SONO IO CHE TI SOSTERRO’

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Siamo tutti riuniti, la famiglia al completo per accogliere l’anno nuovo. Dalle finestre spalancate arrivano folate di tramontana, nessuno pensa di chiuderle. L’anno nuovo deve entrare con forza e noi lo stiamo aspettando. Fuori dalle finestre il cielo è chiarissimo quasi bianco, i fuochi lo illuminano, il rumore dei botti è infernale. Ci siamo tutti, una grande famiglia riunita, i fratelli e sorelle che vivono fuori oggi sono tutti qua ad aspettare l’anno nuovo. E lei è seduta in disparte, con la sua aria assente, il vestito nuovo e il golfino troppo largo. Una faccia magra e scavata che mi guarda senza vedermi, sembra dirmi: “Chi sei? Ed io chi sono? Che ci faccio qui?”.

La mia nonna ha l’Alzeihmer, la guardo con tenerezza ma sono certo non mi riconosce. Alterna momenti di lucidità a momenti di completa assenza. In quei momenti chiede alla mamma: “Ma tu chi sei?” La mamma allora corre a piangere in camera sua. La nonna vive con la mamma che l’accudisce con grande amore. Ora, sta seduta in disparte, sulla sedia troppo larga, sorride, sembra contenta di tutta quella confusione. Chissà se si ricorda, anche vagamente, dei capodanni della sua lunga vita. Quando è lucida parla per qualche minuto del suo passato e poi ricade in silenzio, non riconosce la mamma e la tratta come fosse un’estranea. La mamma allora l’abbraccia come una bambina e lei si abbandona ad un lungo pianto e anche la mamma piange con lei. Ma oggi è festa, anche lei percepisce l’allegria della serata, le campane che suonano a festa e le grida felici nel salutare un anno che parte e accogliere uno che viene. Abbiamo brindato al nuovo anno e anche lei ha sorriso quando gli abbiamo bagnato le labbra con lo spumante. “Buon anno nonnina - le dico -abbracciandola, che anche tu abbia un anno sereno!”. Ho abitato per anni nella casa dei nonni quando studiavo lingue orientali a Napoli. E’ stato un periodo bellissimo, la nonna mi preparava dei pranzetti stupendi, andavo a pescare col nonno e quando tornavo a casa mi aspettava una tavola imbandita con tutte le prelibatezze più buone. I miei ricordi sono soffusi dal suo affetto e s’intrecciano con i profumi della sua cucina. Oggi la vedo così distante e fragile e capisco che ora tocca a me sorreggerla. Ormai vivo a Roma e ho fatto come proposito dell’anno nuovo, allo scoccare della mezzanotte, la decisione di proteggerla. La guardo, così indifesa, con le sue braccia magre e lo sguardo perso così isolata in mezzo alla confusione della festa. Mi guarda dal suo angolo, in silenzio ed io capisco che è arrivato il giorno in cui i ruoli si sono capovolti, prima era lei il tutore della mia giovinezza, oggi sono io il tutore della sua vecchiaia. La mamma è sempre con lei e cerca a tutti i costi di salvaguardarne l’intimità, fino all’ultimo. Quest’anno sarò io a sorreggerla con tenerezza, come ha fatto lei, quando ero bambino. La guardo e l’abbraccio, il vento si mescola forte ai fuochi d’artificio, il mio cuore è gonfio d’amore per questa donna che pure sembra non esserci e che invece è il perno affettivo di tutta la famiglia, e la sua fragilità m’infonde tutta la forza del mondo.

Ascania Baldasseroni
13 gennaio 2015

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