ALL’OPERA ALLE TERME DI CARACALLA

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Questa settimana torniamo a parlare di terme, ma in tutt’altra luce. Ci dedichiamo infatti a un’iniziativa importante che coinvolge la città di Roma e gode di un discreto successo tra i cittadini over 65. Si tratta dell’Opera alle Terme di Caracalla. Questa stagione è cominciata con qualche intoppo, a causa dello sciopero che ha impedito diverse rappresentazioni de “La Bohème” ma, trovata un’intesa con i sindacati, lo spettacolo è ricominciato in grande forma. Prima di entrare nel merito della rappresentazione, vorrei dire due parole sul contesto che costituisce sicuramente un grande incentivo alla partecipazione.

Le Thermae Antoninianae, anche dette Terme di Caracalla, sono uno dei complessi termali antichi più grandi e meglio conservati. La pianta delle terme è rettangolare, come nella tradizione delle grandi terme imperiali, e accoglie, lungo l’asse centrale, in sequenza, il calidarium, il tepidarium, il frigidarium e la natatio. Le terme non erano però solo un luogo per fare il bagno, ma erano anche dedicate alla cura del corpo, allo sport e perfino allo studio. Il complesso possiede infatti due palestre e diversi altri ambienti, per non parlare degli splendidi giardini. La decorazione doveva essere piuttosto sontuosa. Le fonti parlano infatti di colonne di marmo, pavimenti in marmi colorati, mosaici, stucchi e numerose statue colossali. Questo straordinario scenario costituisce ora lo sfondo scenografico del Teatro dell’Opera. Anche se, a differenza del passato, le rovine monumentali non sono più parte integrante della scena, l’abile scenografo è in grado di renderle protagoniste della rappresentazione, con proiezioni e giochi di luce. Per quanto riguarda La Bohème ad esempio, le proiezioni coinvolgono una serie di pannelli diversamente orientati che raccolgono la scena focalizzando l’attenzione sui personaggi, ma si estendono alle rovine sullo sfondo, che si tingono dei colori della pittura dell’Ottocento. L’effetto è particolarmente suggestivo nel caso delle vedute di Parigi e ancor più nei paesaggi innevati che sfiorano il surreale. L’”effetto neve” ha coinvolto anche gli spettatori con la caduta di coriandoli bianchi in apertura alla seconda parte dello spettacolo. Qualche peccato veniale, come la diffusione imperfetta del suono, visto che si tratta di un teatro all’aperto, soggetto anche agli inconvenienti metereologici, e il bisbiglio fastidioso di un pubblico poco abituato ad assistere a questo genere di rappresentazioni e forse meno attento al rispetto delle regole del teatro per la stessa eccezionalità del contesto, passa davvero in secondo piano. Per i ritardatari interessati alle musiche di Puccini, vi ricordo che le ultime due rappresentazioni si terranno giovedì 7 e sabato 9 agosto, prima di lasciar spazio agli altri eventi in programma. Concludo con due parole sulla trama che troverete davvero commovente. Un gruppo di artisti conduce una vita povera ma spensierata nella Parigi della prima metà dell’Ottocento. Si tratta dello scrittore Rodolfo, del pittore Marcello, del musicista Schaunard e del filosofo Colline. Alla vigilia di Natale, mentre Rodolfo si trova solo in casa per dedicarsi alla sua scrittura, bussa la vicina Mimì che gli chiede di accendere il suo lume spento. Tra i due è subito amore e la graziosa Mimì si unisce al gruppo di amici che festeggiano al Quartiere Latino. Marcello rincontra una vecchia fiamma, Musetta, e non resiste al suo fascino. Ma i rapporti non sono mai facili e tra litigi, gelosie e incomprensioni si fa strada anche la tragedia della malattia…

Giovanna Fazzuoli
5 agosto 2014

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