LUCA MARIA PATELLA AL MACRO
Per gli amanti dell'arte contemporanea che hanno vissuto la grande rivoluzione artistica degli anni Sessanta e Settanta, parliamo oggi della mostra dedicata a Luca Maria Patella, scienziato e artista d'avanguardia che ha sperimentato senza riserve i nuovi media con la sensibilità eclettica di chi sa vedere più in là degli altri e anticipare il corso della storia. La mostra Luca Maria Patella. Ambienti proiettivi animati, 1964-1984, a cura di Benedetta Carpi De Resmini e Stefano Chiodi, riprende il titolo della prima personale dell’artista alla galleria L'Attico di Fabio Sargentini, nel 1968.
Nonostante la complessità delle opere, il percorso espositivo è chiaro e coerente, ampiamente supportato da pannelli scritti che introducono i lavori con un linguaggio adeguato e una bella forma. Oltre al grande pubblico, anche gli addetti ai lavori potranno imparare molto perché la mostra rilegge criticamente la prima attività dell'artista in modo attento e sistematico e presenta per la prima volta alcuni video recentemente restaurati insieme all'installazione Alberi parlanti, un vero e proprio ambiente sonoro interattivo, che non era mai stato esposto dopo il 1971.
Aprono il percorso le cosiddette "tele fotografiche" che testimoniano l'uso pioneristico dei nuovi media. Le Terre Animate documentano infatti una serie di azioni performative volte a misurare le dimensioni e l'andamento di un appezzamento di terra grazie ai gesti "indicativi" dell'artista e della sua compagna Rosa Foschi, anticipando incredibilmente il fenomeno della Land Art. Queste immagini dialogano con l'omonimo film che, attraverso un montaggio "a scatti" delle inquadrature, indaga strutturalmente il video con una straordinaria padronanza del mezzo. Dopo la riproposizione delle due "azioni comportamentali" Stare al bar e Camminare!, che guardano semplici azioni quotidiane da una prospettiva inedita, l'installazione Voulez-vous une Aubelière? riflette sulla "fisicità" della parola attraverso il Gargantua et Pantagruel di Rabelais. Mysterium Coniunctionis, invece, ricostruisce le rappresentazioni astronomiche realizzate per il Re Sole, in relazione ai Cieli aperti ideati dal padre dell'artista, con una serie di implicazioni su più livelli: oggettivo, psicologico, simbolico e spirituale. Conclude la mostra l'opera Id e Azione che mette a confronto un grande manifesto con i simboli inequivocabili di falce e martello e un altro manifesto dell’artista che parla della sintesi tra "Id" e "Azione" nell'idea, attraverso un gioco combinatorio che libera il linguaggio da ogni costrizione.
Fino al 26 aprile, Macro via Nizza.
Giovanna Fazzuoli
10 febbraio 2015

