BOOM DI PRODOTTI BIO

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  In questo periodo di difficoltà economica, che invade tutti i settori, ve ne è uno, nato negli ultimi anni, che pare non conosca crisi e che sta facendo registrare una espansione notevole: è sicuramente quello alimentare “Bio”. Secondo il rapporto “Bio in cifre 2014” elaborato dal Sistema d’informazione nazionale sull’agricoltura biologica e dall’istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, nei primi mesi di quest’anno i consumi sono aumentati del 17,3% rispetto all’anno scorso. Secondo i dati della Confcommercio le famiglie rinunciano a viaggi e cene fuori, mentre cresce l’acquisto dei patiti di cibi bio, di frutta, verdura. Stando allo stesso rapporto poi vi sono le uova, seguite dai sostituiti del pane e del latte. Dati che incuriosiscono.

I prodotti “Bio” sono sicuramente i migliori da un punto di vista ambientale. E, considerando che l’ambiente ha una serie di conseguenze importanti sulla salute dei cittadini, si può dire che i prodotti da agricoltura biologica costituiscono un’ottima scelta. Ciò non significa però che gli altri alimenti siano di serie B. Personalmente, provo sempre una sorta di diffidenza quando leggo l’etichetta “Bio”, ma mi sono documentata. Ho avuto il piacere di fare alcune domande a Pietro di Domenico, che all’età di 58 anni ha deciso di lasciare Roma e di trasferirsi con sua moglie nella sua casa di campagna e di trasformarla in una “Azienda Agricola e Agriturismo”. Mi ha spiegato che non è stato facile. Secondo il regolamento Cee 2092/91, e le sue successive integrazioni, si possono considerare “da agricoltura biologica” solo esclusivamente i prodotti agricoli e i generi che rispondono a una serie molto rigida di parametri. Il comparto alimentare si può definire dal punto di vista legislativo assolutamente il più strutturato. Mi spiega che tutti i prodotti, in sostanza si caratterizzano dall’assenza di pesticidi. Tutti gli altri elementinon bio invece possono contenerne piccole quantità. Si tratta di sostanze tossiche, che a lungo andare e in dosi elevate possono avere conseguenze negative sulla nostra salute, come problemi metabolici ed endocrinici. Ovviamente tutti i cibi in commercio devono rispettare delle norme severe di sicurezza, per esempio non devono contenere contaminati nocivi, come diossine, metalli pesati e aflatossine, quindi anche i prodotti non “bio“ tutelano il consumatore. Fino a qualche tempo fa il termine biologico era legato solo al settore alimentare, oggi non è più così. Un ambito in particolare aumento è quello della cosmesi. Anche in questo campo le regole da rispettare sono numerose anche se meno chiare rispetto al campo alimentare. Negli ultimi anni anche dei marchi di abbigliamento hanno iniziato a produrre capi in materiali bio, come il cotone biologico, proveniente da coltivazione certificate. Unico neo di questi prodotti, è il fatto che i prezzi sono un po’ più alti, si calcola che costino il 30% in più di quelli tradizionali. I prezzi sono giustificati da varie ragioni. Il costo maggiore di concimi, la manodopera, per non calcolare i controlli a cui tutte le aziende “bio“ per legge devono aderire e gli enti riconosciuti ai quali devono versare un importo annuale.

Redazione
2 novembre 2016

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