IL DRAMMA GRECO
"Costui, di privato, diventò principe di Siracusa; né ancora lui conobbe altro dalla fortuna, che la occasione; perché, sendo e' Siracusani oppressi, lo elessono per loro capitano, donde meritò d'essere fatto principe. [...] Costui spense la milizia vecchia, ordinò della nuova; lasciò le amicizie antiche, prese delle nuove; e come ebbe amicizie e soldati che fussino suoi, possé in su tale fondamonto edificare ogni edifizio: tanto che lui durò assai fatica in acquistare e poca in mantenere." Così Machiavelli descrive Ierone II di Siracusa, tiranno della città dal 270 al 215 a.C.
La cavea monumentale del teatro greco di Siracusa, intitolata alla famiglia di Ierone II, reca inciso il nome di “Zeus Olimpio”, cui segue forse quello di Eracle. Del teatro è conservata solo la parte scavata nella roccia, mentre la cosiddetta "scena" di età romana è scomparsa, forse a causa degli Spagnoli che nel primo Cinquecento ne riutilizzarono i blocchi di pietra per costruire le fortificazioni della vicina Ortigia. I 67 ordini di gradini della cavea sono suddivisi in nove settori e interrotti a metà da un corridoio che si estende orizzontalmente per tutta la lunghezza delle gradinate. Il pubblico vi prendeva posto secondo una precisa gerarchia, a partire dalle autorità pubbliche e religiose cui erano riservati i seggi più vicini all'orchestra. Ma che funzione aveva il dramma greco?
Innanzitutto è bene parlare di teatro ateniese, più che greco. Infatti, la tragedia nasce nella città di Atene ed è indissolubilmente legata alla sua storia e alla sua cultura. Le rappresentazioni drammatiche facevano parte del programma rituale delle feste pubbliche ed erano quindi strettamente legate alla religione ufficiale. Le tragedie che ci sono rimaste, diciamo integralmente, hanno come argomento il mito, ad eccezione dei 'Persiani' di Eschilo, la prima delle tragedie, che narra la disfatta dei Persiani nella battaglia di Salamina contro i Greci (480 a.C.). Lo stretto legame tra rappresentazione drammatica del mito e festa religiosa è ricorrente anche presso altri popoli, ma nella Grecia antica assume caratteristiche peculiari che ci aiutano a capire meglio i fondamenti della cultura classica.
Il mito non spiega la realtà ma la “fonda”, la “consacra”, attribuendone l’origine a esseri sovrumani che vivono in un tempo lontano, diverso e sacro. Alcuni miti fondano un particolare culto, altri un determinato sistema giuridico, come l’Orestea di Eschilo, la tragedia per eccellenza, che sancisce la fine del sistema giuridico arcaico basato sulla vendetta e nascita della politica democratica di Atene. I personaggi che animano la tragedia sono eroi, esseri sovrumani, che, contrariamente a quanto si possa pensare, appaiono mostruosi nell’aspetto e nel comportamento. Peccano spesso di hybris, termine greco che potremmo tradurre con "tracotanza" o "eccesso".
Nel rappresentare questi eccessi, la tragedia metteva in guardia gli uomini dal più grande dei peccati e ribadiva loro il dovere di rispettare il proprio posto nel mondo. La tragedia non era solo una forma di intrattenimento, ma una vera e propria istituzione, garante dell'ordine costituito.
Giovanna Fazzuoli
7 ottobre 2014

