RISCOPRIRE I TESORI ROMANI: PALAZZO CORSINI

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Vorrei oggi dedicarmi a un gioiello della città di Roma, spesso dimenticato, tanto dai turisti che sono costretti a ridurre le loro gite culturali ai grandi capolavori antichi, quanto (ed è questo il dato preoccupante) dai cittadini romani che non ne conoscono i tesori e la storia o che non lo hanno addirittura mai visitato.
Sto parlando di Palazzo Corsini, palazzo Riario, poi ingrandito da Ferdinando Fuga per i Corsini tra il 1730 e il 1740, già residenza di Cristina di Svezia.

Confluirono in Palazzo Corsini le collezioni dei Corsini stessi che provenivano da Firenze, dei Torlonia  e la collezione straordinaria del Monte di Pietà che accettava opere in pegno per i prestiti. La collezione, per lo più di scuola romana, napoletana e bolognese del Seicento, fu venduta allo Stato insieme al palazzo nel 1883, dopo anni di attesa, nell’indifferenza dello Stato Pontificio prima e del Ministero della Pubblica Istruzione poi, che non capirono l’importanza della collezione e soprattutto del suo valore in quanto tale, come insieme unico e indivisibile (l’indivisibilità e l’inalienabilità furono garantite inizialmente dal vincolo del fidecommesso). Nacque così la prima Galleria d’Arte Antica dello Stato unitario.
Vediamo come si presenta oggi, in un riallestimento del 2010 che tenta di ricostruire lo “sguardo dell’epoca”, di fine Settecento, senza però attenersi rigorosamente a un criterio di ricostruzione filologica.  L’anticamera, un tempo utilizzata dai servitori, ospita meravigliosi paesaggi e due capolavori di gran rilievo di Luca Giordano e di Beato Angelico, mentre la cosiddetta Prima Galleria, oltre ai noti Poussin, Salvator Rosa e Lanfranco, presenta una serie di bronzetti di straordinario interesse per ricostruire il gusto del tempo. La Galleria del Cardinale, ambiente di rappresentanza, zona di passaggio per la sala delle udienze e galleria dei quadri, presenta opere dei grandissimi Orazio Gentileschi, van Dyck, Guercino, Caroselli, Andrea del Sarto e Maratta, solo per citarne alcuni. La sala delle udienze è oggi chiamata Camera del Camino e, oltre alla cosiddetta Sedia Corsini, espone, con la solita disposizione “a incrostazione”, nei modi della quadreria antica, Guido Reni, Rubens e altri delicati ritratti. Molto affascinante è la camera da letto di Cristina di Svezia, con doppia volta, colonne in finto marmo e affreschi di scuola dei Federico Zuccari, per non parlare del commovente San Sebastiano di Rubens. Proseguiamo con il Gabinetto Verde, un tempo diviso in tre spazi, riuniti nel 1907, ma in parte ancora riconoscibili (soprattutto la cappella), e la Camera Verde, nuova sala delle udienze sotto Andrea Corsini, allestita oggi con opere acquisite dopo Neri Maria, tra cui Ribera, Vouet, Mattia Preti e un Caravaggio! Il percorso termina con la Camera dei dipinti di canonizzazione, un unicum nel panorama collezionistico del tempo, come celebrazione delle canonizzazioni avvenute sotto papa Clemente XII Corsini. Vorrei che questo fosse solo il primo di una serie di articoli dedicati alle meraviglie della nostra capitale, perché un pubblico sempre più numeroso possa esserne incuriosito e possa, oltre che imparare, goderne. Con la speranza che raccontiate ai vostri figli e nipoti che questo patrimonio di incommensurabile bellezza è affidato a loro.

Giovanna Fazzuoli
30 aprile 2014

 

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