La vita lunga delle donne di Marina Piazza

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L’autrice di questo libro riprende il filo narrativo iniziato con “Le ragazze di cinquant’anni” che oggi ne hanno settanta e più e, attraverso le loro storie raccontate in prima persona, scandaglia la nuova età per cercare di capire, di scoprire quale futuro ci aspetta.

Secondo i dati Istat le donne di una certa età sono tante, molte più degli uomini e spesso sono sole in quanto separate, divorziate o vedove. L’inizio è piuttosto duro; parlando di se stessa l’autrice dice: ”Non mi sono fermata ma ho cambiato passo. Dal gettare il corpo nello spazio, dall’essere veloci, dal cogliere l’attimo, dal possedere gli strumenti della velocità che è l’essenza della giovinezza… sono passata ad avere il tempo nel corpo, sentirne la pesantezza: non solo del corpo ma anche della sedimentazione delle proprie esperienze, un sasso nel cuore che rallenta i movimenti -  che è l’essenza della vecchiaia.”

Un fatto è certo, i numeri dell’Istat per il 2017 parlano di una popolazione di 13 milioni di donne over 65 e cioè il 24% della popolazione femminile. Ma ecco il cambio di prospettiva: ”È un passaggio lento, da quando a sessantacinque anni cominciano ad affacciarsi timidamente le preoccupazioni per la salute e per le condizioni economiche future e tuttavia ci sono anche progetti per dare senso a questa età: diminuire la mole di lavoro, viaggiare di più, sostituire la lentezza al turbinio della vita precedente, cambiare lavoro, gustare la piena maturità. Anni e anni in cui ci è data la possibilità di ripensarci, di reinventarci, di opporci agli invadenti stereotipi che come uccellacci volteggiano sulle nostre teste”. E così nell’invecchiamento creativo troviamo la curiosità, l’apertura, l’ironia, il perdurare dell’amore per la vita, l’imparare, il fare magari con altri anche più giovani.

Ma nelle varie interviste si parla molto di perdite: la perdita del futuro, dell’entusiasmo, della memoria, la perdita di un ruolo lavorativo e anche sociale, la perdita di prontezza e di capacità di reazione e anche delle perdite legate al deperimento fisico. Come racconta Ada che per tanto tempo non ha avuto nessun timore anche a stare nuda davanti a qualcuno, poi senza quasi accorgersene a cominciato a coprirsi, niente vestiti scollati e braccia nude. “Quando è stato?” si chiede, “Non ricordo bene, mi pare verso i sessanta anni.”

E anche i rapporti con i figli, ammette l’autrice, spesso non sono facili magari per una divergenza sullo stile di vita, per un giudizio non accettato, per una diversità sulle modalità educative dei nipoti. Ma la vecchiaia può anche capovolgere tutto: i preconcetti, le idee stantie, i luoghi comuni…Per dare un po’ di spazio alla vita.

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