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“Libera”, il libro di Virginia Tiraboschi, classe 1965, nasce, nel 2020, durante la pausa temporale del primo lockdown dovuto al Covid 19,  l’autrice si ritrova con tanto tempo a disposizione per ripercorrere la sua intensa vita. Questo libro è il ritratto di una donna appassionata, la sua vita professionale inizia  nella Pubblica Amministrazione, dove ricopre incarichi sempre più importanti,  per poi diventare manager nel settore alberghiero e dal 2018 imprenditore e Senatore della Repubblica. Virginia Tiraboschi è nata a Ivrea, come lei scrive, dal matrimonio di un bergamasco di montagna e di una ravellese. Il libro si legge tutto d’un fiato, seguendo passo a passo Virginia, nelle varie fasi della sua vita, dalla solitudine della prima infanzia, i genitori lavoravano tutto il giorno rientrando la sera  tardi, all’estati felici nella casa dei nonni materni a Ravello, al primo viaggio in Inghilterra, quando prima di partire si fece tatuare una rondine sulla caviglia, simbolo di libertà e viaggio, al successo negli studi e nel lavoro, al periodo lavorativo all’estero, all’impegno in politica, con le campagne elettorali in prima persona, alla vita sentimentale.

Leggi tutto: Il libro di Virginia Tiraboschi “Libera” un manifesto per tutte le donne a non arrendersi.

Le Prima Donna che... le videopillole di Alessandra di Michele Bragadin.

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Dal dal 24 maggio al 2 luglio, alle 16.40, sono andate in onda su Raiuno le pillole di «La Prima Donna che» prodotte da “Rai Documentari”  in collaborazione con Rai Pari Opportunità e Rai Teche. La serie è stata ideata e realizzata da Alessandra di Michele Bragadin . Le clip, come si dice ora, o meglio i videoracconti narrano brevemente di donne che hanno fatto la storia, che sono state delle pioniere nel campo della letteratura, dell’arte, della scienza, nel mondo dell’impresa e delle professioni.  “ Ho pensato a 'La Prima Donna che' come a una goccia giornaliera che batte sullo stesso punto. Un format per sgretolare le sedimentazioni secolari prodotte dagli stereotipi di genere e per rafforzare nelle giovani donne la consapevolezza di poter realizzare i sogni più ambiziosi", sottolinea l'autrice. I trenta ritratti che riuniscono donne di ieri e di oggi che, con forza , coraggio e determinazione, sono riuscite a cambiare, almeno in parte,  il mondo, sono raccontati dalla voce di giovani ragazze. e cosi, in poco più di due minuti, ecco narrate brevemente ma in maniera molto efficace, la storia della scienziata Margherita Hack, quella di Lina Merlin  prima donna eletta al Senato, di Maria Teresa  de Filippis, prima donna pilota di Formula 1 ma anche  di Luisa Spagnoli, imprenditrice della moda conosciuta in tutto il mondo e di tante altre.

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Dal 5 al 30 luglio 2021 il Teatro Brancaccio riapre con la prima edizione del  FUTURO FESTIVAL, Festival internazionale di danza e cultura contemporanea ideato da Alessandro Longobardi e diretto dalla coreografa Alessia Gatta. Il Brancaccio schiude così le sue porte dopo il lungo letargo in cui il Covid-19 ha costretto il mondo dello spettacolo dal vivo. La rassegna è proposta dall’associazione [MATRICE]N, in collaborazione con Viola Produzioni e l’associazione BrancaccioDanza.

FUTURO FESTIVAL accoglie danzatori, coreografi, docenti, studenti, artisti, operatori ed appassionati della danza da tutto il mondo per incontrarsi e potersi ispirare, attraverso lo scambio di idee e di ricerca, trasformando l’Estate Romana in un epicentro per il ballo contemporaneo. Un polo d'attrazione, un’agorà, dove respirare l’arte della danza per dialogare, apprendere e promuovere nuove iniziative. La danza contemporanea, quella urbana, insieme a forme di arte performativa dialogano con il pubblico per dare una fotografia delle nuove tendenze, di giovani danzatori e dei loro coreografi.

