QUANDO I FIGLI SE NE VANNO OVVERO LA SINDROME DEL NIDO VUOTO
Anni fa fu trasmessa una serie televisiva dal titolo “E non se ne vogliono andare”, che poneva l’accento sulla difficoltà dei figli di una coppia ad andare via di casa ed essere autonomi, gravando sulle spalle stanche dei genitori, bisognosi di libertà e di riposo. Non sempre, però, l’uscita dei figli dalla casa di origine è vissuta come una affettuosa liberazione, anzi! Spesso la separazione dei genitori dai figli lascia una scia di malessere e di tristezza. La casa si svuota, le abitudini cambiano e la solitudine può diventare insopportabile.
La sindrome del nido vuoto indica lo stato depressivo che psicologicamente caratterizza la sofferenza dei non più giovani genitori, soprattutto della madre, di fronte alla definitiva uscita della prole dalla scena famigliare. Di fronte ad un nido che si svuota il sentimento di abbandono è una conseguenza naturale, ciò che diventa innaturale è indugiare nella tristezza e nella nostalgia. La sensazione che il tempo si dilati e che lo scorrere delle ore sia più lungo, acuisce il dolore della mancanza dei figli e di non avere più niente da fare. La percezione di sentirsi inutili alimenta lo status depressivo che appesantisce qualunque tentativo di ripresa. Un punto da cui partire per migliorare il tono dell’umore consiste, paradossalmente, nel fermarsi, cioè chiedere a se stessi un time-out, come nel gergo sportivo, per ascoltarsi in un momento molto significativo della propria vita, perché si possono aprire nuovi scenari per nuove storie. La fase depressiva, infatti, è naturale in qualunque situazione di cambiamento e di separazione, perché accompagna l’elaborazione del “lutto” che avvolge l’anima. Solo l’elaborazione del vissuto interiore della sofferenza, quindi, consente di poter uscire dal tunnel per, come scriveva Dante, “… riveder le stelle”, nella consapevolezza che si è in cammino verso l’uscita. A questo punto il genitore nel nido vuoto ritrova se stesso e ritrova, se possibile, il coniuge, riprendendo una progettualità nuova e rinnovata, riscoprendo l’importanza del tempo e del ritmo della vita per come si desiderava e per come ancora si desidera. Lo status di coniugi, purtroppo, è spesso dimenticato dalla coppia che, giustamente, intraprendendo la strada procreativa giunge a ricoprire il ruolo genitoriale. Il genitore, però, prevarica il coniuge e la coppia investe energia progettuale per assolvere compiti genitoriali incombenti, lasciando scivolare in secondo piano gli sposi e il consolidamento della sfera coniugale. Un insegnamento che si può trarre dalla propria sofferenza da separazione e condividerlo con i figli, è di non trascurare se stessi e la sfera coniugale perché può essere un buon antidoto per la sindrome del nido vuoto di domani.
Sira Sebastianelli, psicologa e psicoterapeuta
13 settembre 2016

