Anziani inutili?

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Lunedi 2 novembre, sul Corriere della Sera leggo un bell’articolo di Maria Luisa Agnese che dopo le notizie che sono circolate su un lockdown per gli over 70 per altro già attivo in  Russia,  si interroga sul destino dei baby boomer (nati tra il ’46 e il ’64). Condivido interamente le sue riflessioni e i suoi dubbi su come una   generazione fino a poco tempo fa rispettata e quasi adulata per essere parte, con la propria pensione, di un notevole contributo al welfare familiare, adesso viene messa da parte, a casa, come un oggetto in disuso che non serve più e che forse si può buttare via. La cultura dello scarto, l’ha chiamata Papa Francesco. Adesso quei nonni che si occupano di portare i nipoti a scuola mentre i genitori lavorano, che stanno pomeriggi interi con loro mentre mamma e papà lavorano in smart working da casa, devono stare in esilio e quasi si devono sentire in colpa perché sono loro che si ammalano di più e intasano gli ospedali. C’è qualcosa di profondamente distorto in tutto ciò. Ma dove sono finiti etica, morale e valori comela protezione dei più fragili? Forse oggi sono scomparsi dalla nostra cultura. “Gli anziani sono in pensione e non indispensabili allo sforzo produttivo del paese” Ha detto il governatore della Liguria Toti in un tweet, scusandosi subito dopo le proteste sui social. Ecco questa visione del mondo che vede al primo posto soltanto la produttività, il dio denaro, cancellando tutto il resto, mi sconcerta e mi fa paura. Ma dove sono i valori della nostra Europa?

Gli anziani non vanno in discoteca, né prendono l’aperitivo facendo capannelli di ottantenni con il bicchiere in mano, raramente prendono la metropolitana e vanno anche poco al ristorante. Chiuderli in casa, senza nemmeno fare una passeggiata necessaria per il loro equilibrio psicofisico significa esporli alla depressione, ad un isolamento totale dal resto del mondo.

L’America sta scegliendo il proprio presidente tra Trump e Biden entrambi ultrasettantenni e il famoso dottor Fauci consigliere di svariati presidenti sia repubblicani che democratici e che oggi ha 80 anni è da trentasei anni a capo del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Istituto nazionale per le allergie e le malattie infettive), uno dei ventisette istituti afferenti ai National Institutes of Health, l’agenzia federale che si occupa di salute negli Stati Uniti.

Li facciamo stare tutti a casa?

 

 

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