IL GIARDINO DI LIMONI

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Due donne divise da secoli di lotte e sofferenze, appartenenze culturali e religiose inconciliabili in un mondo che di quelle differenze fa un punto di forza e uno strumento di propaganda. L’israeliana Mira e la palestinese Salma si ritrovano però vicine nella condizione comune di essere donne e sole in un contesto, quello mediorientale che alle donne relega il ruolo unico di mogli e madri. A fare da sfondo alla intensa storia di queste due donne, il grigio delle mura che separano Israele dalla Palestina e il giallo dorato dei limoni di Salma Zidan. I limoni di Salma ostacolano la difesa israeliana dei confini. Il Frutteto diventa un pericoloso nemico per Israele e una piccola possibilità di riscossa per la Palestina.

Trama

Il Ministro della Difesa israeliano Israel Navon decide di costruire la sua nuova dimora proprio sul confine cisgiordano. Le misure di sicurezza obbligano a farne una casa blindata con infissi d'acciaio, recinzioni, telecamere ovunque e torretta d'osservazione armata, ma il limoneto della confinante vedova palestinese Salma Zidane resta un potenziale pericolo prestandosi ad agguati cui le rigogliose piante fornirebbero la necessaria schermatura a potenziali attacchi terroristici. Così, su precisa indicazione degli organi di sicurezza, lo stesso ministro ordina lo sradicamento dei limoni. La legittima proprietaria, che pure vedrebbe riconoscersi un risarcimento, non può accettare che le venga tolto l'unico mezzo di sussistenza, il frutteto che ha ereditato dal padre e nel quale lavora da sempre. Così, appoggiata da un giovane e bravo avvocato, indice una battaglia legale che porta fino alla Corte Suprema, nonostante risulti evidente che una povera donna palestinese non potrà mai sconfiggere in tribunale lo stato israeliano. Ed infatti dopo i primi gradi di giudizio le viene persino interdetto l'accesso al frutteto con il conseguente deperimento delle piante sotto i suoi occhi impotenti. Il caso di Salma Zidane diventa però un caso internazionale e tra le tante coscienze mosse dalla ferma ostinazione della vedova palestinese, c'è anche la moglie del ministro, Mira, che assiste coi suoi occhi alle conseguenze concrete dell'arroganza israeliana, impersonata dal suo stesso marito. « Allora signori, il lieto fine c'è soltanto nei film americani... » (l'avvocato Ziad Daud dopo la sentenza) La Corte Suprema ribadisce il principio che la sicurezza dello stato israeliano ha la priorità sui diritti di chicchessia ma, clamorosamente, fa un piccolo passo indietro rispetto ai giudizi precedenti, sostituendo allo sradicamento la potatura alla base e limitando l'intervento ad un preciso numero di piante. La causa è comunque sostanzialmente persa, ma l'impossibile battaglia della tenace donna palestinese non può dirsi condotta invano. Mentre Salma brucia il giornale che annuncia il fidanzamento del suo avvocato del quale si era invaghita, Mira lascia il marito e la sua bella casa, di fronte alla quale, al posto di uno stupendo giardino di limoni, ora c'è un alto muro di cemento. 

Giada Martemucci

3 ottobre 2016

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