Bicentenario della morte di Napoleone Bonaparte. Il libro di Alessandra Necci “Al cuore dell’Impero. Napoleone e le sue donne fra sentimento e potere” ne analizza il rapporto ambivalente.

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5 maggio 2021, sono passati 200 anni dalla morte di Napoleone Bonaparte. Nato ad Ajaccio nel 1769 in una famiglia della piccola nobiltà corsa si trasferisce in Francia a 9 anni per frequentare la Scuola Militare di Parigi. Diventa tenente a 16 anni e generale a 20, colleziona i successi militari, nel ricordo collettivo è un curioso bulimico. Dopo il colpo di stato del 18 brumario, con cui sale al potere, riorganizza  una Francia destrutturata dalla rivoluzione francese: banca di Francia, scuola, legione d’onore, codice civile. Narcisista, innamorato della propria immagine, mette in scena la propria leggenda. Profondamente marcato dall’immagine materna, Maria Letizia Ramolino, più nota come “Madame Mère”,ha un rapporto complicato con le donne. E’ innamorato follemente di Joséphine de Beauharnais, ma divorzia perché vuole un erede e sposa quindi Maria Luisa d’Austria. Si racconta che pronunciò all’epoca  questa terribile frase: “Sposo un ventre”. Restando in tema Alessandra Necci ha scritto un libro, molto interessante, che approfondisce le relazioni di Napoleone con l’universo femminile, dal titolo “Al cuore dell’Impero. Napoleone e le sue donne fra sentimento e potere”(edizioni Marsilio).

L’autrice con grande maestria ricostruisce il periodo storico dando risalto agli obiettivi nazionali, dinastici, politici, diplomatici di Napoleone. Racconta della famosa e molto amata Joséphine, capricciosa e sensuale, della madre di suo figlio Maria Luisa d’Austria, delle sorelle  Elisa, Paolina, Carolina, tre caratteri fortissimi, a cui a due di loro attribuisce dei regni: la Toscana ad Elisa e Napoli a Carolina. E le donne dell’ultimo periodo della sua vita la contessa Maria Walewska che lo raggiunge nel suo esilio all’Elba e Betsy Balcombe che gli sarà vicina nella prima detenzione a Sant’Elena.Il suo rapporto con le donne è ambivalente, se nel codice civile la figura della donna è sottoposta a quella del marito o del padre è anche vero che conferisce maggior libertà alle donne ristabilendo il divorzio.

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