NATALE. E' QUI LA FESTA?
Stamattina ho aperto la finestra quando ancora il cielo era scuro. Ho visto la luce avvicinarsi a poco a poco e trasformare Roma in un tripudio di sole e di azzurro invernale. E’ la vigilia di Natale, devo mettermi a lavorare. Stasera vengono tutti a mangiare da me, non so quanti saremo. Guardo i gabbiani avvicinarsi ai vetri, ormai sono proprio uccelli di città, e faccio un breve calcolo: ci saranno tutti, i figli americani con i nipotini, quelli milanesi con le nipotine, una vera baraonda. Guardo ancora una volta il cielo e penso ai Natali della mia vita.
Mi vedo piccina, in campagna, vicino al camino aspettare Babbo Natale e la mattina, sgattaiolare dalla camera per vedere cosa mi aveva portato. Rivedo il presepe, immenso e verde di muschio in salotto, con i laghi di specchio e le cascate. C’erano tutti i personaggi: Maria, S. Giuseppe, il bue e l’asinello. Mancava solo il bambino che sarebbe arrivato la mattina dopo, l’avrei messo io stessa nella mangiatoia coperta di fieno. Penso ai Natali, quando ero sposata e mio marito si trasformava in Papà Natale con una barba bianca lunghissima e i bambini scappavano impauriti! Quanto tempo è passato! Mio marito ora vive con una ragazzina della stessa età dei figli ed io vivo sola. I figli sono lontani, chi in America, chi a Milano. Per anni ho evitato con cura le feste di Natale. Prenotavo lunghi viaggi proprio in quelle date. Quest’anno invece lo festeggeremo come si deve, secondo la tradizione fiorentina-inglese la cosiddetta Anglo-becera ,la tradizione di casa nostra. Mi metto a lavorare, addobbo la casa, le finestre con cespugli di agrifoglio e rami di abete, metto la tovaglia rosso e oro sulla tavola da pranzo. Al centro una composizione di melagrane e uva bianca che dovrebbero portare bene e felicità. Metto il tacchino in forno, riempito di castagne e mele e mi accorgo che è quasi sera. Le ore sono passate in fretta mentre stavo lavorando e la casa è bellissima, profumata di pino. I canti di Natale la riempiono di allegria. Arrivano tutti: baci, champagne, bambini eccitati che scartano i regali e poi giocano a palla con la carta natalizia. Una confusione deliziosa. Le campane cominciano a suonare sempre più allegre. Il tacchino è al centro del tavolo adagiato su un letto di cavolini di Bruxelles e pancetta. Mi guardo intorno e mi sento felice. Tutti gridano: “Auguri, Auguri”, quando suona la porta. Vado ad aprire e sbatto contro mio marito, tutto solo. Sono sbigottita, lo abbraccio timidamente e lui come se nulla fosse si avvia alla tavola da pranzo. Taglia il tacchino da bravo padrone di casa e lo distribuisce. Tutti ridono, ebbri di spumante. Le campane ora sono assordanti, nel cielo bianco d’inverno: “E’ Natale, è Natale”, tutti si abbracciano felici. Mio marito, questa volta, con grande tenerezza mi stringe forte, mi bacia e mi sussurra: “Pace, Pace e Buon Natale!”
Ascania Baldasseroni
23 dicembre 2014

