IL CONVENTO DI TRINITA' DEI MONTI

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Il complesso di Trinità dei Monti, sulla sommità della celeberrima scalinata di Piazza di Spagna, è forse tra gli edifici più fotografati al mondo, ma pochi conoscono le meraviglie nascoste al di là della sua facciata.
Il convento dei Frati Minimi, ordine mendicante fondato da San Francesco di Paola nel XV secolo, è un luogo di straordinaria bellezza che racconta un episodio della lunga storia del rapporto di Roma con la Francia. Attraversando il chiostro si osservano infatti i ritratti dei re francesi tra cui Carlo VIII che  nel 1494  acquistò il terreno dove sorge il complesso.

I frati mendicanti consumavano i loro pasti frugali in un magnifico refettorio affrescato da Andrea Pozzo con le Nozze di Cana, rappresentate all'interno di una monumentale architettura dipinta con uno straordinario effetto illusionistico. Il grande trompe l'oeil occupa tutte le pareti della sala e la volta sostenuta da finte travi che sembrano sostenerne incredibilmente il peso. Al piano superiore troviamo invece due esempi di anamorfosi: un tipo di rappresentazione pittorica deformata prospetticamente in modo da consentirne la corretta lettura da un unico punto di vista, trasformando l'immagine fino a renderla incomprensibile se osservata da altre posizioni. Uno di questi dipinti, opera di François Nicéron, rappresenta San Francesco di Paola che possiamo vedere chiaramente a un'estremità del corridoio.
Procedendo in linea retta lungo la parete, la figura del Santo si dilata e si deforma fino a scomparire, per trasformarsi in un paesaggio animato dal racconto dell'attraversamento dello Stretto di Messina da parte del Santo. Questa metamorfosi, dipinta nel 1649, è davvero impressionante. Anche la rappresentazione di San Giovanni intento a scrivere l'Apocalisse, se osservata da un altro punto di vista, diventa un paesaggio con campi arati e villaggi. Nel corso dell'Ottocento, durante un'epidemia di colera, gli affreschi furono coperti da un sottile strato di calce che si credeva potesse sterilizzare gli ambienti per evitare il contagio. Le pitture sono riemerse nel Novecento, inevitabilmente danneggiate, insieme a dei curiosi graffiti ad opera di un soldato napoleonico che volle lasciare una traccia di sé sui muri del convento. L'ultimo gioiello di questo complesso è l'astrolabio secentesco, uno strumento astronomico che permetteva di conoscere le costellazioni, le fasi lunari e i movimenti dei pianeti, localizzando i corpi celesti. La volta dipinta era animata dalla luce del sole, riflessa da un piccolo specchio sul davanzale della finestra e proiettata sulle pareti, dando vita a uno spettacolo straordinario.
Quattro iscrizioni in latino fungono da "istruzioni per l'uso", spiegando il complesso funzionamento dell'orologio solare.
Il convento è visitabile tutti i sabati alle ore 11:00 su prenotazione all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Giovanna Fazzuoli
3 febbraio 2015

 

 

 

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