PICNIC ALL'OPERA
Tutto è cominciato da una battuta feroce del soprano Audrey Midway al marito John Christie, nel 1934. Audrey era annoiata, dopo sposata non cantava più. Il marito, che possedeva una bellissima tenuta a Glyndbourne, vicino a Brighton, voleva farne una teatro, ma non un teatro dell’Opera come voleva Audrey. Audrey, che detestava Wagner gli gridò: “Se trasformi questa casa in una piccola Beyreuth, me ne vado!”. Il marito, innamorato, fece quindi della loro casa un teatro dell’Opera dove si producevano esclusivamente opere di Mozart e cosi Audrey poteva cantare.
Da quell’anno, il Festival di Glyndbourne è diventato famosissimo e un’imperdibile occasione mondana, fiore all’occhiello dell’estate inglese. All’epoca, era una casa che accoglieva solo 400 persone, ma oggi è stato costruito dal nipote di John un grande teatro che può contenere anche 2000 persone. Nella programmazione non ci sono esclusivamente opere di Mozart ma anche Wagner e altri autori. L’idea di John Christie era di avere una festa campestre, dove si ascoltava una buonissima musica e si mangiava all’aperto. Infatti assistere ad un’opera di Glyndbourne significa alzare il sipario prima dell’inizio dell’opera. Non appena si accede alla splendida tenuta, sui colli del Sussex, immersa nel verde della campagna inglese, s’intravedono importantissime sculture di Henry Moore.
Lo scenario ancora oggi sembra uscito da un libro di Jane Austen, signore con abiti lunghi e gioielli che trascinano coperte ricamate, cercando un posto non troppo umido per sedersi sull’erba. I mariti, con grandi “hampers” o cesti di vimini, coperte imbottite, vestiti da “smoking” impeccabili, sturano bottiglie di champagne freddissimo da secchielli di ghiaccio. Fra un atto e l’altro si stende una coperta impermeabile sull’erba e si comincia un picnic sofisticatissimo mentre la luce del tramonto si fa sempre più lunga. Il menu che esce da ogni cestino è semplice e allo stesso tempo raffinato: terrine di caccia come antipasto, paté freddo di salmone e varie insalate, fragole con la panna per dessert. Il tutto innaffiato da champagne. Antico e moderno, tradizione e innovazione è il picnic in Inghilterra.
Il picnic, nasce in Inghilterra nel ‘700 quando i nobili, dopo una battuta di caccia, imbandivano tavole all’aperto. Uno stuolo di servitori aprivano tovaglie damascate e accendevano i fuochi per cuocere all’istante le prede catturate. Gli inglesi, in tutte le stagioni, amano fare i picnic, anche se molto più semplici, solo carne fredda e insalata ma tutto innaffiato da birra. Il termine picnic deriva dal francese “pique” prendere “nique” piccola cosa, Maria Antonietta, regina di Francia, era un’amante del picnic che amava imbandire nei giardini di Versailles. Il picnic è diventato famoso anche nell’arte, infatti Eduard Manet lo ha immortalato nella sua celebre Colazione sull’erba.
Anche noi facciamo picnic, ma non così sovente come gli inglesi. Facciamo gite fuori porta, soprattutto a Pasquetta, mettiamo gli avanzi del giorno prima in una borsa tecnica, più moderna e attuale del cesto di vimini e mangiamo salami e prosciutti innaffiati da un buon vino rosso. In Sicilia, il picnic ha un vero e proprio rituale. Ci si siede in riva al mare e da innumerevoli borse si tirano fuori tegami di anelletti al forno, peperoni imbottiti, caponata di melanzane, cotolette impanate. Si tirano fuori queste delizie, mentre il cielo terso è solcato da voli di rondini. Mentre si gusta una favolosa caponata, chi ha vissuto in Inghilterra, come me, pensa al raffinatissimo Festival di Glyndbourne, alla bellissima musica, alle due sofisticatissime foglie di insalata che racchiudono il paté in gelatina.
Ascania Baldasseroni
2 giugno 2015

