IL LUPO CATTIVO

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Il lupo cattivo ha molte spoglie, a volte è un bell’uomo in un ristorante alla moda, a volte ha il volto dell’amico di famiglia, del padre tanto amato, dell’educatore irreprensibile, del coach sportivo. Tra una parola affettuosa e un gioco, l’abuso sessuale irrompe nella vita dei bambini, degli adolescenti. L’orco si guadagna la fiducia della giovane vittima. Secondo dati Unicef, in Italia il 10 per cento delle ragazze subisce violenza a sfondo sessuale, inoltre sei bambini su mille subiscono abusi sessuali. La violenza diventa ancora più dolorosa e crudele quando ad aggredire sono persone che sembrano fidate. Il macigno più pesante è sempre il senso di colpa.

Ne parlo con una signora iraniana che ha percorso da vicino questa disperazione, e oggi ha fondato Enfance en Danger, una fondazione che si occupa dell’infanzia violata, del traffico di esseri umani, in Svizzera e in tanti altri paesi dell’Unione Europea. Homeyra Sellier, era un’adolescente iraniana, fuggita in tutta fretta dall’Iran per paura della legge marziale.
In Europa si stabilisce a Parigi con la sorella gemella. Un giorno in un ristorante fu avvicinata da un’amica di famiglia, iraniana, bella donna che con fare suadente l’abbraccia stretta, le da’ conforto per la sua solitudine, mangiano dei buoni cibi iraniani di cui aveva una nostalgia folle e dopo, le indica un bell’uomo iraniano e le dice: guarda, la prossima volta se mangi con lui, ti fara’ un bel regalo.
Io ero stupita, mi dice Homeira: non conoscevo quell’uomo e non volevo mangiare con lui e lo dico alla mia amica, la quale furente mi sbatte fuori e mi proibisce di rientrare al ristorante..Ero un’adolescente, fuggita dall’Iran in guerra. I miei genitori erano molto ricchi, ma dall’Iran non arrivava più nulla. Ne’ soldi ne’ lettere, tutto era chiuso. Io e mia sorella non avevamo un franco, vivevamo in una stanzetta e mangiavamo quando si poteva.
E così tutte le altre ragazze iraniane. Non avevamo nulla, e inoltre eravamo molto ingenue. La nostra educazione sentimentale in Iran arrivava solo al matrimonio, dovevi sposarti e avere figli, eravamo schermate alla vita e non sapevamo nulla,sognavamo il grande amore che si sarebbe avvicinato a noi su un cavallo bianco. Una mia amica, distrutta dalla solitudine, dalla mancanza di soldi, accetta di pranzare con un distinto signore.
La nostra amica iraniana lo descrive come un uomo di successo, leggermente agè ma molto simpatico. La mia amica ci casca, pranzano in un ristorante alla moda e dopo, anziché a casa sua, viene portata in un appartamento e violentata. Dopo due giorni ricevo una lettera che ancora oggi mi fa rabbrividire: mi racconta tutto, la conversazione brillante, il cibo buonissimo e scrive: dopo mi ha trascinato in un appartamento, io urlavo, mi difendevo, lui da amabile si è rivelato un orco, mi ha stuprato con violenza e tutta ferita e dolorante lasciata in un androne. Ormai non posso più vivere cosi, mi dice, mi sento che non ho più stima di me stessa, non posso più guardare in faccia nessuno.
Ho cercato di chiamarti ma tu eri via da Parigi, sono sola, ma ci rivedremo un giorno e quel giorno sarà pieno di luce e tutto sarà pulito Non mi resta che morire, ingoiare delle pillole e farla finita. E così ha fatto, ed io da allora sono piena di rimorsi. Avrei dovuto aiutarla, avrei dovuto starle vicino. Allora anch’io ero sconvolta, non avevo i mezzi per aiutarla, ma oggi lo posso fare ed è per questo che ho fondato Enfance En Danger per aiutare le ragazze come lei, i bambini in pericolo.

Ascania Baldasseroni
9 febbraio 2016

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