PIERO SARTOGO: TRA/BETWEEN ARTE E ARCHITETTURA
Dopo il successo (e le critiche) della mostra Anni ’70 Arte a Roma, curata da Daniela Lancioni al Palazzo delle Esposizioni, inaugura una nuova mostra sui nostri Anni Settanta, nella prestigiosa sede del MAXXI. Un approccio particolarmente interessante, sia per il dialogo che instaura, o meglio ribadisce, tra arte e architettura, sia perché ripercorre quel decennio così tormentato eppure culturalmente molto fertile, soprattutto nella nostra capitale, attraverso una serie di mostre che hanno fatto la storia dell’arte di quegli anni e di cui Piero Sartogo ha curato l’immagine insieme ad Achille Bonito Oliva.
Il percorso è diviso in due parti distinte, due momenti: un reenactment (rievocazione storica, potremmo dire, che oggi va molto di moda) della mostra Roma Interrotta e una testimonianza del dialogo continuo tra il grande architetto e alcuni protagonisti dell’arte di quegli anni: Daniel Buren, Gianni Colombo, Joseph Kosuth, Fabio Mauri e Giulio Paolini. Roma Interrotta fu presentata nel 1978 ai Mercati di Traiano, ideata da Piero Sartogo e organizzata da Incontri Internazionali d’Arte. Dodici architetti di fama internazionali furono chiamati a immaginare Roma a partire dalla pianta di Giambattista Nolli del 1748, l’ultimo documento di un disegno urbano coerente per la città di Roma prima dell’Unità d’Italia. Una Nuova Roma che possa cancellare quegli interventi della rapida ricostruzione post-bellica, degli sventramenti fascisti, della violenta speculazione edilizia: Costantino Dardi, Romaldo Giurgola, Michael Graves, Antoine Grumbach, Leon Krier, Robert Krier, Paolo Portoghesi, Aldo Rossi, Colin Rowe, Piero Sartogo, James Stirling e Robert Venturi restituirono l’immagine di una città diversa, fantastica, utopica, in grado di convivere con il mito del passato. Questi straordinari esperimenti di architettura utopica sono stati donati dall’Associazione Incontri Internazionali d’Arte al MAXXI e rappresentano un contributo significativo alla sua ricca collezione che testimonia la sua forte vocazione all’interdisciplinarietà e soprattutto il suo interesse per l’architettura nel suo dialogo con le arti. La seconda parte invece, come anticipavo, presenta documenti, disegni, modelli e testimonianze scritte che ci consentono di rivivere il dialogo tra il grande architetto e i protagonisti dell’arte di quegli anni. Bonito Oliva ripercorre alcune grandi mostre che hanno fatto la storia dell’arte italiana come messa in atto della sua cosiddetta “scrittura espositiva” in cui, per citarlo direttamente, “le opere, esposte in uno spazio fisico, si sostituiscono alle parole e si incontrano con il pubblico”. Amore Mio, Vitalità del Negativo (1970), Contemporanea (1973 – 1974) e il Padiglione Italiano della Biennale di Venezia (1978) sono solo alcune di queste. Ma Sartogo, come sappiamo si rivolge anche all’estero: la collaborazione con Giulio Paolini e Joseph Kosuth è raccontata da un’ abitazione a Park Avenue, New York. Oltre all’allestimento di grande efficacia con il bianco e nero tipico di quegli anni, il grande ambiente Spazio elastico di Gianni Colombo, l’installazione Luna di Fabio Mauri e la ricostruzione concettuale dell’appartamento newyorkese ci permettono di rivivere fisicamente quegli spazi che hanno segnato l’immaginario del tempo.
Giovanna Fazzuoli
23 aprile 2014