Un melting pot di culture, un crocevia di sguardi, un collettore di stili eterogenei. Un luogo di contaminazioni fra diversi linguaggi tra passato e presente con uno sguardo al futuro.

Si intende promuovere l’esperienza culturale sul territorio con l’organizzazione di attività che siano in grado di veicolare l’arte della danza come linguaggio universale, per l’espressione della narrazione mediante il movimento corporeo come liberazione dell’io, come immedesimazione in un viaggio tra le pieghe dell’animo umano che filtra, inevitabilmente in modo soggettivo, gli stati emozionali tradotti in movimento a ritmo di musica. Tutto comunque vissuto come passaggio di energia. Intende inoltre essere motore per l’incontro tra generazioni di giovani danzatori, mondo della produzione e pubblico.

Afferma Alessia Gatta, Direttore Artistico della rassegna: Futuro Festival vuole essere un contenitore di esperienze volte a generare una bellezza capace di vivificare gli spiriti, un dono che l’Arte è capace di regalarci se ci poniamo aperti al sostegno reciproco, lungimiranti e responsabili nei confronti dell’oggi, ma soprattutto del domani. Un festival, come la sua etimologia ci ricorda, che è pensato come una festa, dedicata a chi vive di danza, ma che per natura è inclusiva, con attività collaterali, come mostre, opere partecipate, dibattiti, conferenze, dj set, musica live oltre agli spettacoli, ai workshops e stages per educare le nuove generazioni di danzatori e per sensibilizzare l’intera cittadinanza alla riscoperta della cultura che può senza dubbio condurci al cambiamento verso una rinascita.

Leggi tutto: Con il Futuro Festival - Festival Internazionale di Danza e Cultura Contemporanea il Teatro...

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5 maggio 2021, sono passati 200 anni dalla morte di Napoleone Bonaparte. Nato ad Ajaccio nel 1769 in una famiglia della piccola nobiltà corsa si trasferisce in Francia a 9 anni per frequentare la Scuola Militare di Parigi. Diventa tenente a 16 anni e generale a 20, colleziona i successi militari, nel ricordo collettivo è un curioso bulimico. Dopo il colpo di stato del 18 brumario, con cui sale al potere, riorganizza  una Francia destrutturata dalla rivoluzione francese: banca di Francia, scuola, legione d’onore, codice civile. Narcisista, innamorato della propria immagine, mette in scena la propria leggenda. Profondamente marcato dall’immagine materna, Maria Letizia Ramolino, più nota come “Madame Mère”,ha un rapporto complicato con le donne. E’ innamorato follemente di Joséphine de Beauharnais, ma divorzia perché vuole un erede e sposa quindi Maria Luisa d’Austria. Si racconta che pronunciò all’epoca  questa terribile frase: “Sposo un ventre”. Restando in tema Alessandra Necci ha scritto un libro, molto interessante, che approfondisce le relazioni di Napoleone con l’universo femminile, dal titolo “Al cuore dell’Impero. Napoleone e le sue donne fra sentimento e potere”(edizioni Marsilio).

Leggi tutto: Bicentenario della morte di Napoleone Bonaparte. Il libro di Alessandra Necci “Al cuore...

Giorgio Celli: “Come rami di una grande quercia”

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È stato presentato pochi giorni fa il libro “Come rami di una grande quercia”, la passione per l’ambiente e per la ricerca nella scuola di Giorgio Celli, entomologo e scrittore a cura di Claudio Porrini, Romeo Bellini, Claudio Venturelli e Stefano Maini con la prefazione di Vittorio Emiliani e la presentazione e le interviste di Federico Fazzuoli. Sono racconti di scoperte scientifiche ma anche storie e esperienze di vita del gruppo di ricercatori che hanno lavorato all’Università di Bologna con Giorgio Celli, la grande quercia di cui sono stati i rami che hanno continuato a diffondere i concetti elaborati dal maestro portando avanti una nuova cultura della salvaguardia dell’ambiente. Ecco come Federico Fazzuoli lo presenta. “Celli, uno studioso dell’agricoltura biologica e dell’importanza dell’equilibrio naturale. Un precursore delle tecniche di lotta biologica da applicare in agricoltura per sottrarla al dominio della chimica che negli anni 60, 70 e 80 faceva tabula rasa di ogni forma di vita e rendeva il suolo sterile. il visionario che operava per convincere e coinvolgere le istituzioni a seguirlo su questa nuova strada, inventando e realizzando decine di progetti e firmando accordi su accordi fino al suo capolavoro: la costruzione nel 1983 della Biofabbrica, il Biolab, la fabbrica per produrre insetti utili da contrapporre, una volta immessi in campo o in serra, agli insetti dannosi.

