MARE E CULTURA IN SALENTO

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Ulivi secolari, vigneti, muri a secco, chilometri di costa sabbiosa e frastagliata e un mare incantevole. Il Salento, che occupa il tacco del nostro stivale, è tra le mete preferite dal pubblico italiano e internazionale. Santa Maria di Leuca ne costituisce il vertice estremo e punta Ristola, nella leggenda, separa il mare Adriatico dallo Ionio.

Dominata dal santuario intitolato alla Madonna di Leuca, protettrice dei pescatori, la città prende il nome da un mito legato all’antica Grecia. La sirena Leucasia (da Leucòs, “bianco”, riferito anche alla spuma del mare) è innamorata del pastore Melisso, ma lui appartiene a un’altra donna. La sirena si vendica scatenando una tempesta che travolge i due innamorati, uccidendoli e separando per sempre i loro corpi. Minerva, impietosita, pietrifica le salme che si trasformano nelle punte dei due promontori: Punta Mèliso e Punta Ristola. Anche la sirena, tormentata dal senso di colpa, chiede di essere pietrificata e diventa la bianca città di Leuca.
Oltre al mare, i salentini vantano una straordinaria cultura enogastronomica e una grande tradizione storico-artistica e architettonica, caratterizzata dall'utilizzo della pietra leccese che colora di tonalità ambrate le chiese, i palazzi signorili, le case a corte, i castelli, le torri costiere e le masserie fortificate diffuse sul territorio.
Lecce è la città delle cento chiese e il cuore del cosiddetto barocco leccese. Questa particolare declinazione dello stile barocco si diffonde nella regione dalla metà del Seicento grazie agli architetti locali come Giuseppe Zimbalo e Giuseppe Cino. E’ un Barocco sui generis, caratterizzato da scenografiche decorazioni, esuberanti e quasi esagerate, che rivestono le strutture con cornici e trabeazioni, cariatidi e telamoni, trofei di fiori e frutta, puttini e maschere. Questa esuberanza nell’opera dei mastri scalpellini è resa possibile dall’impiego della tenera pietra leccese, facile da sbozzare e intagliare. La Basilica di Santa Croce e il Duomo di Lecce costituiscono due straordinari esempi di questo particolare stile architettonico. Il Duomo, opera di Giuseppe Zimbalo, fu edificato nel 1656 su una preesistenza romanica e dedicato all’Assunzione di Maria Vergine. Collocato in modo insolito rispetto a Piazza Duomo, presenta una facciata principale piuttosto sobria, al contrario di quella laterale, riccamente decorata e posizionata frontalmente rispetto all'ingresso della piazza.
Lecce è il fiore all'occhiello del barocco, ma anche i centri minori, diffusi in tutta la penisola salentina, recepiscono gli influssi del capoluogo e costruiscono ciascuno la propria chiesa e il proprio palazzo di rappresentanza a immagine e somiglianza delle architetture leccesi. La Chiesa Madre di Galatina, intitolata ai santi apostoli Pietro e Paolo, il Santuario del Sanissimo Crocefisso di Galatone, decorato da Giuseppe Zimbalo, la Cattedrale di Gallipoli, la cui facciata fu scolpita da Giuseppe Zimbalo nella porzione superiore, e Piazza Salandra a Nardò, il maggiore centro abitato dopo Lecce per numero di residenti, dove si affacciano numerosi edifici, ricostruiti nello stile barocco più maturo dopo il terremoto del 1743. Il curioso tempietto dell'Osanna, dove i neritini si riuniscono ancora oggi per la benedizione della domenica delle Palme, ha origini misteriose, forse legate alla colonna commemorativa, poi cristianizzata, che ne occupa simbolicamente il centro, attorniata da colonne e sormontata da una graziosa cupola.

Giovanna Fazzuoli
10 settembre 2014

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