AMORE VERO
Il 14 febbraio ricorre la festa di San Valentino ovvero la festa degli innamorati, giorno in cui l’amore prende forma e si trasforma in un cuore pulsante di passione. I più giovani alle prime esperienze amorose sono i più sensibili a queste ricorrenze che festeggiano nei modi più enfatici e creativi, ma anche i meno giovani, in modo più discreto, fanno la loro parte. Amore vero è un ossimoro, perché l’amore dovrebbe essere sempre vero, altrimenti sarebbe un altro sentimento. Il termine vero, in realtà, è l’anagramma di over, a sottolineare che anche in questo periodo della vita l’amore assume un significato importante che lo rende più vero nella profondità e nell’intensità.
L’amore non è appannaggio solo della gioventù, anche se più manifesto, perché più urlato, ma ancor di più lo è per chi lo ha difeso e protetto per decenni e per chi lo riscopre con nuove emozioni. L’esperienza dell’amore muta nel tempo, ma l’emozione che sostiene l’eros e che incendia il cuore non cambia mai. Nell’amore si cerca l’eterno, pur nella consapevolezza che subirà la finitezza della vita, ma è solo in questa dimensione che due amanti si ritrovano sempre immersi. Ogni età ha il suo amore e ogni amore ha la sua età, ma nell’immaginario dell’eternità l’età non ha più senso e l’amore vero più vero si congiunge con il desiderio infinito. Gli over vivono il bisogno di amare e di essere amati forse più di ogni altro e per questo non dovrebbero mai desistere dall’aprirsi alla possibilità di vivere l’emozione dell’amore. La paura della sofferenza è un ostacolo comprensibile al richiamo dell’amore, ma scindere l’eros dal pathos è impossibile, perché l’amore porta con sé la sofferenza e averne consapevolezza consente di vivere l’incanto vivificante dell’amore eterno e non del mortifero possesso eterno. Amore vuol dire anche lasciar andare l’altro, accettando di sciogliere il legame se non produce più conforto e comunione di intenti, liberando energie per nuovi incontri e nuove emozioni. L’amore non è un’ àncora di salvezza, ma è una nave che solca il mare tra tempeste e calme piatte, finché non raggiunge porti dove sta a noi decidere se attraccare per sempre o guadagnare di nuovo il mare dell’eros e del pathos.
Sira Sebastianelli
psicologa e psicoterapeuta
14 febbraio 2017