Idea che dopo anni di vita sotto traccia, oggi finalmente comincia a farsi strada seriamente nei programmi europei, nazionali e regionali.”

La domanda fondamentale a cui voleva rispondere Celli era come eliminare nella produzione agricola i prodotti chimici o, almeno, come sostituirli, come difendere le coltivazioni dalla malattie prodotte da funghi, insetti e larve usando insetti antagonisti e allevando insetti predatori che si nutrono degli insetti nocivi. Racconta ancora Federico Fazzuoli: “È sul doppio binario ricerca/applicazione che si sono formati e si sono mossi i suoi allievi nella loro ormai lunga vita professionale. Ho parlato con loro per capire quali di quelle idee e degli insegnamenti derivanti dalle loro ricerche si siano sviluppate, quali concetti si siano consolidati e quali pratiche siano diventate prassi quotidiana.

Quali ostacoli e quali appoggi abbiano incontrato nel corso della loro attività, da quando parlavano da studenti, quasi di nascosto, di queste tesi con Celli nelle stanze dell’università di Bologna, guardati quasi con sospetto e magari con qualche sorrisetto e una scrollatina di spalle dagli altri docenti. E qui comincia la storia del nostro Gruppo Celli.”

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2 Giugno: il discorso del Presidente Mattarella

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Il 2 giugno, come ogni anno, in Italia si festeggia l’anniversario della Repubblica Italiana per ricordare il 2 e il 3 giugno 1946 giorni in cui si tenne il referendum con cui gli italiani furono chiamati a decidere quale forma di stato dare al paese, monarchia o repubblica. Eravamo alla fine della Seconda guerra mondiale ed il fascismo era caduto da qualche anno.

Gli italiani scelsero la repubblica.

In questa occasione, il Capo dello Stato pronuncia uno dei suoi discorsi più importanti. E quello di quest’anno è stato particolarmente significativo per la fiducia che ci ha trasmesso dopo un periodo così difficile, fiducia in una rinascita che ha paragonato a quella che l’Italia ha compiuto dopo la seconda guerra mondiale, uno dei periodi più difficili vissuti dal paese. Ha detto il Presidente Mattarella: “Come lo fu allora, questo è tempo di costruire il futuro.” Tanti i temi affrontati dal Presidente, tra cui l’uguaglianza: “C’è un articolo, in particolare, della nostra Costituzione, quello sull’uguaglianza, che suggerisce una riflessione su quanto sia lungo, faticoso e contrastato il cammino per tradurre nella realtà un diritto pur solennemente sancito.Questo principio, vero pilastro della nostra Carta, ha rappresentato e continua a rappresentare una meta da conquistare. Con difficoltà, talvolta al prezzo di dure battaglie. Per molti aspetti un cammino ancora incompiuto. Penso alle differenze economiche, sociali, fra territori. Penso alla condizione femminile, all’impegno delle donne per una piena, concreta affermazione del diritto all’uguaglianza. Desidero ricordare la figura di una donna, Lina Merlin, pioniera della dignità femminile. Rammento la norma che precludeva alle donne l’accesso a molti importanti uffici pubblici, giudicata illegittima dalla Corte costituzionale nel 1960. Una storia che forse i giovani non conoscono e che oggi non può che sembrar loro inconcepibile. Così come è inconcepibile - non soltanto per i giovani - apprendere che il diritto di votare delle donne, nel 1946, è stato una conquista. Si comprende allora come l’elezione a Presidente della Camera, nel 1979, di un’altra donna della Repubblica, Nilde Iotti, sia stata un passo decisivo nell’affermazione del protagonismo delle donne nella vita delle istituzioni.”

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