grandi piedi che ho accarezzato e al mio rimprovero dolce: “Bella è la vita affrettati!” E ora penso perché hai corso? Penso alla moto accartocciata e un gelo infinito mi pervade l’anima. Da quel giorno, tutto ricomincia, ho forse ricominciato ad amare, viaggio nelle isole del mediterraneo, guardo le danze della luce ogni mattina, ma il peso sul mio cuore è così grande e i giorni passano , per me il tempo si è fermato in una bella mattina sul finire di settembre.
Ascania Baldasseroni
1 settembre 2015

