ARTE TERAPIA: LA CREAZIONE COME FARMACO

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Questa settimana cambiamo completamente argomento perché vorrei condividere con voi un pensiero che spero possa incuriosirvi. Parleremo sempre di arte, ma senza capolavori e musei, per soffermarci brevemente su una sua applicazione pratica come esercizio di creatività che nasconde un enorme potenziale terapeutico.
Forse alcuni di voi hanno sentito parlare di Arte Terapia, una disciplina nata in Inghilterra e negli Stati Uniti per curare i disagi psicologici di reduci di guerra e pazienti psichiatrici, poi estesa anche alla prevenzione e alla riabilitazione di pazienti afflitti da ogni genere di disturbo.

Il fine non è tanto creare un prodotto artistico, quanto attivare il processo creativo, per dare forma al mondo interiore del paziente e favorire la comunicazione tra questi e il terapeuta. Oggi sono tantissimi i laboratori di arte terapia negli istituti, nelle case di cura, nei centri di riabilitazione e offrono un gran numero attività molto varie di cui possiamo avere già un’idea con un primo giro sul web. Alcune di queste coinvolgono gli anziani accanto ai bambini; una delle più carine, tra quelle in cui mi sono imbattuta, prevedeva che collaborassero al riutilizzo di materiali riciclati per restituire un prodotto artistico che sensibilizzasse al tema del riciclo e della raccolta differenziata dei rifiuti. Uscendo però dall’ambito clinico, dove la “terapia creativa” porta straordinari benefici proprio sui pazienti anziani, tutti noi possiamo aiutarci a comprendere meglio la nostra interiorità, dando libero sfogo ai nostri pensieri e al nostro inconscio attraverso l’arte. In un vecchio articolo di Repubblica del 2012, l’artista di fama internazionale Jane McAdam Freud, pronipote del grande Freud, consigliava a tutti gli anziani di dedicarsi ad attività creative per liberarsi di tutto il superfluo e ritrovare ciò che è veramente importante: la conoscenza di se stessi e del proprio mondo interiore. La Freud suggeriva alcuni semplici esercizi alla portata di tutti, anche di chi non pensa di avere una particolare vena artistica. Molti di noi infatti, scoraggiati da una scarsa attitudine al disegno, hanno poi rinunciato a sviluppare la creatività manuale già in giovane età. Fin dalle scuole non si insegna quasi mai ai ragazzi che la creatività va coltivata perché allena la mente e la arricchisce di stimoli sempre nuovi. Così, da adulti, quando le faccende della vita quotidiana sembrano non lasciare più spazio alla libera espressione creativa, abbandoniamo definitivamente la via dell’arte “attiva” per concederci al puro godimento estetico, magari visitando una bella mostra. Eppure, sostiene l’artista, la creatività è il segreto per essere felici. Basta anche solo strizzare il tubetto di tempera su un foglio e poi piegarlo per creare una macchia accidentale e poi interrogarne le forme, o ancora lavorare l’argilla con gli occhi chiusi, per liberare l’inconscio. Fare sculture con il proprio corpo nudo, o ritrarsi di fronte allo specchio per accettare il processo di invecchiamento che tanto ci affligge può essere utile, soprattutto per le donne. La pittura en plain air può essere un modo piacevole per passare del tempo di qualità in mezzo alla natura e godere della tranquillità della campagna. L’attività più semplice è poi quella del collage: bastano forbici, colla e tante riviste!
Il mio invito è dunque quello di essere pronti a mettere ancora alla prova la nostra intuizione per riscoprire in noi quell’energia intellettuale e quell’ingegno pratico che ci fanno sentire sempre vivi.

Giovanna Fazzuoli
27 maggio 2014

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