LA SISTINA: VOLTA E GIUDIZIO

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Torniamo finalmente sulla Sistina per proseguire il nostro racconto con la celeberrima volta michelangiolesca e con il Giudizio Universale. Il nostro non può che essere un vago accenno a uno dei massimi capolavori del genio rinascimentale, ma spero possa suscitare in voi la voglia irresistibile di goderne ancora una volta, se non altro sotto la nuova luce che gli esperti hanno studiato per noi. La straordinaria Volta, che viene affidata a Michelangelo da Giulio II nel 1508, è una sintesi ideale di architettura, pittura e scultura.
L'inedita architettura dipinta, che crea un effetto grandioso di spinta verso l'alto nella fascia che ospita i Profeti e le Sibille, si impone poi sul vano della cappella, si contrae e grava dall'alto, articolando spazio attraverso il racconto della Creazione.

I Profeti e le Sibille introducono idealmente il racconto perché rappresentano l'intuizione del divino, mentre gli Ignudi sui plinti volgono le spalle al Cielo, a rappresentare forse il mondo pagano che non è stato partecipe della Rivelazione. Le storie della Genesi nei riquadri sulla sommità della volta sono rappresentate a ritroso, partendo dall'Ebbrezza di Noè cui seguono: il Diluvio, il Sacrificio di Noè, il Peccato originale, la Creazione di Eva, la Creazione di Adamo, la Separazione delle acque, la Creazione degli astri e la Divisione della luce dalle tenebre. Il criterio non è quindi cronologico, ma segue un percorso "ideale" nel progressivo avvicinarsi dell'uomo al Divino che si esprime in tutta la sua bellezza sublime.
Le figure possenti sono rappresentate spesso in movimento, determinando forti contrasti di luci e di ombre, di sporgenze e di rientranze, superando l'equilibrio del canone per esprimere la potenza creativa in tutta la sua forza. Il Giudizio, che viene dipinto dallo stesso Michelangelo tra il 1536 e il 1541, viene descritto da Argan come "l'opera della crisi".
In pieno clima di Controriforma, Michelangelo rappresenta Cristo, immagine della giustizia suprema, che scatena con il suo gesto autoritario un vortice di masse, rompendo l'iconografia tradizionale. In alto stanno i santi e martiri, mentre i dannati tentano invano di sfuggire ai diavoli che abitano l'Inferno insieme a Caronte e Minosse, di cui riconosciamo le figure.
Anche in questo caso i corpi massicci sono animati da una tensione interna, da una spinta e da un moto interiori che li rendono grandi e potremmo dire eroici anche nella colpa e nella pena.

Giovanna Fazzuoli
2 dicembre 2014

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