IL SANTUARIO DELLA FORTUNA PRIMIGENIA
Questa settimana torniamo in Italia per riscoprire un sito archeologico di straordinario interesse e un antico testo rinascimentale anonimo, legato alla storia del territorio laziale. Il santuario della Fortuna Primigenia a Preneste (Palestrina), della fine del II secolo d.C., è il più rappresentativo dei grandi santuari laziali di età repubblicana, eretti tra il II e il I secolo a.C., la cui architettura risente fortemente della monumentalità e della spettacolarità della tradizione architettonica ellenistica, filtrata naturalmente dalle esigenze cultuali laziali.
Una serie di elementi ricorrenti accomuna tutti questi santuari: il recinto sacro, l’altare, il tempio, il teatro (la cui funzione, come avremo modo di osservare, è strettamente legata a quella cultuale) e talvolta il bosco sacro. La loro singolarità sta nel fatto che sono edificati su terrazzamenti lungo i fianchi di una collina, ottenuti spianando la superficie rocciosa. I resti del santuario di Palestrina sono stati a lungo male interpretati perché si riteneva che il complesso fosse articolato in “santuario superiore” e “inferiore”. Gli studi archeologici hanno dimostrato che il cosiddetto santuario inferiore è in realtà un foro cittadino e che solo i resti superiori appartengono al santuario vero e proprio, la cui sommità è occupata dal teatro che faceva da ingresso visivo al tempio, ora scomparso.
Il culto della Fortuna, in questo caso Primigenia, “della buona nascita”, è uno dei culti più antichi del territorio italiano ed è legato sia alla fertilità che alla facoltà oracolare. In questo stesso santuario è stato rinvenuto il famoso mosaico detto nilotico, oggi esposto al Museo nazionale archeologico prenestino in palazzo Colonna Barberini, che rappresenta una sorta di mappa geografica dell’Egitto inondato dal Nilo con un ricco bestiario esotico. Il mosaico evidenzia dunque il rapporto con la cultura egizia e con la divinità Iside che viene qui identificata con Fortuna.
E’ a Francesco Colonna signore di Palestrina che si attribuisce un importante romanzo anonimo rinascimentale intitolato Hypnerotomachia Poliphili (sogno di una battaglia d’amore di Polifilo), pubblicato nel 1499 a Venezia, che ha interessato a lungo gli studiosi per la sua dubbia paternità. Lo storico Maurizio Calvesi ha per primo messo in dubbio l’attribuzione a Francesco Colonna veneto, frate della chiesa dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia, riscontrando nel testo una lunga serie di riferimenti al territorio laziale e al santuario di Preneste, che erano ben noti all’autore. Questi doveva essere un signore romano, accademico della cerchia di Pomponio Leto, fondatore di un cenacolo di letterati dediti allo studio della romanità e dei suoi culti pagani. Le fonti a sostegno dell’ipotesi di Calvesi sono numerose e ci restituiscono un’immagine della Roma del tempo, dei suoi intrecci politici, della sua cultura e dei suoi rapporti con le altre città italiane che hanno segnato la rinascenza delle arti.
Giovanna Fazzuoli
23 settembre 2014

