LA VENDETTA DELLA NUORA INDIANA

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Le suocere si sa, non sono amate. Le nuore le guardano facendo finta di essere sottomesse, ma nel loro cuore vorrebbero effettuare chissà quale vendetta. Ci è riuscita una bella ragazza indiana, Rekha, che ha deciso d’iniziare una protesta silenziosa quanto bizzarra. I genitori di Rekha, come la maggior parte delle famiglie indiane aveva combinato il matrimonio della figlia, Rekha si era sposata con grandi illusioni, ma ben presto aveva scoperto che il marito la maltrattava e la suocera la odiava.


E in silenzio, giorno dopo giorno senza mai alzare la voce, accettava le botte del marito e le cattive parole della suocera, finché un giorno decise di ribellarsi. Sempre in silenzio decise di punire la madre del marito e quale vendetta più bella se non fare pipì nella tazza da thè della suocera?. Per un anno intero ha fatto pipì, ogni singolo giorno, nella tazza della suocera, assaporando una gioia infinita nel vedere la suocera centellinare il suo thè. Stanca delle angherie che le venivano fatte la ragazza indiana ha deciso di protestare, di vendicarsi nel piu’ silenzioso dei modi. Era molto infelice, non sapeva cosa fare quindi a mente fredda ha deciso la sua vendetta, finche’ purtroppo è stata scoperta. Il matrimonio combinato in India, è un’istituzione quasi incrollabile. La maggior parte degli indiani si sposa cosi. La ricerca del ragazzo o della ragazza “giusti” comincia con lo sguinzagliare le zie o i conoscenti, per poi passare al computer e agli annunci matrimoniali.
La ricerca si basa sul principio che devono essere prima di tutto della stessa casta, stessa o migliore situazione economica, grado di educazione, e la ragazza deve portare una dote. Trovata la persona giusta si va dall’astrologo per verificare, attraverso le stelle, se i ragazzi sono compatibili e sempre attraverso le stelle si sceglierà la data del matrimonio. Prima del matrimonio avvengono grandi contrattazioni, la ragazza a qualunque ceto appartenga, deve portare la dote. Nei villaggi, o nelle classi sociali più basse, la dote sarà di lenzuola, frigorifero, motocicletta. La famiglia dello sposo, nelle classi più povere, diventa avidissima e faranno richieste su richieste a cui il padre della futura sposa non potrà sottrarsi per proteggere l’onore della famiglia. L’amore non esiste, gli indiani dicono: Voi sposate chi amate, noi amiamo chi sposiamo.
E questi matrimoni, funzionano .Il matrimonio non è una questione d’amore, moglie e marito costruiscono una famiglia e sperano in cento figli maschi perché le femmine per via della dote sono molto più costose. In “hindi” ci sono tanti modi per dire la parola amore. Ora con i film di Bollywood, nelle grandi città, si parla di love marriage ma è assolutamente impensato che ciò avvenga nei villaggi di campagna. Nei poveri villaggi ,la cui cultura conservatrice e’ profondamente radicata,il solo pensiero di un matrimonio d’amore farebbe rabbrividire le famiglie. Nei piccoli villaggi, gli uomini si aspettano una sposa che contribuirà, con la sua dote, ad arricchire la famiglia, la suocera odierà la nuora come e’ stata odiata lei a suo tempo, la tormenterà giornalmente e le nuore penseranno ad ogni tipo di vendetta. Ma chi avrebbe mai escogitato una vendetta così diabolica e così perfida, come ha pensato la bella e silenziosa Rekha?

Ascania Baldasseroni
29 settembre 2015

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